A tutto Lauro: «Caso Sea Watch? Non era un problema italiano, nel Golfo la concorrenza c’è»

A tutto Lauro: «Caso Sea Watch? Non era  un problema italiano, nel Golfo la concorrenza c’è»

DI FRANCESCO FERRANDINO

ISCHIA. A Natale, ha tenuto banco il “caso” delle corse delle navi Caremar annullate, mentre gli aliscafi marciavano regolarmente.

«In quel momento ero fuori dall’isola, ma credo che il problema sia da individuare in certe particolari condizioni meteo, durante le quali i traghetti diventano più difficili da manovrare rispetto agli aliscafi. Anni fa furono costruite le scogliere per proteggere il porto dal vento di ponente, ma lo scalo resta comunque in una posizione particolare: in presenza di forte vento, è molto più semplice per i mezzi di ridotte dimensioni accedere al porto rispetto alle navi più grandi. Questa potrebbe essere una fondata motivazione all’episodio natalizio. Ripento, non conosco i particolari della vicenda, ma so che c’era comunque vento forte. Inoltre vorrei chiarire un aspetto fondamentale, che spesso viene ignorato: l’unico responsabile del mezzo e della vita dei passeggeri e dell’equipaggio, è il Comandante della nave. Solo lui conosce le particolari condizioni contingenti, e solo lui può decidere se partire o no. Spesso non sono le condizioni meteo a essere decisive in sé, ma anche le condizioni dei porti: gli attracchi, le disposizioni degli altri mezzi. Una volta sul pontile degli aliscafi non c’era nemmeno la luce: si immagini quindi la difficoltà per le corse serali nelle fasi di attracco se c’era vento, pur senza il mare eccessivamente agitato. In casi del genere il pericolo di urtare, e quindi di provocare spiacevoli conseguenze a qualche passeggero, è reale. I comandanti hanno l’interesse a garantire innanzitutto l’incolumità dei passeggeri».

Anche l’Alilauro, come le altre Compagnie, è spesso accusata di cancellare le corse non per reale rischio meteo, bensì per pura convenienza.

«Convenienza? Mah.. Direi che tale discorso vale fino a un certo punto, perché se salti alcune corse poi i clienti cominciano a non fidarsi più della Compagnia. Ecco perché non credo al discorso della convenienza. Noi l’altra mattina siamo partiti con quattro persone a bordo, con il cattivo tempo: dunque, c’entra ben poco la convenienza. Il servizio va svolto, altrimenti gli utenti ti abbandonano. Respingo quindi tale accusa. Direi piuttosto che il problema va ravvisato nei porti, che da troppi anni sono rimasti uguali a sé stessi. Prima si passava per Mergellina, esposta ai venti di libeccio e scirocco, adesso invece si sbarca nel porto di Napoli dove le condizioni meteo marine sono completamente diverse. Esistono poi le nuove norme da rispettare, le tre miglia dal porto  che possono essere derogate in caso di particolari condizioni.

È comunque riaffiorata con forza l’accusa di una insufficiente concorrenza nel Golfo.

«È una ricorrente tiritera, che dura ormai da trent’anni. Se davvero la situazione dei trasporti marittimi viene considerata senza concorrenza, vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai nei trasporti a terra c’è soltanto una Compagnia. In mare esistono almeno cinque o sei Compagnie, noi stessi siamo in concorrenza con Caremar, che percepisce un contributo, con la Medmar, con la Gestour. Invece per il trasporto a terra esiste solo l’Eav. Noi avevamo chiesto di istituire delle linee intermodali per rendere un migliore servizio ai nostri passeggeri, ma abbiamo ottenuto un rifiuto. La concorrenza in mare c’è, eccome. D’altronde oggi per concorrere sul mercato non basta certo mettere una barca in mare. Oggi la nostra Compagnia conta dieci battelli solo su Ischia. Mi sembra improbabile che con una sola unità e con le tariffe correnti si possa rientrare dai pesanti e necessari investimenti: infatti periodicamente si affacciano alcuni con tali intenzioni, ma senza fare i conti. Quando li fanno, ecco che scompaiono tutti».

L’Antitrust ha bacchettato la Regione, definendo “fallimentare” il sistema regionale dei trasporti.

«Beh, allora speriamo che sappiano dare direttive in grado di renderli più efficienti. Tuttavia, mi ripeto, il problema sono i porti. Se non verranno adeguati, difficilmente potranno ospitare i mezzi di ultima generazione, che sono di dimensioni davvero ampie. La sicurezza non va considerata soltanto in fase di navigazione, ma anche nell’accesso agli scali portuali, e oggi non sono adatti a sostenere in modo adeguato il flusso di passeggeri e le operazioni di imbarco e sbarco, soprattutto d’estate».

In queste settimane l’opinione pubblica si è divisa sul “Decreto sicurezza” e soprattutto sulla vicenda dei migranti raccolti dalle due navi Sea Watch e Sea Eye, col Governo che si è quasi spaccato tra chi voleva chiudere i porti e chi invece escludeva tale misura.

«A me sembra una situazione assurda. Stiamo parlando di due navi che battono bandiera diversa da quella italiana: non si capisce come mai si siano trovate in quelle zone, e nessuno indaga su tali motivi, così come non si capisce a che titolo facciano questo servizio, chi le finanzia. Chiedono prima alle autorità libiche di avvicinarsi alle loro coste, poi sostano in acque maltesi: non capisco cosa c’entrino i porti italiani. I nostri porti sono sempre aperti, naturalmente, ma quelle navi non possono attraccare semplicemente perché non sono adatte al trasporto passeggeri, non hanno le necessarie autorizzazioni per tale tipo di trasporto. E comunque non credo che quelle navi si trovassero lì per caso: diciamo la verità, si tratta di scafisti che semplicemente cambiano nome, indicando la nave come mezzo di una Ong. Fra l’altro queste due navi non vollero nemmeno firmare l’accordo con l’allora ministro Minniti..».

Anche nei casi di soccorso in mare?

«Gli episodi di soccorso sono differenti. Qui parliamo di una nave che potrebbe trasportare qualche decina di passeggeri e invece ne raccoglie qualche centinaio. Non hanno le più elementari misure di sicurezza: come si può parlare di “soccorso”? I migranti vengono costretti a pagare i trafficanti di uomini che organizzano le tratte, poi vengono chiamate le Ong, che si fanno trovare pronte in zona.  Quindi non si tratta di soccorso in mare, non sono accorse lì per caso oppure in seguito a un’emergenza. Si tratta dunque di una situazione in un certo senso voluta. Poi non si capisce perché soltanto l’Italia debba sentirsi obbligata: perché Malta non li ha accolti immediatamente? Oppure la Spagna e la Francia? Parliamo di navi che battono bandiera olandese e tedesca. Chi si trova su quelle navi è come se fosse in territorio olandese o tedesco, e devono trattare coi Governi di quei Paesi, è molto semplice. Invece è scoppiata un’enorme polemica, che credo sia soprattutto politica , quando in realtà dal punto di vista tecnico, organizzativo, marittimo, non ha nulla a che fare con la politica».

Sono passati trent’anni dalla scomparsa di Suo padre, Agostino Lauro.

«Sì, il ricordo di papà è sempre vivo in me. Ho sinceramente ringraziato il Museo del Mare che ha creato una sezione a lui intitolata, coi ricordi del suo famoso viaggio durato sei mesi dall’America fino a Ischia a bordo della “Buona Speranza”, che gli valse l’appellativo di “nuovo Cristoforo Colombo”, così come ho ringraziato l’amministrazione comunale di Ischia che gli ha dedicato la banchina più importante del porto , l’olimpica, dove lui spesso sedeva sulla famosa bitta dove era solito riposarsi tra una partenza e l’altra della sua nave».

In questi trent’anni, cosa è migliorato e cosa forse è peggiorato nei trasporti marittimi del Golfo?

«Senza dubbio l’evoluzione tecnica ha migliorato la qualità e la sicurezza delle imbarcazioni. Anche il personale ha acquisito una competenza più mirata: la formazione è completamente diversa. Oggi sono previsti abbonamenti specifici che permettono agli utenti di partire con qualsiasi imbarcazione, potendo scambiare i biglietti senza complicazioni. Questi sono sicuramente gli aspetti dove si è registrato un chiaro e netto miglioramento.  Cosa è peggiorato? I costi sono rimasti alti. Inoltre le nuove ordinanze impongono agli aliscafi il passaggio dietro Procida durante il periodo estivo, che allunga di svariati minuti il percorso, specialmente quelle su Forio. E non è certo una questione di sicurezza: ormai dietro Procida passano diversi motoscafi di grande potenza, in particolare la domenica pomeriggio, che anzi aumentano i rischi. Lasciano a desiderare anche l’imposizione di velocità ridotte fino a tre miglia dallo scalo con cui si deve entrare e uscire dal porto di Napoli. E poi, come ho in parte spiegato, in questi anni il porto di Ischia è rimasto sostanzialmente uguale, molto affollato, cosa che comporta minore sicurezza.  Più che aumentare le corse, cercherei di migliorare i sistemi di arrivo e partenze: spesso un’imbarcazione doveva attendere diverso tempo fuori al porto. Per la verità, il nuovo Comandante del porto ha affrontato di petto la situazione e ha modificato alcune corse, che erano in contrasto con l’ordinanza del porto, e si è imposto alla Regione su tale argomento, facendo sì che non ci siano più partenze e arrivi in contemporanea, evitando così ritardi inutili. D’altronde, ci stiamo adeguando alle norme europee: negli ultimi mesi i nostri mezzi forniscono l’orario effettivo d’arrivo proprio per consentire ai passeggeri se il mezzo è in orario o se c’è stato un ritardo. Ritardo che spesso sono dovuti non ai mezzi, ma all’impossibilità di trovare un posto in banchina, a Napoli o a Ischia. L’intervento del Comandante del porto eviterà i disagi verificatisi l’anno scorso. Naturalmente, tanto altro si può e si deve migliorare. Noi continueremo a fare la nostra parte affinché Ischia usi sempre meglio le sue vie del mare per diventare una piccola Venezia, permettendo alle persone di muoversi via mare da un punto all’altro dell’isola. Ci tengo poi a sottolineare la necessità di un recupero del tondo di Marco Aurelio: come azienda e come istituto “Agostino Lauro” vogliamo contribuire fattivamente, anche con un apporto finanziario, per restituire al porto questo bene. Si tratta non soltanto della conservazione una testimonianza storica, ma anche della necessità di metterlo in sicurezza ed evitare rischi per la navigazione. Invito dunque gli enti preposti ad attivarsi in tal senso. Infine, sia a Ischia che a Napoli stiamo facendo in modo che i clienti dell’ultima corsa serale possano attendere in un ambiente caldo e confortevole, senza essere costretti ad aspettare sulla banchina l’aliscafo».

 

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