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Abusi su una minore, l’indagato resta in carcere

ISCHIA. La strada era stretta, molto stretta. La difesa del cittadino procidano, accusato di abusi da parte della figliastra, era consapevole della difficoltà di riuscire a ottenere una misura cautelare meno stringente, e in effetti il giudice per le indagini preliminari, dopo aver ricevuto il parere del pubblico ministero, ha confermato la permanenza in carcere per l’indagato. L’ultima carta da giocare è il ricorso al Tribunale del Riesame, ma anche in questo caso i tempi sono molto ristretti, e non giocano a favore della possibile attività investigativa difensiva, soprattutto per un’accusa pesante come quella di abusi sessuali aggravati dalla minore età della presunta vittima. La vicenda, che due settimane fa ha pesantemente scosso l’isola di Procida e non solo, è di quelle delicatissime. Nonostante la gravità dell’accusa, la documentazione prodotta dalla difesa faceva sperare in un affievolimento delle esigenze cautelari, ma la pur cauta fiducia si è infranta contro la decisione del Gip. Come si ricorderà, una settimana fa durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato non si avvalse della facoltà di non rispondere,  ma al contrario rigettò con decisione le accuse rivoltegli dalla ragazza. La difesa produsse documenti che dimostravano come in un altro procedimento ci sia addirittura in ballo la possibile revoca della patria potestà alla madre della ragazza e al suo padre naturale. Per di più, recentemente gli stessi servizi sociali che seguivano la fragile situazione familiare della giovane avevano ritenuto che indagato fosse la persona più adatta per prendersi cura della ragazza. La vicenda è deflagrata tre mesi fa, in seguito alla denuncia della quindicenne raccolta dai Carabinieri della Stazione di Procida. Tre mesi di accertamenti, verifiche sfociati infine nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che resta tuttora vigente. La difesa, sostenuta dall’avvocato Antonio Intartaglia, è quindi impegnata a preparare il ricorso al Tribunale “della libertà” e a raccogliere ogni prova che possa alleggerire la difficile posizione dell’indagato, attualmente rinchiuso nella casa circondariale di Poggioreale. La strategia difensiva con ogni probabilità sarà incentrata sul difficile percorso di vita della giovane, nata in Bulgaria e cresciuta dalla nonna, prima di giungere in Italia con la madre, e fare poi ritorno nel Paese d’origine per un paio d’anni, dove avrebbe subìto una violenza, rimanendo incinta: una gravidanza che si sarebbe conclusa con un aborto. Il matrimonio della madre con l’indagato non avrebbe migliorato le cose, visto il rapporto conflittuale instauratosi: secondo l’accusato, la ragazza non sopportava le imposizioni del patrigno, che le prescriveva di frequentare la scuola dell’obbligo e di evitare “vizi” dannosi per la salute, a partire dal fumo. La denuncia ai Carabinieri, secondo la ricostruzione difensiva, sarebbe quindi una sorta di “vendetta”, per così dire, nei confronti del severo patrigno. A breve quindi dovrebbe essere depositato il ricorso presso il Tribunale del Riesame.

 

 

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