Angiola o il pensiero libero Il commosso e significativo ricordo del giornalista Giuseppe Mazzella

<span class="entry-title-primary">Angiola o il pensiero libero</span> <span class="entry-subtitle">Il commosso e significativo ricordo del giornalista Giuseppe Mazzella</span>

“Le persone che non dimenticherai mai”. Era una rubrica che usciva ogni mese su “Selezione”, il mensile del “Reader’s Digest International” oggi scomparso,  da dove ho imparato a leggere e scrivere. Era una selezione mensile di grandi articoli e grandi reportage da dove diverse generazioni di “uomini  liberi” hanno imparato a farsi una opinione del mondo. Negli anni ‘60 del ‘900.  Era schierato all’ “Occidente” filo americano e contro l’ Unione Sovietica ed oggi si direbbe di “destra”. Ma se avevi “Maestri” del “ pensiero libero” ti formavi la tua idea del mondo e della vita e non seguivi la corrente. Angiola Maggi è una delle “persone che non dimenticherò mai” perché mi ha insegnato a leggere e scrivere ed a “pensare libero” . Ad una bassissima età. 11 anni. Alla scuola media.

L’ho avuta per insegnante di italiano un anno solo – 1960/61 – alla “scuola ad Ischia”, come veniva allora chiamata la scuola media non obbligatoria alla quale si accedeva per “ammissione” dopo un esame in giugno dopo la licenza elementare. Ma è stato l’anno più fondamentale della mia vita. Ragazzino di 11 anni, dovevo prendere il pullman in Piazza della Marina a Casamicciola da solo e raggiungere la Città d’Ischia dove la scuola media era nella “Villa Anna” al corso Vittoria Colonna. Cominciavo a conoscere ragazzini che venivano da ogni parte dell’isola. Eravamo la sezione “ F”. L’ ultima delle lettere  del crescente istituto. La Preside era la prof. ssa Anna Di Meglio Baldino. La sezione “F” era l’ ultima nata da una popolazione studentesca di circa 250 alunni.

Ma era la sezione “sotto controllo” politico perché la professoressa di italiano era Angiola Maggi. Veniva da Brescia con il marito Edoardo Malagoli. Era laica  ed anticlericale. Parlava di “liberalismo”, di diritto “civile alla libertà”, alla grande rivoluzione del “Risorgimento”. Ci insegnava a noi ragazzini di 11 anni l’ importanza del “ giornale”. Ho comprato per la prima volta in vita mia il “Corriere della Sera” ad 11 anni. Mi ha insegnato che cosa fosse l’“elzeviro” che appariva in terza pagina. Mi ha insegnato il termine “refuso” perché fin da allora non c’è stato un sol compito di italiano dove non appariva un errore di italiano che lei chiamava “refuso” come per richiamare l’ errore ma di valutare positivo tutto il resto. Una caratteristica di tutta la mia vita.

Il mio  primo compito di italiano ebbi 4 ma l’ultimo fu 8 anche con i “refusi”. Mi educò al “ pensiero libero”. Ma fu in insegnamento senza alcuna costrizione. Da vera intellettuale che aderiva al movimento di Mario Pannunzio e di Noberto Bobbio voleva seminare il “Dubbio”, non infondere  certezze. Ci insegnò a leggere e scrivere ed amare il primo ed il secondo   ed alcuni amici trovati in quell’ anno alla prima “F” sono rimasti per sempre come Gianni Vuoso. Ci insegnò la bellezza della Lingua di Dante. Ed il metodo Storico, l’unico che resta in piedi. Credo che Angiola Maggi abbia profondamente influenzato la mia vita. Ma non con “imposizione” dottrinaria ma come persona capace  di portare a galla quello che era in me stesso. Questa esigenza di “pensiero libero”. Era qualcosa di straordinario perché si scontrava con il pensiero “cattolico e clericale” di mio padre e di mia madre, cattolicissimi, e per i quali ero il figlio “degenere e perduto”. Contro Dio? Ma non  perché Dio è nel mistero del creato. Contro l’ organizzazione della eternità  santificata che la Chiesa con tutta la sua presenza nella Storia  faceva pesare contro ogni limite. Lo avvertivo a 11 anni.

Questo “pensiero libero” Angiola Maggi lo ha espresso per oltre mezzo secolo in ogni occasione in quest’isola che amava affascinata dal mare e dalle montagne. Come un compendio del mistero della vita e del senso del vivere. Indimenticabile la persona che non dimenticherò mai. Non dimenticherò mai per il breve tempo dell’insegnamento e per l’ insegnamento che ha valore non in quantità e non  in spazio temporale ma in sostanza . Qualità rispetto alla quantità. Dopo quell’anno non ho fatto altro che ripetermi. Di dire le stesse cose. Di nutrirmi di educazione “liberale” ma di mettere in questa  il “socialismo” senza il quale la prima non può avere sostanza.

Angiola chiude oggi la sua lunga vita. A lei   – ne sono certo – sarebbe piaciuto essere ricordata per i dubbi che ha seminato, le menti che ha aperto, il pensiero  libero che ha diffuso. Probabilmente – al pari dell’ anima tormentata di Larry nel “ Filo del Rasoio” di Maugham – andando in un paradiso dove ci è richiesto di andare in nessun dove ed dove non ci è chiesto alcun perché.

Giuseppe Mazzella

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