«Caffè Scorretto» Alla disperata ricerca di qualcuno che ti assista

«Caffè Scorretto» Alla disperata ricerca di qualcuno che ti assista

di Graziano Petrucci

Non trovo le parole adatte per dire «bravi» a quei tassisti che continuano ad abusare di ignari turisti chiedendo una specie di pizzo sotto le mentite spoglie della tariffa per la corsa effettuata. Per fortuna non sono la maggioranza. Tuttavia, è vero, questa categoria di lavoratori è spesso maltrattata o umiliata in pubblica gogna e malgrado ciò, che ci piaccia o no, rappresenta uno dei nostri biglietti da visita. Un «biglietto» in cui ognuno è responsabile del servizio che offre, come di ciò che fa. Va da se che i tassisti sono responsabile per comportamenti discutibili da parte di alcuni loro colleghi che andrebbero scomunicati pubblicamente. Quante storie abbiamo sentito su percorsi interminabili per allungare il brodo del viaggio sulle strade isolane o racconti su tariffe prima inventate e poi richieste alla fine del giro, oltre ogni canone di correttezza e regolamento. Abbiamo saputo di conducenti «pubblici» che da Forio a Casamicciola, e ritorno, hanno chiesto cinquanta euro, qualcuno anche ottanta – fuori da ogni logica di mercato – mentre oggi un biglietto in aereo per Londra costa solo venti euro. Se c’è qualche «professionista del servizio» in grado di guardare al cliente quasi fosse un pollo con contorno di patate al forno non è certo colpa di tutti gli operatori, ma la categoria deve imparare a fare i conti con i suoi scheletri nell’armadio in cui trova spazio il ritorno di un’immagine corrosiva per l’isola intera. Sono troppe le abitudini che andrebbero fatte uscire dalla scena, tenute in piedi grazie anche all’invisibilità di una polizia municipale spezzettata anch’essa in sei presìdi. È vero che il comportamento di uno non dovrebbe mettere in cattiva luce il lavoro onesto di altri ma ormai è sempre più urgente spingersi nella riflessione sul modello attuale di lavoro che ancora si rifiuta all’adeguamento al mercato e ai servizi a tariffe accessibili. Quelle attuali sono alte per permettere a tutti di prendere il taxi e già solo per questo andrebbero cambiate. I tassisti però avvertono l’amarezza di chi si sente abbandonato dalle amministrazioni, come è successo per quelli di Ischia cui è stato sottratta l’occasione per discutere delle ragioni del proprio dissenso. Fatto questo che li ha portati alla decisione di uno sciopero il prossimo 28 novembre, in parte condivisibile. Gli operatori del servizio pubblico sentono la solitudine di chi è sacrificato come capro espiatorio e paga le pene di un turismo che non regge di fronte alla concorrenza straniera e un’accoglienza zoppa che funziona a singhiozzo. Da anni si percepisce la contrarietà dei «conducenti di servizio pubblico» a certe condizioni cui pure gli albergatori contribuiscono con l’uso del «Noleggio Con Conducente». Non si può che essere solidali con chi trascorre ore intere per strada nel tentativo di portare a casa la giornata, spesso in condizioni economiche al limite dello sforzo e della pazienza. Va però rimessa in forte discussione la tutela eccessiva in cui si tuffa qualche operatore, cui non manca un pizzico di arroganza, che ha il sapore della difesa estrema oltre che ingiustificata quando si vuole scusare a tutti i costi il comportamento di chi non perde occasione per richiedere cifre esorbitanti dopo una corsa di pochi chilometri o che non accende il tassametro. Non si può difendere chi si rende indifendibile. Col dire che esistono possibili accordi tra NCC e una fetta di albergatori si può essere d’accordo. Ciò su cui non si può essere d’accordo è l’atteggiamento che protegge la condotta dei «furbetti del tassametro» e degli «spella polli». La categoria, tanto chi la rappresenta quanto chi lavora onestamente, dovrebbe lanciarsi in un’autocritica che forse non ha mai mostrato. Non è la prima volta che si discute di modi di fare al limite dell’accettabile, cui è coinvolta una frazione ristretta di tassisti abituata a «trattare» il cliente come un pennuto. Non è ammissibile neppure che si tenda a sminuire gli episodi di mal servizio o fare finta che non siano mai accaduti. Va bene. Ci sono lavoratori onesti e i disonesti si trovano ovunque. Sarebbe quasi un diritto la pretesa di limitare, per quanto possibile, le condotte negative. Ciò può provenire solo da un cambio radicale assieme a una riforma del servizio pubblico da piazza, cui aggiungere corsi di aggiornamento e formazione e trasformare gli autisti in «professionisti dell’accoglienza». Sia chiaro, di persone gentili, che mettono a disposizione il proprio tempo e l’umanità nel proprio lavoro, ce ne sono. Ne conosciamo di storici Cicerone dai modi affabili rappresentanti di un ruolo quasi istituzionale. Tanti sono i turisti che da semplici clienti sono diventati amici di tassisti, richiamati e ricercati. Per questo bisogna attribuire nuova importanza a questo compito, necessario per la società isolana, facendovi corrispondere servizi e tutele. Per farlo abbiamo bisogno di modificare la prospettiva che deve coinvolgere i rappresentanti sindacali, tassisti a loro volta. Siamo in attesa di idee per la costituzione di un nuovo schema capace di appassionare una nuova mobilità capace di traghettare la categoria fuori dallo stagno dei confini amministrativi. I conducenti di Ischia avrebbero fatto meglio a invocare perciò la partecipazione dei loro colleghi isolani e non fermarsi nella protesta al Comune e al governo Ferrandino. C’è necessità di fare massa critica sulle amministrazioni, pretendere maggiori occasioni di lavoro attribuendo il grosso di queste alla tecnologia. Applicazioni come MyTaxi, in Italia dal 2015, vista la parziale e momentanea dipartita di Uber, sarebbero accettate di buon grado. Alcune proposte come sollecitare turni di lavoro più umani e l’adeguamento delle tariffe a ribasso attraverso un regolamento unico (aridaje!) e spingere il lavoro oltre i mesi estivi e districarsi nel difficile tentativo di assumere il compito di «operatori di servizio pubblico» pure d’inverno ma con costi accettabili consentirebbero alla popolazione isolana di muoversi in taxi. C’è bisogno di una categoria matura che sappia porsi come soluzione al traffico asfissiante, dando la possibilità a chi volesse lasciare l’auto a casa – e vi assicuro, lo farebbero in molti – senza rischiare sorprese al portafogli. Ciò chiede per forza una visione e un’organizzazione perfezionata, differente, nuova. C’è l’esigenza di diventare responsabili oltre che attenti per mettersi in pari con il mercato del trasporto in continua evoluzione. Perché i passeggeri nel mondo richiedono servizi migliori, più rapidi e un’opportunità di mobilità urbana più economica. Anche quelli isolani. E i tassisti non possono restare nel loro mondo chiuso a guscio e ridursi nella convinta pretesa che il taxi sia ancora un servizio di lusso per pochi.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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