LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La forza, e la bravura, di trascurare»

Parliamoci chiaro. Fin quando la popolazione ischitana non cambierà il suo modo di ragionare unidirezionale il quale somiglia al guardarsi l’ombelico invece che essere attenta a ciò che le accade intorno, tanto da rigettare tutto ciò che vi si pone in contrasto anche solo in apparenza, non cambierà la sua prospettiva e saremo destinati a farne le spese.

Tutti. E parlando di spese magari si potrebbe inserire la maggiorazione dei costi, ancora una volta, per l’isola. Non c’è da meravigliarsi, non è neppure un mistero, per esempio, che avendo coltivato l’abitudine di lavorare sei o addirittura quattro mesi su dodici ciò possa bastare e ci sia chi combatta la Naspi nella sua attuale formulazione. Certo, molto andrebbe rivisto di questa indennità ma, forse, per allargare il discorso, sarebbe il caso di far uscire pure gli imprenditori dalla “comfort zone” e dalla loro pigrizia speculare su cui poggia la certezza che sei mesi siano sufficienti. Riuscite a immaginare un’impresa in un mercato in continua evoluzione che lavora a metà regime e solo per sei mesi in un anno? Invece sono ancora parecchi gli invasati dall’idea che il sole e le spiagge siano requisiti sufficienti per contrastare qualunque crisi.

Il “tanto abbiamo il mare e il sole e i turisti arrivano lo stesso” corrisponde alla convinzione che a nulla vale cambiare l’offerta turistica se proprio quei requisiti tipici della località d’inverno sono inutilizzabili. Più volte ho detto che il mondo sta cambiando, qualcuno forse ha avuto modo di accorgersene, e quello isolano e del lavoro – di nuovo: dipendenti e imprenditori, vanno considerati insieme- non ne è escluso. Già questa semplice affermazione potrebbe entrare in contrasto con l’idea su cui il “nostro” mercato ha imparato a porsi e si è garantito la sopravvivenza per decenni. Continuiamo a fare le cose nello stesso modo e nel medesimo ripetersi, ciclico, ci accontentiamo. E quando accade, prevale la maniera inesatta a volte sgradevole e altre ancora in controtendenza rispetto a ciò che avviene nel resto del mondo, dal quale invece dovremmo imparare a guardare le sfumature di progresso positivo. Che senso ha occupare le strade con auto, quasi 65 mila sono i veicoli immatricolati alcune dei quali SUV – per carità, ognuno è libero di fare il mutuo che vuole per acquistare ciò che gli piace -, quando in città come Berlino o Parigi puntano a limitarne il numero nei prossimi anni ed entro il 2021? Giacomo Pascale, qualche tempo fa, per non andare troppo lontani, nell’aprile 2018, si è riferito al numero abnorme di veicoli sulle nostre strade. In quella dichiarazione, simile ad altre precedenti, individuava la rosa di soluzioni possibili da seguire: visione condivisa, come vogliamo Ischia da qui a vent’anni e via discorrendo.

photoBERCINI

Recentemente lo stesso Pascale, in un secondo annuncio dai toni analoghi a quello dell’anno scorso, ha detto la medesima cosa. Altri suoi colleghi, sia chiaro, hanno seguito la linea sebbene in modo più contenuto, sporadico e smorzando fra i denti che c’è necessità di una soluzione al problema delle auto e non solo a quello. Bene. Abbiamo capito, per fortuna, che c’è un problema, e da qualche tempo. E se qualcosa non funziona, o che nel migliore dei casi deve essere rivisto, ne consegue la ricerca di un modo per ristabilire l’equilibrio azionandosi in maniera concreta. Chi lo fa? È noto, ormai, che i sindaci siano diventati anche esperti di turismo. Cosa questa che gli da modo di volare per fiere in giro per l’Europa e, perciò, il tempo a disposizione è ridotto e sufficiente soltanto per occuparsi dell’ordinario. Lo capiamo bene, come comprendiamo la naturale tendenza di certuni nel voler tutelare il bene comune attraverso la difesa e la propaganda del turismo isolano nel mondo. A noi serve qualcuno che faccia cose nuove e funzionali e presenti alle questioni più urgenti il foglio di via. Su tutto, che sia in grado di interrompere la ruota in cui restiamo imprigionati e giriamo felici come criceti. E per eliminare l’ingenuità disincantata in cui trova spazio la lista della spesa – delle priorità da risolvere – ci serve immaginare un modo diverso di affrontare le cose. E magari anche qualcuno che le faccia oltre che dichiararle. Perché ci serve pure un metro di misura, e divisione, tra chi fa e chi si limita a rilasciare dichiarazioni. Adesso, non domani.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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