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«Caffè Scorretto» «Per fare il sindaco ci vuole cervello»

Col tempo una grossa fetta della popolazione isolana ha aperto le porte alla paura. Pochi, per fare un esempio, hanno continuato ad avere idee proprie oppure a svilupparle e la passione per la cosa pubblica è sfumata assieme alla concretezza compresa in parole come «programmazione» e «pianificazione», capisaldi su cui oggi insiste il bisogno fondare una gestione nuova del bene comune, di ogni singolo comune. La gente, va detto, è diventata apatica pure di fronte alla propria sorte. E apatici, a mo’ di rappresentanza di quella parte cospicua dell’elettorato, sono diventati i sindaci che a differenza del passato non levano – o forse si? – e neppure mettono. I dissesti, quelli finanziari ma più ampiamente quelli di tipo sociale, per conseguenza, rappresentano l’insieme di queste cose più altre che evito di citare. Il periodo di recessione, la curvatura negativa dei consumi (sull’isola a volte ciò non dipende soltanto dall’indisponibilità del consumatore ma dalla presenza inarrestabile di e-commerce: alcune attività isolane vendono all’estero proprio attraverso negozi on line), fanno il resto. Ci sono tanti segnali comunque per affermare che l’economia isolana sta vivendo nel timore, addirittura terrore qualche volta, e le conseguenze le vediamo quando c’è un’attività che chiude, e ultimamente non sono poche, o quando ce ne sono altre – quelle rimaste – che non incassano da qualche tempo. Lasciare invariato lo status quo, non facendo nulla, pure se si sostituiscono alcuni elementi, diventa allo stesso tempo lo schema e il fine. L’immobilismo, per deduzione, è la causa della staticità dei governi comunali e blocca ogni azione che mira a voler cambiare la scena. Chiaramente le cose si tende a modificarle se non ci piacciono. Va da se che se l’abitudine ci avvolge nella sua tranquillità, ormai certa, niente sarà soggetto al cambiamento. Che qualche volta possa capitarci di incontrare chi sia capace di aprire la bocca solo per ascoltarsi, totalmente inadeguato a capire in che situazione ci troviamo, anche tra gli amministratori beninteso, è quasi una certezza. A tal proposito, nel caso degli amministratori, specie in certe occasioni, non viene da chiedervi se sia stata distribuita a tutti una buona capacità visiva e quella di valutare che è arrivato il momento di fare qualcosa per evitare catastrofi e, perciò, la stabilità di connessioni tra «materia bianca» e «materia grigia» del cervello? Sto parlando della categoria degli amministratori a vari livelli, sia chiaro, non esclusivamente di quelli isolani. Lo so, dato il clima attuale il dubbio potrebbe venirvi. Lo capisco. Val la pena però fare un breve passaggio su questa connessione. Recenti studi di neuro imaging, infatti, hanno dimostrato che lo sviluppo del cervello nelle sue connessioni è stimolato in particolare dalla lettura. Leggere, infatti, aumenta i collegamenti tra circuiti neurali, e tra questi con le due aree citate. È grazie alla lettura se il cervello è in grado di mantenere la sua «plasticità». Ed è grazie a un certo tipo di plasticità – quella neuronale – che rappresenta la facoltà del cervello di recuperarsi e ristrutturarsi, se è possibile cambiare il proprio comportamento, per esempio. Quando il cervello è impegnato in nuovi apprendimenti o esperienze stabilisce una rinnovata serie di connessioni neurali che favoriscono l’intercomunicazione dei neuroni. Immaginate adesso il sindaco come fosse un cervello e guardate il “corpo cittadino” e il comportamento quale insieme organico che si muove, o non si muove, in una certa direzione. Che cosa vi viene in mente? Partendo dal bisogno di attribuire una capacità di lettura di scenari ed eventi – da parte del cervello – e riconoscendogliela, vi viene in mente altro calando il ragionamento sulla situazione odierna che impera sull’isola? Certo, si potrebbe fare una differenza tra i sei comuni, tra i sei sindaci, tra i sei cervelli. Di fatto si potrebbe determinare una differenza di attività e movimento per ogni pezzo dell’isola e una lettura differenziata degli eventi, ci si augura abbastanza ampia, relegata nell’ambito della propria esperienza che di fatto dovrebbe determinare l’azione o l’inazione. Il punto, però, non è questo. Recentemente il Presidente di Federalberghi, Luca D’Ambra – al quale devo fare i complimenti per la sua poderosa attività di stimolo – ha avuto modo di parlare con sindaci e assessori presso l’Hotel Manzi. La discussione ha toccato vari temi al fine di favorire una ripresa del tessuto economico e alberghiero isolano. Immaginate il dibattito come il tentativo di stimolare e stabilire una connessione neurale, una migliore comunicazione e ascolto, tra Luca D’Ambra e chi amministra i comuni per trasferire da parte del primo agli altri la “necessità” di cambiare il comportamento del “corpo territoriale”. Secondo voi che cosa dovrebbe fare, adesso, il cervello? È chiaro che se nessuno legge, beh, potremmo anche dire addio alla plasticità dell’encefalo. Epperò, come si dice, a ognuno il suo.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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