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Cantiere della Siena, palazzo a rischio: il giudice concede la “super” perizia

Il magistrato ha accolto la richiesta del consulente tecnico d’ufficio, l’ingegner Di Iorio, nell’ambito della controversia che  oppone gli abitanti di Palazzo Scalfati di via Seminario a Ischia Ponte alla società Turistica Villa Miramare e alle ditte incaricate dei lavori nell’area del parcheggio all’ingresso del borgo, detto “la Siena”. Ieri mattina presso la sede di Ischia del Tribunale il giudice ha dunque disposto una proroga di 240 giorni per consentire ulteriori accessi ai luoghi con annessi monitoraggi, estendendo di conseguenza i tempi per la consegna della relazione peritale. Il processo è stato infine aggiornato al gennaio dell’anno prossimo, per rispettare i tempi tecnici. Il consulente tecnico d’ufficio,  “per rispondere pienamente ed esaustivamente al mandato”, aveva chiesto al giudice «di essere autorizzato a svolgere le indagini e i saggi di natura geologica così come indicato nel preventivo allegato da parte della ditta specializzata  [..] e della elaborazione dei dati acquisiti da parte del dott. geologo Sossio Del Prete e che si rendono necessari al fine di caratterizzare geologicamente il piano di posa del fabbricato e di confrontare i livelli di falda;  di potersi avvalere di idonea impresa edile per eseguire e successivamente ripristinare saggi distruttivi all’interno del fabbricato e degli appartamenti interessati al fine di meglio comprendere la natura di talune lesioni [..];  di potersi avvalere della società [..]  per il monitoraggio statico con centralina automatica per il controllo e il trasferimento dei dati in remote sensing. Il monitoraggio consiste nell’installazione di cinque sensori di spostamento, due sensori inclinometrici monoassiali e una sonda di temperatura».  

Una prima serie di ispezioni è stata effettuata dall’ingegner Di Iorio lo scorso autunno presso lo storico edificio proprio allo scopo di studiare le eventuali connessioni tra le microlesioni che furono rilevate in alcuni appartamenti del palazzo e i lavori di emungimento della falda sottostante compiuti nell’ambito dei lavori per la realizzazione del parcheggio pluriplano.

Per il momento è quindi tutto rimandato: la cosiddetta “superperizia” concessa dal giudice farà probabilmente luce sulla faccenda. Resta però la grande amarezza degli abitanti dell’edificio e della difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Della Monica e Bruno Cimadomo, che non nascondono la delusione per l’atteggiamento delle controparti, ritenuto ben poco propenso al dialogo: secondo queste ultime infatti non c’è alcun legame tra i lavori che interessano la falda e i problemi riscontrati dagli abitanti del palazzo. Anzi, tali problemi sarebbero “endogeni”, cioè riconducibili esclusivamente alla storia del fabbricato, e dunque alla sua anzianità o a presunte azioni commesse dai residenti. Una tesi, quest’ultima, che in udienza fu decisamente respinta dagli avvocati dei condomini, i quali gradirebbero un pacifico confronto con le controparti, nelle more del responso giudiziario. In sostanza, gli abitanti non ci tengono a passare per “visionari” o per coloro che vaneggiano di un fenomeno inesistente, ma desiderano soltanto accertare le cause dei danni incontestabilmente riscontrati.

Parliamo di quelle microlesioni rilevate nel giugno 2017 nello storico palazzo: proprio in quei mesi era in corso  lo svuotamento della falda freatica sottostante. Fu inviata anche una nota alla Protezione civile regionale per chiedere chiarimenti in merito a questo emungimento relativamente al disseccamento delle falde della zona, ma anche di rassicurazioni sulla circostanza che l’attività umana non potesse produrre dei problemi alla vulnerabilità degli edifici pubblici e privati circostanti. Agli inizi di agosto, qualche settimana prima del drammatico terremoto che colpì l’isola, la società proprietaria del cantiere fu notiziata delle preoccupazioni nutrite dagli abitanti di Palazzo Scalfati. Fu interpellato il professor Fabrizio Leccisi, docente della facoltà di Ingegneria presso l’Università di Napoli Federico II. L’esperto, dopo una serie di sopralluoghi e ispezioni, ipotizzò un nesso di causalità tra la microlesione riportata dall’edificio e alcuni minimi quadri fessurativi, e lo svuotamento della falda, che nel caso ischitano è risultata di tipo termale, dunque “imprigionata” in un ambiente impermeabile. L’emungimento della falda termale crea un vuoto depressionale mutando le originarie condizioni di staticità. Il nodo centrale della controversia sta appunto nell’accertare se a Ischia Ponte sia avvenuto qualcosa di genere oppure se non vi è alcun pericolo. Fatto sta che nel dicembre 2017 il palazzo, di fronte all’aumento dei quadri fessurativi, fu oggetto di un’ordinanza di sicurezza abitativa, con conseguente intervento di manutenzione. L’attuale percorso giudiziario inizia nel febbraio del 2018 quando i condomini, dopo un supplemento di accertamento peritale,  proposero azione di danno temuto nei confronti della società titolare del cantiere.

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