Casamicciola e Lacco Ameno ai tempi del terremoto "Pensieri in libertà" - di Gaetano Ferrandino

<span class="entry-title-primary">Casamicciola e Lacco Ameno ai tempi del terremoto</span> <span class="entry-subtitle">"Pensieri in libertà" - di Gaetano Ferrandino</span>

Parto da un presupposto. Quando si vive un dramma, una tragedia o nel migliore dei casi un disagio come a seguito di un evento come il terremoto del 21 agosto, tutto è lecito. Ci sta che la gente sia nervosa, ci sta che lchieda e pretenda risposte e soluzioni a tutti i livelli istituzionali: partendo dal sindaco e dall’amministrazione comunale, che sono il primo e più vicino punto di riferimento per un cittadino, passando per Città Metropolitana e Regione Campania (per quanto di rispettiva competenza) e finendo col governo centrale. Che, senza nulla voler togliere ai soggetti precedentemente citati, è senza dubbio chi più di ogni altro può determinare il buon esito del “decorso” post terremoto. E allora nessuno si scandalizza se volano improperi contro i sindaci, De Magistris, De Luca ed i potenti dei palazzi romani. Ci sta tutto. E anche il contrario di tutto, però. Perché obiettivamente, Casamicciola e Lacco Ameno ai tempi del terremoto appaiono alle volte cartoline e slide tratte da un film surreale dei fratelli Cohen.

Partiamo dall’ospite, che come recita un antico adagio è sacro. O meglio, nella circostanza gli ospiti. Anche la nostra isola, dopo quel maledetto lunedì 21 agosto, è diventato oggetto di un teatrino mediatico in stile italico. Il governatore Vincenzo De Luca, il ministro degli Interni Marco Minniti, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Silvio Berlusconi, il senatore Sergio Puglia con la delegazione di consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, più un’altra serie di personaggi autorevoli o più o meno in cerca d’autore. Tutti a fare promesse, suggerire proposte o lanciare possibili soluzioni, a seconda della faccia di culo e della capacità di intendere e di volere dei singoli. Chiunque arrivi dall’esterno, si ripropone il must che ci ha reso celebri nel mondo, regalandoci la patente di esterofilia: i nostri amministratori, i nostri compaesani, non sono buoni a niente e meno male che sono arrivati loro. Che poi comunque ci lasceranno con le pezze al culo, fa nulla. Vuoi mettere lo sfizio di poter sputare veleno su qualche compaesano, è la cosa che ci riesce meglio. Se poi è anche al comando del vapore, tanto meglio. Per la serie, cerco di sintetizzare: se uno dei nostri prova a fare qualcosa, viene bollato per un coglione (nel migliore dei casi, se non si dice addirittura che sia in malafede o cos’altro). Il primo che arriva da fuori a sparare menate, viceversa è (quasi sempre) il benvenuto se non addirittura accolto come un Messia (ogni riferimento a Silvio è puramente voluto).

Ma attenzione, perché il terremoto – e qui scrivo consapevole di poter essere attinto da qualche sputo mentre passeggio in strada, ma dire quello che si pensa e poterselo permettere non ha prezzo, capirete – ha mutato un po’ gli assetti anche sulla nostra isola. Nasce un comitato, poi arriva un contro comitato. Poi questo va in regione, quest’altro va a Roma, insomma si sono creati i presupposti che non andavano creati. Ognuno che sgomita con l’altro per avere un posto sotto i riflettori. E la sensazione, purtroppo marcata, che regaliamo all’esterno dei nostri ristretti (in tutti i sensi, anche cerebralmente) confini è sempre la stessa: siamo slegati, non marciamo nella stessa direzione, e quindi è chiaro che gli interlocutori dalla terraferma ci guardino in maniera decisamente tranquilla e rilassata. L’assenza al corteo di martedì scorso dei Comuni di Ischia, Barano e Serrara Fontana, ispirata da un “lampo di genio” (volutamente tra virgolette) del primo cittadino del Comune montano, Rosario Caruso, è un’ulteriore conferma di come per fare danni non occorre avere un’arma da fuoco o uno sfollagente tra le mani. Basta anche il pensiero.

Chi oggi è chiamato a dare risposte, a livello locale, sicuramente avrà commesso i suoi errori, ma va anche detto – pare che, tanto per fare un esempio, altrove le cose non siano andate così (Amatrice docet) – che forse nemmeno per cinque minuti ha avuto la gente dalla propria parte. A Casamicciola come presumibilmente a Lacco Ameno. Io, personalmente, sto continuando ad assistere ad una battaglia navale tra soggetti che hanno lo stesso “cerino” tra le mani e che dovrebbero viaggiare nella stessa direzione. Mi sembra la storia di un film già visto dove al tirar delle somme si dirà “tutti colpevoli nessun colpevole”. Attenzione, però, quando parleremo di sconfitta non varrà lo stesso principio. Meditate, gente, meditate. E, naturalmente, godetevi la domenica.

gaetanoferrandino@gmail.com

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