Cedi la strada agli alberi Gli incendi dei boschi hanno scatenato le reazioni più disparate: da “dagli all'untore” alla sorveglianza h24, alla segnalazione di “varchi attivi” come nei centri storici delle città. Solo un grande poeta-paesaggista del meridione, Franco Arminio, ha capito che il problema oggi è l'incapacità di leggere la bellezza esistente in tutte le cose, anche negli alberi

<span class="entry-title-primary">Cedi la strada agli alberi</span> <span class="entry-subtitle">Gli incendi dei boschi hanno scatenato le reazioni più disparate: da “dagli all'untore” alla sorveglianza h24, alla segnalazione di “varchi attivi” come nei centri storici delle città. Solo un grande poeta-paesaggista del meridione, Franco Arminio, ha capito che il problema oggi è l'incapacità di leggere la bellezza esistente in tutte le cose, anche negli alberi</span>

“Abbiamo bisogno di contadini,/ di poeti, gente che sa fare il pane,/ che ama gli alberi e riconosce il vento/ Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione./ Attenzione a chi cade, al sole che nasce/ e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione,/ a un muro scrostato,/ Oggi essere rivoluzionari significa togliere/ più che aggiungere, rallentare più che accelerare,/ significa dare valore al silenzio, alla luce/ alla fragilità, alla debolezza”.Questi sono versi di Franco Arminio che ho conosciuto grazie a Gigiotto Rispoli e al Circolo Sadoul. Il suo libro “ Cedi la strada agli alberi” ha sfondato quota 15.000 copie vendute, una cifra importante per un libro di poesie. Oggi guardiamo agli alberi nel loro insieme, in quanto bosco che dà equilibrio e freno idrogeologico. Ci preoccupiamo dei disastri, delle conseguenze anche turistiche. Nessuno guarda più al singolo albero, come creatura della Natura, con un proprio ciclo vitale, una propria connotazione e una propria bellezza. Quando ero ragazzo, Vincenzo Telese, Sindaco d’Ischia, dispose di regalare un pino, da piantare su suolo pubblico, per ogni bambino nato. Quando ero ragazzo, si celebrava la Festa degli Alberi. Nessuno di noi ragazzi, allora, pensava all’utilità dell’albero, ci colpiva la bellezza. Nessuno ( anche perché i problemi di eccessi antropici non si avvertivano ancora) pensava alle radici dell’albero come ancora per i terreni.

Non sapevamo fare a meno dell’albero come oggetto sacro. Per il credente era il risultato del creato, al pari degli uomini e degli animali. Per il non credente era la prova vivente che il divino è in tutte le cose ( una sorta di inconsapevole panteismo): dall’albero al cavallo, dal fiore all’uomo. Nemmeno l’amore tra un uomo e una donna può fare a meno degli alberi: “  La prima volta non fu quando ci spogliammo/ ma qualche giorno prima/ mentre parlavi sotto un albero/ Sentivo zone lontane che tornavano a casa”. E’ ancora Franco Arminio a scrivere questi versi. Ma attenzione a non confondere la poesia con la nostalgia di tempi e circostanze che non possono più tornare,La poesia è in ogni oggetto di ogni tempo, è negli alberi come può essere nel carrello di un moderno supermercato. Se oggi sono pochi i poeti, non è perché mancano le fonti ispiratrici, ma perché è la nostra anima che si è inaridita e fa fatica a leggere la poesia negli oggetti. Ci vogliono “ sentinelle dell’anima” più che dei boschi. E’ proprio l’Assessore Rispoli che mi ha aperto la strada della bellezza. Ora, che la competenza della prevenzione contro gli incendi sia statale, regionale o anche comunale, come dottamente sostenuto dall’avvocato Molinaro, confutando l’on.Martusciello, per il principio della sussidiarietà, a poco conta.

E’ un ragionamento freddo e asettico, lì dove occorre invece una forte passione, dove occorre il sentimento. Traspare dallo stesso ragionamento di Molinaro, quando si lamenta – a ragione – che a Serrara tutti conoscono il nome dell’incendiario di Montecorvo, ma nessuno parla. E che cosa è questo se non il sintomo che c’è un generale appannamento delle coscienze? Davvero pensiamo che basta la guardiania h24 e la condanna penale del reprobo di paese? Caro Bruno, come combattiamo l’omertà da te giustamente esecrata? Dove sono, direbbe il Cardinale Gianfranco Ravasi, gli “ svegliatori” di coscienze? Esistono nella società civile dell’isola d’Ischia? Tra i professionisti, i politici, gli imprenditori, gli intellettuali? Oggi, dice Arminio, nella strada a luci rosse di Facebook ( dove ognuno espone sfacciatamente la sua merce) siamo diventati tutti vittime di un “ autismo corale”. Di fronte agli incendi e alla distruzione degli alberi, non vorrei essere nei panni di un Ministro, di un Presidente di Regione, di un Sindaco. Questi devono essere risolutori e pragmatici, devono accontentare la piazza con parvenze di rimedi e soluzioni.

La poesia non appartiene alla politica, appartiene all’uomo della strada: “ Abbiamo bisogno di contadini,/  di poeti, gente che sa fare il pane,/ che ama gli alberi e riconosce il vento”. I contadini sanno che i terreni bisogna tenerli puliti e coltivati. Ma il contadino ha diritto a vivere con un reddito. Se i terreni sono troppo piccoli, inaccessibili, non riconducibili alla redditività, è qui che gli amministratori pubblici devono intervenire, creando accorpamenti, strade interpoderali, portando l’acqua dove non c’è. Ad Ischia, in aprile, è nata una nuova Associazione: “ Amici degli alberi”. A fine 2015, su iniziativa di Cesare DI Scala, fu fatta una raccolta di fondi per piantare , nel giardinetto incolto della Piazzetta S.Girolamo, l’Albero di Chiara ( la sfortunata Chiara Iorio scomparsa prematuramente). Fu, e rimane, un momento dii poesia, con al centro la dolce ragazza, ma non può essere un caso che si pensò, per ricordarla per sempre, ad un albero. C’è ancora speranza, dunque, che covi sotto la cenere dei nostri sentimenti spenti, un tizzone capace di riaccendere, prima o poi, la sensibilità, la bellezza, la poesia, che danno senso a tutta la nostra vita.

Franco Borgogna

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