Cena “killer” al ristorante, almeno 20 gli intossicati

Cena “killer” al ristorante, almeno 20 gli intossicati

ISCHIA. Non è dato sapere se la vicenda che stiamo per raccontarvi potrà avere o meno degli strascichi di natura giudiziaria, con la possibilità che possano venir fuori denunce o addirittura richieste di risarcimento danni. Fatto sta che quanto successo tra domenica notte e lunedì mattina è un qualcosa che non poteva assolutamente passare inosservato, non fosse altro che per l’impressionante numero di persone rimaste coinvolte in una vicenda francamente allucinante e che meriterebbe i dovuti approfondimenti anche per accertare eventuali responsabilità. Perché una cosa è certa, quello che qui pare possa tranquillamente essere escluso è l’elemento della “casualità”, che proprio non può essere preso in considerazione.

Sono almeno una ventina, ma il numero pare essere stato stimato per difetto, le persone che sono rimaste colpite da una forma anche abbastanza pesante di intossicazione alimentare domenica sera, al termine di una cena consumata in un noto ristorante ubicato tra Lacco Ameno e Forio. Alcune di loro sono state addirittura ricoverate presso l’ospedale Rizzoli, a dimostrazione di come non si sia trattato affatto di nulla di lieve. Una giovane ragazza ischitana, addirittura, potrebbe essere dimessa non prima della giornata di domani, con i sanitari che hanno preferito trattenerla sotto osservazione per motivi precauzionali. Qualcun altro, invece, dotato di uno stomaco più “resistente”, si è limitato a recarsi al pronto soccorso e dopo essere stato sottoposto a lavanda gastrica ha potuto fare ritorno presso la propria abitazione, sia pure debilitato ed in condizioni di salute tutt’altro che invidiabili, aggravate peraltro anche dal caldo tipico della stagione estiva.

Era domenica sera, dicevamo, ed il ristorante incriminato era decisamente affollato. Ad avere la peggio, però, una comitiva di giovanissimi ragazzi che si erano recati presso la struttura per festeggiare il diciottesimo compleanno di un loro amico. Una cena allegra e spensierata, accompagnata da una serie di portate, da tanti sorrisi e dalle candeline spente con tanto di torta e spumante a fine serata. Poi il ritorno a casa, e da quel momento per i componenti della tavolata è cominciato l’incubo. Qualcuno già in piena notte, qualcun altro di buon mattino, un po’ tutti hanno iniziato ad avvertire conati di vomito e fortissimi dolori di pancia. In tanti sono dovuti correre in fretta e furia al Rizzoli e quando i commensali si sono ritrovati all’interno del nosocomio, beh è bastato guardarsi negli occhi per capire che quel malessere che aveva colpito praticamente tutti non poteva che essere attribuito alla cena della sera precedente. Non solo, i partecipanti alla festa hanno avuto modo di confrontarsi anche – nonostante il precario stato di salute, benedetti siano gli smartphone e gli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia – su cosa poteva aver messo k.o. tutti loro. Alla fine, ragionando con il criterio dell’esclusione, il responsabile è stato individuato nel… cocktail di gamberi, l’unica pietanza che tutte le vittime dell’intossicazione (nessuna esclusa) aveva assaggiato. Insomma, un’indagine lampo per trovare il “colpevole”, una platonica soddisfazione ma almeno lo sfizio di capire per quale motivo si erano trovati in tanti in ospedale. Al Rizzoli, in ogni caso, e va detto per onore di cronaca, sono passati anche ospiti del ristorante che non facevano parte della tavolata in questione: insomma, qualche prodotto gastronomico è riuscito nell’incredibile impresa di vestire i panni di “killer seriale”.

Ovviamente diversi genitori dei ragazzi, in primis quelli del festeggiato, si sono recati presso il ristorante per far sentire la voce della loro protesta. Il titolare della struttura ha provato a giustificarsi ed ha addebitato la colpa dell’intossicazione alimentare alla torta, che naturalmente proveniva dall’esterno (era stata acquistata come da consuetudine in pasticceria) e non era stata preparata dai suoi collaboratori. Ma l’ipotesi è stata subito rispedita al mittente e per giunta grazie a un “alibi” di ferro: almeno un quarto dei ragazzi che si erano sentiti male non avevano consumato il dolce, ecco perché l’accusa è caduta nel vuoto. Insomma, per adesso si chiude il primo round, ma l’impressione è che questa storia possa avere ancora qualche capitolo da scrivere. A tanti, e perdonateci il gioco di parole,  sarà andata… di traverso.

Gaetano Ferrandino

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