Cronaca di una morte annunciata, applausi al Polifunzionale Lo spettacolo fortemente denotativo dal punto di vista sentimentale è andato in scena domenica scorsa

<span class="entry-title-primary">Cronaca di una morte annunciata, applausi al Polifunzionale</span> <span class="entry-subtitle">Lo spettacolo fortemente denotativo dal punto di vista sentimentale è andato in scena domenica scorsa</span>

Vi sono poche opere narrative in grado come “Cronaca di una morte annunciata”, di scatenare così tante domande assillanti e lasciarle per lo più irrisolte. Elemento scontato per un romanzo che si dichiara “poliziesco” e che promette, sin dall’incipit ironicamente kafkiano – una limpidezza cronachistica. La ricostruzione del delitto annunciato nel titolo, affidata alla penna sicura di un Garcia Marquez maturo, ospita tra le righe serrate dell’intreccio spunti di riflessione cruciali su coincidenza e contingenza, destino e fatalità, responsabilità e verità. Cronaca di una morte annunciata, tragicommedia di Corrado Visone, andata in scena domenica 26 novembre al Polifunzionale di Ischia, è uno spettacolo fortemente denotativo dal punto di vista sentimentale, un miscuglio di emozioni e comportamenti tra loro contrastanti, un insieme di elementi distintivi, ben riscontrabili nelle interpretazioni dei protagonisti dell’opera.

La storia narra la tragica vicenda di Santiago Nasar, accusato di aver tolto l’onore ad Angela Vicario e per questo assassinato dai fratelli della ragazza, in pieno giorno e a volto scoperto. Il narratore è un amico di Santiago che, interrogando le persone a lui vicine, riesce a ricostruire gli avvenimenti dei giorni precedenti e successivi al delitto. Nello svolgersi della vicenda, si comprende perfettamente che, in realtà, ad uccidere Santiago, non sono soltanto i due fratelli, ma un gioco di coincidenze “assassine” e il silenzio assordante di chi sapeva e non ha fatto niente per evitare che ciò accadesse, con una serie di comportamenti tali da rendere la colpa del singolo, responsabilità collettiva. Nello spettacolo, la finzione narrativa diventa proiezione mitica del mondo, in questo caso di una società, troppo ristretta sia demograficamente che dal punto di vista prettamente razionale. L’architettura narrativa della narrazione, prende vita attraverso i vari personaggi, i cui caratteri sono ben chiari sin dall’inizio.

Il filo conduttore della storia, attraverso un’attenta regia, conduce lo spettatore in un percorso costituito da salti in avanti e indietro nel tempo, con una serie di avvenimenti volti a sottolineare ciò che poi diventerà realtà: l’uccisione di Nasar, avvenuto in un ambiente imperniato di un assordante silenzio. La cornice narrativa risulta ben visibile e ogni personaggio cresce mentre procede la narrazione. Le luci, le musiche, la scenografia, contornano perfettamente la storia, rendendola originale e stimolando la curiosità di chi la guarda. Gli attori, perfettamente calati nel ruolo che interpretano, colorano la scena in modo attento e preponderante, e tutto risulta in linea con la drammaticità del testo.

Gerardina Di Massa

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