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Federalberghi, D’Ambra: «Nuovo brand per un’isola senza più low cost»

Il Golfo ha incontrato il neopresidente dell’associazione degli albergatori isolani a pochi giorni dall’apertura della nuova stagione turistica. Visioni, progetti e iniziative per ribaltare il trend negativo degli ultimi anni. Partendo da una riconoscibilità più precisa, lavorando sulla comunicazione, migliorando servizi e professionalità

Da dicembre è il nuovo presidente di Federalberghi Ischia, l’ organizzazione maggiormente rappresentativa degli albergatori dell’isola d’ Ischia. Quarantasette anni, sposato con tre figli, Luca D’Ambra è uno dei proprietari dei Giardini Ravino, struttura ricettiva e parco botanico nel comune di Forio. Un luogo unico dove centinaia di specie ed esemplari di piante grasse convivono con modalità armoniose, tra loro e con gli ospiti dei Giardini. Habitat nel quale il calore e i colori della natura si esprimono in maniera libera e prepotente. Ma anche laboratorio di cultura, confronti e sostenibilità.
Non sarà facile raccogliere la sfida in un momento particolarmente difficile per il turismo isolano (e la sua economia): il paziente è seriamente malato, in vita, ma con troppi acciacchi mal curati. Ancora ricco di segni e potenzialità positive, che però riesce a valorizzare (quando ci riesce) con grande affanno. Patologie antiche, (ormai) croniche: depuratori assenti, porti congestionati, traffico da megalopoli, promozione insufficiente, servizi inferiori alle aspettative, pressione fiscale insostenibile, destagionalizzazione lontana. E il mercato straniero che continua a latitare. Il Golfo ha incontrato Luca D’Ambra a pochi giorni dall’apertura della nuova stagione turistica.   

In cosa si differenzierà la sua presidenza rispetto a chi l’ha preceduta? Quale sarà l’elemento caratterizzante?
Premetto che con Ermando Mennella, presidente uscente di Federalberghi Ischia, ho un ottimo rapporto. Credo abbia fatto moltissimo per la federazione adottando iniziative, forse poco note perché ha preferito soprattutto lavorare nel concreto, anziché privilegiare la comunicazione. Del resto, dopo qualche mese dalla mia elezione, mi sono reso conto che stare davanti alle telecamere e partecipare a tutti gli eventi in cui è auspicabile la presenza di Federalberghi risulta molto faticoso, talvolta anche a scapito di una maggiore operatività. Cosa ci sarà di diverso? I soci hanno visto in me una figura di innovazione che vada nella direzione di scelte sostenibili e idee alternative per quanto riguarda l’offerta del prodotto Ischia. Ed è l’impronta che voglio dare al quinquennio che mi aspetta.
Ha parlato di progettualità a 5 e 10 anni. Nella teoria. Ma in pratica?

Più che una visione di progettualità, il mio è un disperato richiamo a lavoro di concertazione. Abbiamo bisogno di una road map, una visione, un piano che sia condiviso da tutti. Perché a Ischia si fanno tante cose ma poco coordinate. Imprenditoria, istituzioni, associazionismo e finalmente anche le scuole. Ritengo sia necessario condividere i punti sui quali lavorare e capire cosa si sta già facendo. Riguardo ad alcune questione capitali per il territorio, penso ad esempio al sistema dei trasporti e del traffico, mi trovo davanti ad amministrazioni ciascuna delle quali ha un progetto nel cassetto. Ma se questo progetto non è condiviso, non possiamo esserne partecipi. Analogo discorso per la promozione turistica: dobbiamo condividere tutti un design dell’isola, unico brand. Tanto per cominciare partiamo da un sito unico, istituzionale, non commerciale, informativo, riconosciuto da tutti i comuni, da tutte le associazioni dove è possibile inserire eventi e iniziative che formino un unico un calendario ufficiale di appuntamenti. Un contenitore che possa abbracciare un grande ufficio stampa dell’isola d’Ischia. Più in generale, sono per una corporate identity, un’immagine coordinata. Comunicare la propria unicità, portare la sua riconoscibilità sul mercato, definendone il ruolo in relazione ai bisogni che vuole soddisfare e ai valori o modelli di comportamento che intende promuovere. Quando andiamo alle fiere, ad esempio, l’isola d’Ischia va identificata in maniera più forte e precisa.

A proposito di fiere, nei mesi scorsi ha partecipato a New York, Berlino, Mosca. Quali feedback?
New York è una nuova avventura. Esiste una fetta di quel mercato interessante per noi, anche grazie al fenomeno televisivo e letterario de “L’amica geniale”, che ha destato molta curiosità presso il pubblico americano. C’è una compagnia aerea privata che ha istituito un volo diretto, giornaliero, su Napoli. Insomma, c’è un mercato che ci crede, forse sarebbe ora che anche noi ci credessimo di più. La fiera del New York Times è una piccola fiera, ma è stato interessante parteciparvi anche per i convegni, dove ho incontrato molti interlocutori protagonisti di viaggi benessere per i quali il trend attuale ha un nome preciso: terme.
E in Germania?
La sensazione è che l’isola d’Ischia viva ormai in un cono d’ombra. L’appeal è appannato, c’è proprio poca conoscenza della destinazione rispetto alla concorrenza. Dobbiamo rimboccarci le maniche e uscirne, in qualche modo.

Come? Cosa intende fare Federalberghi?
Ritorno sull’ABC della comunicazione. Prima ci vuole un brand che ci identifichi, qualcosa che catturi la percezione che l’ospite ha della destinazione Ischia. Parlo anche di forme e colori, ci sono professionisti che studiano e dobbiamo entrare in quest’ottica.
Ha già in mente qualcuno?
Certo, uno dei visual designer più apprezzati sulla scena della grafica italiana. Ma è prematuro parlarne. L’importante è che, individuato e fissato il brand, si possano poi elaborare tutte le strategie del caso per collocarlo sui mercati internazionali, che non sono solo quelli tradizionali come il mercato tedesco, ma anche nuovi segmenti di flussi turistici che dobbiamo necessariamente intercettare. Ma se partecipiamo a ogni singolo appuntamento con temi, segni, visioni, colori diversi restiamo sempre fermi lì. Non aiutiamo il turista a fissare un’immagine precisa di Ischia. Sprechiamo tempo, risorse, energie.

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Come sono i suoi rapporti con gli interlocutori della Regione Campania?
Sotto l’aspetto personale, direi ottimi. Ho incontrato più volte l’assessore regionale al Turismo Corrado Matera e direttore dell’agenzia turistica della Campania. Luigi Raia. In Regione, tuttavia, vivono ancora una fase delicata di riorganizzazione interna che operativamente non gli permette di esprimersi al massimo. In più, si sottovaluta la crisi-Ischia. Si avverte un entusiasmo per i numeri positivi registrati sul territorio regionale, in particolare per la città di Napoli, da qualche anno protagonista di un vero e proprio boom di crescita e presenze. Trovo che Ischia, al contrario, non sia adeguatamente presente nei piani strategici della Regione.

Tassa di soggiorno: un’occasione mancata?

Al tavolo permanente che abbiamo messo in piedi e che prevede riunioni mensili, intendiamo capire bene dalle amministrazioni quali sono le programmazioni di spesa della tassa di soggiorno e poter incidere di più. Se dipendesse personalmente da me, la impiegherei nella promozione, nel decoro urbano e nella formazione della prima accoglienza.
Da tempo si parla di turismo di qualità. Cosa vuol dire per lei turismo di qualità e come conciliare un turismo sostenibile, responsabile, con le contraddizioni di un turismo di massa su cui pure si poggia una fetta non trascurabile dell’economia isolana?
La sostenibilità è il futuro. Vengo da un’azienda che ha puntato molto sul concetto “green”, ma conosco bene anche le connotazioni del turismo di massa, per cui la sfida è quella di un equilibrio tra queste due tendenze. Secondo me, uno dei passi necessari è quello di eliminare il low cost, almeno da maggio a settembre. Ci vuole più controllo e ragionare sull’offerta turistica che facciamo: al di sotto di certi range di vendita non è più possibile andare. Ischia non va svenduta, gli effetti sarebbero terribili: deperimento dell’ambiente, della cultura, della vita dei residenti e dell’economia locale, a cui non fa bene piegarsi a certe distorsioni del turismo di massa.
Cosa ha significato il passaggio di gestione del Mezzatorre Resort, uno degli alberghi più eleganti ed esclusivi dell’isola, alla Pellicano Hotels della famiglia Sciò, storicamente vicina al gruppo Marriott?

Il Mezzatorre Resort è un socio storico di Federalberghi Ischia, lo è rimasto e ho personalmente un contatto diretto con il managing director Michele Sambaldi. Hanno fatto già delle proposte su una cooperazione che coinvolga altre strutture, attraverso un’analisi dei dati che tuttavia si mostra difficile perché su Ischia proprio la raccolta di dati attendibili è problematica. La nuova gestione, in questo momento storico, rappresenta per noi un grande segnale di ottimismo e di stimolo per ripensare l’offerta turistica e migliorare la qualità dei servizi offerti all’ospite.

Quante sono le aziende alberghiere coinvolte nel terremoto di due anni fa? Cosa si sta facendo?
Federalberghi Ischia ha un contatto diretto con il commissario di governo per la ricostruzione Carlo Schilardi, il quale ci ha chiesto un piano di analisi per le 13 strutture effettivamente chiuse a causa ricevuti dal terremoto, Schilardi ha messo a disposizione quattro ingegneri, con cui ci siamo incontrati insieme ai singoli albergatori. Anche se in Italia, quando si parla di regole e codici, prevalgono discipline valide per tutti, riteniamo che in questo caso esistano dinamiche e bisogni che non possono essere standardizzati. Una cosa sono le strutture con operatività aziendale, altra è affrontare le esigenze di piccoli hotel a gestione familiare.
Manca poco alla Pasqua, che tradizionalmente segna l’apertura della stagione turistica. Quante strutture alberghiere apriranno per Pasqua?
La maggior parte, circa l’80%.
Che aspettative ha per la stagione turistica 2019?
Siamo reduci da annate complicate, con cali da un punto di vista delle presenze, ma soprattutto da un punto di vista della qualità. Difficile fare previsioni, manchiamo di un sistema di raccolta dati affidabile, sia in termini di occupancy che di average rate. Per la prossima Pasqua le aspettative sono varie: abbiamo strutture virtuose, che negli anni hanno saputo investire e stare sul mercato e che già dai prossimi giorni registreranno occupazione; per altre, magari svantaggiate dalla location, sarà più difficile ingranare. Non mi sento di fare previsioni a lungo termine, spero che la Pasqua dia segnali positivi per i quali bisogna aspettare ancora qualche giorno: il turista prenota ormai sotto data.
Una sfida che vorrebbe vincere.
Vorrei che all’interno degli alberghi ci fosse una professionalità maggiore, provando anche migliorare i rapporti tra datore di lavoro e dipendente. Migliore è il rapporto, più alta diventa la professionalità.
Cosa fare per ottenerla?
Investire sulla formazione.

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