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I trattenuti del mare

di Michele Romano

Tra le nostre letture ci siamo imbattuti in una raccolta, inerente alla sofferta e spesso tragica vita della “gente di mare”, di un caro amico e concittadino della polis micaelica Michele Carabellese con un titolo delicato e significativo: “i trattenuti del mare”. È un documento-testimonianza dell’elevato costo umano della comunità procidana nel duro esercizio della navigazione, primaria fonte di lavoro tra onde altissime, tifoni, cicloni, sempre lì in agguato, utilizzando i termini impetuosi, impregnati di commozione, del caro Michele. Anche perché  tanti nominati da lui sono sprofondati negli abissi marini, strappando la custodia amorevole dei loro corpi e del loro respiro cosmico a madri, padri, mogli, figli, figlie, familiari, amici.

L’elemento struggente di tale narrazione ci porta alla drammatica situazione dei migranti che, giustamente, Papa Francesco definisce i “Cristi” di oggi, considerati come allora fu per Gesù “il male sociale”. Infatti i bambini, le donne, i giovani e tanti altri che sprofondano negli abissi del Mar Mediterraneo, le navi in balìa delle onde, innocenti disperati alla ricerca di un luogo in cui trovare la sublime dignità della propria singolarità di esistenza si trovano davanti ad una immane muraglia di “disumanità” feroce e crudele in cui i governanti della Terra fanno a gara a chi ne è più campione degli altri. E in questa gara, purtroppo, i ribaldi che hanno acquisito il potere nella nostra penisola si battono, spudoratamente, per il primato, supportato da un clima, un “humus” sociale pieno di cinica indifferenza e irritabile insofferenza verso l’altro, il diverso. E ciò è, in modo rilevante, accompagnato da un dirompente ritorno, nello scenario socio-politico mondiale, del terribile sentimento dell’odio, che, nella Giornata della Memoria dell’Olocausto, ci offre la percezione che i tragici e orripilanti eventi della prima metà del Novecento stiano lì pronti a tornare con forme diversificate, ma nella sostanza con la medesima ampiezza terrificante e devastante, quantificata in una nuova strage degli innocenti.

Davanti a tale desolante eventualità, chi ancora possiede la speranza e la buona volontà di definirsi persona in tutte le sue dimensioni di dignità, di solidarietà, di uguaglianza, di fraternità non può addormentarsi sul divano a guardare ed ascoltare passivamente le urla, spesso di una ferocia unica, nei dibattiti televisivi e nella “Rete”. Cosa si deve fare? Per quanto ci riguarda, nel nostro piccolo cosmo di “gente di mare”, appropriandoci della memoria storica, prendiamo coscienza che, in questo momento, i nostri cari avviluppati negli abissi del mare stanno diventando una unica entità con la moltitudine di migranti che li hanno raggiunti laggiù perché vittime sacrificali dell’egoismo socio-economico. Ecco diventare, dal privilegio avuto dal luogo natio, educati a guardare oltre la linea sottile dell’orizzonte, andare oltre, particelle attive e proficue nella dicotomia tra odio-amore, tra egoismo-altruismo dove si decide il risorgere dell’Umanesimo o la sua funesta eclisse in cui il Caino dentro di noi tende a distruggere tutta la nobiltà del genere umano.

* FILOSOFO

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