Il business delle demolizioni

Il business delle demolizioni

DI GAETANO MONTEFUSCO

I tafferugli di oggi a Napoli, alla via Camaldolilli, dove le forze dell’ordine dovevano sgomberare una modesta villetta abusiva per far eseguire un ordine di demolizione emesso dalla Procura della Repubblica, riaccendono i riflettori sul fenomeno dell’abusivismo edilizio dopo la tragedia di Casteldaccia. Ma sono criminali quei cittadini che stamattina hanno impegnato le forze dell’ordine per impedire la demolizione o si tratta semplicemente di gente indignata contro il potere repressivo degli abusi che si esercita “a campione” senza sistematicità apparendo così del tutto casuale?

Ciò che sconcerta i più è il fatto che si agisca a distanza di decenni contro abusi tollerati a lungo e per i quali i comuni forniscono servizi ed inacamerano imposte, mentre non sempre si interviene sui nuovi manufatti in corso di realizzazione. Quando la violenza istituzionale si abbatte quasi per sorteggio solo su alcuni cittadini, e non su tutti quelli che hanno commesso abusi, chi ne è colpito reagisce come può a quella che ritiene un’ingiustizia e talvolta trova la solidarietà di altri anche perché considerare una casa solo come frutto di un reato e non anche come un focolare domestico dove si vivono le gioie e i dolori dell’esistenza umana è fuori dalla logica comune di chi per procurarsi un tetto fa immani sacrifici.

La lotta all’abusivismo non può essere ottusa com’è. Quanto costa ai cittadini la demolizione di una casa abusiva? Quanto costa demolire 70mila case abusive solo in Campania? C’è l’immane costo per le decine di agenti delle forze di polizia impiegate per gli sfratti e spesso osteggiate dalla popolazione, poi ci sono le spese per i consulenti tecnici nominati per stimare il costo delle demolizioni e infine il costo delle dittre demolitrici che in tempi magri si iscrivono agli albi dei tribunali per lavorare.

E’ quindi un’impresa impossibile e bisogna prenderne atto non ascoltando quelli che tifano per le demolizioni goccia a goccia utili solo ad arricchire consulenti ed imprese edili specializzatesi sorprendentemente nel settore demolizioni di abusi. Le demolizioni delle case abusive non possono essere un business per pochi ma devono rappresentare un rimedio e se non si riesce a demolire tutto o lo si acquisice ai demani pubblici o si regolarizza chi ha commesso abusi di necessità liberando del compito la magistratura che deve giudicare e non occuparsi di gestire compiti anche di carattere amministrativo anche perché non sempre dà prova di uguali capacità in settori diversi da quello che le è proprio.

Di recente è stata al centro dell’attenzione la vicenda di qualche demolizione a Castel Volturno, vicenda segnalata con un’interrogazione parlamentare dal senatore Tito Di Maggio e ci sono state critiche per i decreti di liquidazione emanati in favore dei consulenti tecnici incaricati dalla Procura di procedere alle demolizioni perché cospicui e perché qualche consulente avrebbe sovrastimato il costo dell’abbattimento di un manufatto abusivo.

Quando sono distratti dal precipuo compito di giudicare e chiamati a gestire soldi non sempre i magistrati sono bravi ed efficienti come dimostrano casi di gestione delle procedure fallimentari per le quali ogni tanto scoppia qualche scandalo o la gestione dei cospicui patrimoni dei soggetti in odore di mafia che ha visto di recente il Consiglio superiore della magistratura applicare addirittura il massimo della sanzione disciplinare con la radiazione di Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Palermo. E allora liberiamo la magistratura di un compito che non le è proprio e guardiamo in faccia alla realtà procedendo a regolamentare gli edifici abusivi acquisendoli al demanio o condonando quelli condonabili visto che non si possono demolire tutti.

 

* AVVOCATO

 

 

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