Il circo mediatico e il modo di esibire… i nostri errori

Il circo mediatico e il modo di esibire… i nostri errori

Non è gridando più forte che cambia il giudizio di chi guarda i servizi giornalistici e televisivi dedicati alla nostra isola e, soprattutto alla nostra gente. Lo stesso vittimismo che traspare aumenta solo l’imbarazzo. Ma poi sotto attacco di chi e per cosa? La verità è che ci prestiamo al circo mediatico che ci sta interessando. I nostri comportamenti “accattivano” stampa e spettatori. Il problema non è quello che dicono di noi ma il modo in cui ci esibiamo o esibiamo i nostri errori. Per il resto potremmo parlare e scrivere all’infinto sul profilo di chi parla di noi, per esempio quel “signore” (?), ex politico, ex magistrato, ex di tutto non aveva e non ha titolo per parlare, la verità è che qualcuno doveva spiegargli che al netto dei suoi presunti meriti per aver distrutto la prima repubblica facendo sfregio di diritto e di giustizia, non ha fatto nulla per lavorare ad una Repubblica e ad un Paese diverso e migliore. E gli effetti si vedono e si vivono anche sula nostra Isola.

La politica, lo Stato non ha saputo dare le giuste risposte, il necessario supporto, i dovuti “consigli”. E così si è preferito far vivere i cittadini nel bisogno magari strategico per condizionare il consenso. E per il soddisfacimento di sacrosanti diritti si sono preferite, per incapacità e malafede, altre strade anzi, altre diaboliche scorciatoie, favorendo o coprendo gli illeciti, anche nella costruzione di una casa. Ma tutto questo non può rappresentare un alibi per nessuno. Ne siamo tutti consapevoli complici e responsabili, nessuno escluso! E allora? Non ci resta che cambiare. Una chiara e trasparente assunzione di responsabilità testimoniando nel concreto la voglia di svoltare.

Bisogna smarcarsi dal dibattito che riguarda il decreto Genova e dimostrare che le cose si possono fare a prescindere, ma soprattutto che le vogliamo fare, nel rispetto della legge, della grande bellezza della nostra Isola, ma soprattutto delle legittime aspettative di chi è stato maggiormente colpito dal sisma. Basta con le chiacchiere inutili e dannose, è il momento del fare. Abbiamo un’area dell’Isola da ricostruire, decine di famiglie alle quali garantire e restituire una dignitosa sistemazione e la speranza in un futuro. Una task force tra i comuni coinvolti, un tavolo tecnico o conferenza dei servizi permanente con gli enti sovracomunali preposti per l’esame delle pratiche di condono, Soprintendenza, Autorità di bacino e gli altri enti ed uffici competenti, rimboccarsi le maniche e lavorare senza freni. Risposte credibili! Quella della ricostruzione può e deve rappresentare una occasione anche per dare un senso al sacrificio di vite umane ed a quanti hanno perso tutto. Ecco la risposta che le amministrazioni locali e l’Isola d’Ischia, può dare: risposte tangibili e fatti utili e concreti. Si può fare.

Vito Iacono

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