Il restauro dei dipinti della cripta A dirigere l'equipe di quattro restauratrici che si è occupata del lavoro, la torinese Eleonora Cerra. Al Castello affiora così l'arte del '300, probabilmente della scuola del Cavallini

<span class="entry-title-primary">Il restauro dei dipinti della cripta</span> <span class="entry-subtitle">A dirigere l'equipe di quattro restauratrici che si è occupata del lavoro,  la torinese Eleonora Cerra. Al Castello affiora così l'arte del '300, probabilmente della scuola del Cavallini</span>

di Isabella Puca|

Ischia – Il lavoro dell’istituto Europeo del Restauro, nonostante la presenza di ospiti d’eccezione di appena tremila anni, è continuato anche su altre importanti opere a cui è stato dato nuovo splendore. Tra gli interventi, anche quello indirizzato a una delle cripte presenti alla Cattedrale diroccata eseguito dalla dott.ssa Eleonora Cerra e da un’equipe di quattro restauratrici iscritte al master semestrale sulle pitture murarie. «L’intervento di restauro è durato ben 6 mesi – ci ha spiegato la dott.ssa Cerra – siamo partiti dallo stato di conservazione e documentazione fotografica fino ad arrivare al ritocco vero e proprio. La zona su cui siamo intervenuti era abbastanza corrotta,  erano stati utilizzati prodotti non idonei che aggiunti ai problemi climatici hanno reso necessario l’intervento  per salvaguardare quello che già c’è. Qui su è un posto davvero unico». Mentre ci mostra l’opera restaurata sono in tanti i turisti a visitare il Castello, incuriositi dal lavoro delle restauratrici che si apprestano a fotografare. «In precedenza – ci ha spiegato ancora la dott.ssa Cerra – è stato utilizzato un prodotto che aveva messo in evidenza solo alcune parti, ed è stata fatta una stuccatura con una colorazione accesa predominante rispetto alla pittura murale. Con la sovrintendenza si è deciso di rimuovere le stuccature e con un laser siamo arrivati al ritocco dove abbiamo eliminato alcune scritte, una brutta abitudine  davvero quella di lasciare tracce sui monumenti!». box 2

Nonostante non siano riusciti a risalire al nome preciso dell’autore, ciò che è certo è che siamo nel ‘300 e che probabilmente la scuola è quella del Cavallini. Per quanto riguarda i soggetti vi è un adorazione dei magi con una scena pastorale, una Madonna con  Bambino e due Santi e una Teoria dei Santi. Ancora, sulla volta, sono presenti negli angoli quattro angeli, un Cristo Pantocratore e due angeli al centro, «quello che non si vede non si può aggiungere e la scuola del Cavallini ha davvero una buona mano». L’idea è quella di restaurare una cappella all’anno e di muoversi con il restauro anche in direzione della Cattedrale che essendo esposta agli agenti atmosferici si presta a un intervento davvero delicato. «Sono ormai 9 anni che svolgo questo lavoro – ci ha raccontato Eleonora con il suo accento torinese – dopo l’Accademia di belle arti, settore restauro,  ho avuto la fortuna di poter lavorare. Poi, ho conosciuto l’istituto Europeo del restauro ed è nata la collaborazione lavorando su cantieri qui sull’isola, a Napoli e nell’hinterland». Paradossale che in un’isola dove tutti si sentono obbligati a emigrare per svolgere il lavoro per il quale hanno studiato, arrivino restauratrici da ogni parte d’Italia e non solo. «Non capita tutti i giorni – ha concluso la dott.ssa Cerra – avere la possibilità di restaurare affreschi del ‘300 a questo bisogna aggiungere un buon grado di passione e la fortuna di potersi muovere e vedere le bellezze dell’Italia. Sembra una banalità ma non lo è. Certo è una vita di sacrifici, ti senti un po’ nomade, e poi non è la classica immagine stereotipo della ragazza che pulisce o tratteggia. É un lavoro faticoso ma  si è ripagati di ogni fatica» – Foto Enzo Rando

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