Ischia e l’ennesimo suicidio: addio ad Angelo Mennella Il gesto estremo del 75 enne lacchese conferma ancora una volta che il male di vivere abita (anche) qui...

<span class="entry-title-primary">Ischia e l’ennesimo suicidio: addio ad Angelo Mennella</span> <span class="entry-subtitle">Il gesto estremo del 75 enne lacchese conferma ancora una volta che il male di vivere abita (anche) qui...</span>

DI FRANCESCO FERRANDINO

LACCO AMENO. Un’ennesima, tragica notizia sconvolge la comunità lacchese. Angelo Mennella, 75 anni, è morto all’ospedale Rizzoli in seguito alle gravissime ferite riportate ieri mattina nel tentativo di togliersi la vita. L’uomo, probabilmente in preda alla forte apprensione per le condizioni di salute della moglie, operata nella giornata di domenica all’ospedale di Pozzuoli, ha deciso di compiere l’estremo tragico gesto gettandosi dal quarto piano della palazzina dove risiedeva, nel quartiere della 167 a Lacco Ameno. Soccorso sul selciato del cortile condominiale, le condizioni dell’anziano erano immediatamente apparse disperate: la caduta aveva infatti provocato gravissimi danni agli organi interni oltre a numerose fratture. Riattivata l’attività cardiaca grazie all’intervento del 118, il successivo immediato ricovero all’ospedale Anna Rizzoli ha soltanto prolungato la rapida agonia di Angelo, che è poi spirato intorno alle 14:30 di ieri pomeriggio. Da quanto si è appreso mediante i primi rilievi investigativi effettuati dalla Polizia di Stato, sembra che l’anziano, che abitava al terzo piano, sia salito sul tetto dell’edificio per poi mettere in atto il disperato gesto. Sulla salma verrà eseguita l’autopsia, ma non sembrano esserci dubbi sulla dinamica. La tragedia ha lasciato attoniti tutti gli abitanti della popolosa zona, ma ha colpito ovviamente l’intera isola d’Ischia. Non è la prima volta, negli ultimi tempi, che la comunità isolana si trova a dover piangere la morte di uno dei suoi figli mediante un disperato gesto suicida. Anzi, il dramma di ieri, per una tragica coincidenza, cade esattamente un mese dopo la morte di un altro lacchese, il 66enne Giovanni Climaco, noto ex titolare dell’accorsato negozio di calzature “Gianni Shoes” a Ischia Porto, ritrovato ormai esanime nella sua abitazione dopo essersi dato la morte con una corda al collo, proprio lo scorso 12 settembre. Trenta giorni fa. E poche settimane prima, in piena estate, anche Mario Mosca, il popolarissimo venditore di graffe sulla spiaggia dei Maronti, aveva scelto la stessa agghiacciante modalità per lasciare questo mondo. Di fronte a una tale asfissiante catena di tragedie, l’isola intera non può più esimersi dall’interrogare se stessa, incapace di spezzarne le maglie. La solitudine, le difficoltà del presente e le incertezze del futuro, appaiono spesso insormontabili, specialmente (ma non solo) nel caso di persone anziane, duramente provate dalle lotte di una vita di lavoro, e che si trovano poi a dover affrontare improvvisi drammi privati, come ad esempio la malattia di uno  dei propri cari. Angelo Mennella, classe 1940, era in pensione, aveva lavorato nel settore turistico alberghiero. Non ha lasciato un biglietto, né alcun’altra testimonianza per spiegare come fosse giunto a maturare la determinazione di commettere il terribile gesto. Gli abitanti della zona, sbigottiti, non avrebbero mai immaginato che Angelo stesse covando un tale progetto per porre fine alla sua vicenda terrena. Si è talvolta detto che “ci vuole molta vitalità per togliersi la vita”, ma di fronte al mal di vivere, a quel morbo silenzioso e devastante che è la depressione, definito anche come “il male del secolo” e che colpisce sempre più persone, ogni certezza e ogni valutazione cadono miseramente. Come ieri, quando nessuno, all’infuori di Angelo, poteva prevedere l’ennesima tragedia su un’isola che negli ultimi decenni ha visto vari altri gesti del genere, senza distinzioni di età e di estrazione sociale: da pensionati in preda ad improvvise solitudini, a ragazzi colpiti da delusioni scolastiche o sentimentali. Come Mario Castaldi, 19 anni, che due anni fa scelse assurdamente di farla finita lanciandosi nel vuoto dalle mura del Soccorso a Forio, per aver giocato e perso un’ingente quantità di denaro su un sito di scommesse. Così come resta impossibile da dimenticare il duplice suicidio di Pina e Lucia, le due studentesse del liceo classico che nel 1999, di fronte a una bocciatura, scelsero di reagire con questo folle ed estremo gesto. Ora, come sempre accade, si sprecheranno analisi psicologiche e sociologiche, in un’affannata ma anche stanca ricerca postuma sui possibili “perché” di questo ennesimo episodio che trae le sue radici nell’inafferrabile complessità dell’animo e della mente. Enzo Ferrari confessò di aver pensato al suicidio soltanto una volta, di fronte all’implacabile avanzata della malattia che gli portò via il giovane e amatissimo figlio Dino, ma di non aver mai avuto il coraggio di attuarlo perché, disse, togliersi la vita è un atto che richiede tanto coraggio. Ma quel coraggio assurdamente impiegato contro se stessi per un’azione così estrema, quel disperato “no” alla vita, doveva e deve invece essere lanciato oltre gli ostacoli che la vita stessa invariabilmente pone sul cammino di tutti: non conta vincere o perdere, conta soprattutto aver lottato e averci provato, sempre, fino all’ultimo. Angelo, dopo una vita di lotte, non ce l’ha più fatta, e ha ceduto prima del traguardo.

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