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LA GENTE E IL POTERE GLI EROI DELLA PIAZZA E PIAZZA DEGLI EROI

DI FRANCO BORGOGNA

Cerco di cucinare, in salsa ischitana, l’ultima pietanza offerta dalla stampa nazionale: la contrapposizione tra il popolo e l’élite. Ricordiamo che su Repubblica si è sviluppato un ampio dibattito, tra intellettuali, sul tema suddetto, affrontato e sollecitato dallo scrittore Alessandro Baricco. L’occasione per leggere, in versione isolana, questo dibattito ci è offerta da due circostanze: gli insulti di haters in rete al Sindaco Enzo Ferrandino e la ribellione popolare al rifacimento di Piazza degli Eroi. Il dilemma è: fino a che punto la gente può criticare le istituzioni ( democraticamente elette) e fino a che punto le istituzioni, rappresentative del popolo, possono ignorare qualsiasi forma di dibattito partecipativo e di coinvolgimento popolare ? Inoltre c’è da stabilire, preliminarmente, che cosa deve intendersi ( anche nell’isola d’Ischia) per “ élite” e che cosa, invece, per “popolo”.  Per quanto riguarda il primo corno del dilemma, non ho dubbi che una cosa è la critica stringente e meticolosa agli amministratori in carica, che è un diritto-dovere di una cittadinanza che voglia essere attiva, altro è il tentativo di delegittimare un Sindaco in maniera prevenuta e con metodi intimidatori ed insolenti. Anche l’opposizione consiliare deve comprendere  questa differenza e bene ha fatto, giorni fa, Mizar a stigmatizzare il modo non propriamente urbano  di appellare il Sindaco da parte di Gianluca Trani e invitare Gianluca a distinguersi solo sui problemi reali del paese e sulle soluzioni alternative da proporre.

Il progetto di rifacimento di Piazza degli Eroi è da tempo a conoscenza pubblica ed io stesso ho avuto modo, tempo fa, di criticarlo per due motivi: uno, lo spreco di un concorso di idee, poi buttato alle ortiche per un progetto successivamente cucinato in casa dall’Ufficio Tecnico; due, perché dà l’impressione che si sia badato più all’idea di creare artificialmente una piazza d’incontro ( ampliamento del marciapiedi lato cioccolatteria) che alla funzionalità dell’opera. La sensazione è che si possa aggravare la strozzatura, imbottigliando maggiormente le auto e i mezzi pubblici, in una zona già gravemente critica per tutto il tratto di via Michele Mazzella, che va dalla piazza fino ai Pilastri, a causa del sovraccarico di scuole, Tribunale, supermercati. Ma ora la situazione dei lavori in corso si è ulteriormente aggravata, come ci ha informato il Golfo di venerdì, con l’emersione del problema cavi Telecom e servizi vari, che minaccia di ritardare l’opera. Questa la dice lunga sul completo scollegamento tra enti diversi e sul modus operandi dell’Ufficio Tecnico Comunale quando progetta le opere. Colpevoli sono i consiglieri di opposizione e l’opinione pubblica di aver aperto gli occhi con ritardo, ma più colpevoli gli amministratori per non aver coinvolto preventivamente tutti coloro in grado di fare valutazioni trasparenti e democratiche dell’impatto che i lavori di trasformazione della piazza avrebbero potuto provocare. Qualche opposizione fu fatta solo sugli aspetti economici e sulla perdita eventuale dei finanziamenti, ma non sulla validità complessiva del progetto. Ancora oggi c’è chi minimizza il problema affermando che si tratta di un innocente “ progetto che nulla mette e nulla toglie” Questo lo capiremo a stagione turistica inoltrata. Nel frattempo, per carità, non dedicate la piazza al dr. Mattera Agostino, il Medico Buono,che come dice con eleganza la figlia Laura, era uomo modesto e schivo, a cui faremmo non un omaggio ma un torto, tirandolo in ballo per una piazza contestata e nata sotto una cattiva stella. Dunque, nel caso di Ischia, l’élite amministrativa fa scelte senza preoccuparsi di condivisioni e coinvolgimenti della popolazione interessata, anzi ignora volutamente idee progettuali di equipe di tecnici che avevano prodotto uno sforzo di creatività e funzionalità.

D’altro canto i cittadini ( la gente, il popolo) si sta svegliando con ritardo. Diciamo così, avremo una nuova Piazza degli Eroi, ma ci mancano ancora gli Eroi della Piazza. E non parliamo solo della piazza in questione, ma in genere delle piazze, sia reali che virtuali, intese come agorà pubbliche in cui confrontarsi, elaborare, verificare, proporre. A questo punto, possiamo riallacciarci al dibattito nazionale sviluppatosi su Repubblica, a seguito della provocazione di Alessandro Baricco. Cerco di riassumere in breve la disputa, ad uso dei lettori del Golfo; Baricco: “è venuto meno un patto, esistito per anni, tra le élite e la gente, che adesso ha deciso di fare da sola. La rivoluzione digitale ha redistribuito il potere, ma non il denaro”. Baricco ha scritto un libro sul Game, il grande e rivoluzionario gioco digitale. Egli propone di modificare gli atteggiamenti, restando però all’interno del Game. Propone di capire le regole del nuovo gioco, anziché accettarlo ciecamente o respingerlo acriticamente. Dobbiamo, secondo lo scrittore, agire più come  “cittadinanza consapevole” che come “ gente indistinta e irrazionale”.  A Baricco ha fatto seguito  un brillante Ezio Mauro, secondo il quale l’assalto popolare alla èlite nasce da un’emozione più che da una teoria. Un sentimento della confisca. La sensazione diffusa di un esproprio di un pezzo di realtà, di una parte del meccanismo decisionale di una quota di rappresentanza. Quasi un furto. Lo strappo finale è avvenuto allorquando l’élite non ha saputo leggere e prevedere la grande crisi economica che stava investendo buona parte del mondo. Nel momento peggiore per la società contemporanea, c’è stato il corto circuito tra élite e  popolo che ha provocato una rottura pressoché insanabile. Dice Ezio Mauro: “ Occorre il consenso, una relazione costante con la cittadinanza, un dispositivo continuamente operante di riconoscimento reciproco. Questo vale anche per Ischia: è necessaria una relazione e verifica costante con la cittadinanza, che non vuol dire affatto “ propaganda continua” perché quest’ultima- una volta smascherata- provoca sulla popolazione effetti  devastanti.

Ad Ezio Mauro hanno fatto seguito interventi qualificati delle professoresse accademiche Nadia Urbinati e Mariana Mazzucato, per le quali è vitale ed indispensabile un conflitto perenne tra élite e popolo, perché nessuno regala niente e la gente può progredire solo rivendicando e combattendo contro le stratificazioni sociali ed economiche dell’élite.  Poi il filosofo Paolo Di Paolo, della Scuola degli Alti Studi Sociali di Parigi, è del parere che sia tutto da definire il significato delle parole “ élite” e, soprattutto, di “ gente”. Per lui, ad esempio, i Gilet Gialli di Francia sono piccoli-borghesi, non popolo. Tra tante teste d’uovo , nel dibattito si è inserito anche un bravissimo maestro elementare, Franco Lorenzoni, che ha istituito in Umbria un Centro di Sperimentazione educativa. Secondo Lorenzoni: “ Se la sacrosanta rivolta contro ingiustizie e disparità immagina la cultura come privilegio da abolire, con l’acqua sporca buttiamo non solo anche il bambino, ma tutti i bambini che verranno. La storia ci insegna che qualunque rivoluzione abbia puntato alla tabula rasa si è risolta in catastrofe… La scuola è uno dei luoghi chiave per fronteggiare ogni forma di semplificazione che avvilisce l’intelligenza e la capacità di comprendere ciò che accade nel mondo”. Con tutto il rispetto per Alessandro Baricco e i prestigiosi intellettuali che si stanno cimentando nel dibattito su Repubblica, mi sento di condividere, più di tutti, il parere del maestro elementare: “ La scuola deve essere un po’ meglio della società che le sta intorno, altrimenti cosa ci sta a fare?”.

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Al di fuori del dibattito che ha fatto seguito all’intervento di Baricco, segnalo anche due interessanti punti di vista che ci aiutano a capire come muoverci nel mondo moderno: quello del filosofo Maurizio Ferraris e quello del politologo Mauro Calise. Entrambi ci invitano a riflettere sulla rivoluzione prodotta dalla medialità diffusa e pervasiva. Ferraris usa il termine “ capitale documediale” prodotta dal web, per indicare la massa di documenti e informazioni prodotti  per esempio da due miliardi di cellulari. Dopo la “ rivoluzione industriale”, che produceva merci e generava alienazione, fu la volta della “ rivoluzione finanziaria”, che produceva ricchezza a prescindere dai prodotti, oggi è la volta della “ rivoluzione documediale”. Mauro Calise parla addirittura di “ cielo capovolto” per definire la rivoluzione digitale e lui, che è stato simpatizzante di Renzi quando era all’apice, afferma che è impossibile qualsiasi tentativo di proporsi come leadership senza indicare il modo di “ governare” il capovolgimento del cielo. Nuovi eroi cercansi per le nuove piazze, siano esse reali o virtuali.

 

 

 

 

 

 

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