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La rivolta della Siena, raccolte trecento firme contro lo scempio del parcheggio

ISCHIA. Ischia Ponte è ormai all’esasperazione. L’annosa questione legata al completamento del parcheggio pluriplano all’ingresso del borgo antico ha generato una serie di disagi e disfunzioni le cui conseguenze si riverberano pesantemente sul commercio locale, notoriamente già in forte sofferenza da anni. L’istituzione della zona a traffico limitato secondo molti avrebbe potuto portare benefici alla zona,  se solo fosse stata accompagnata dall’opportunità di lasciare il proprio veicolo in prossimità dell’ingresso, ma com’è noto il parcheggio della “Siena” è tuttora di là da venire: al suo posto campeggia l’ormai famoso, anzi famigerato, “lago”. Le auto che invece possono transitare nel borgo non appartengono a utenti che apportano significativi guadagni alle attività della zona, molte delle quali sono state costrette alla chiusura. Inoltre, tra i residenti circolano le voci più disparate sui possibili motivi alla base degli ormai biblici ritardi nella costruzione della struttura: alcuni abitanti paventano persino la circostanza per cui il ritardo dei lavori sul cantiere possa arrivare fino alla scadenza delle attuali concessioni, col rischio che l’opera non venga mai più completata, e con le prevedibili negative conseguenze del caso. Insomma,  il borgo è ormai in ebollizione e non si escludono a stretto giro manifestazioni di protesta per fare pressioni sull’amministrazione comunale, allo scopo di indurla a fare chiarezza.

In particolare, il neo costituito comitato “Salviamo Ischia Ponte” ha diramato un documento in cui viene duramente stigmatizzato il comportamento di entrambe le parti, quello del privato intento alla costruzione del parcheggio e quello dell’amministrazione di via Iasolino: «L’avventura del Parcheggio della Siena – si legge nella nota – ha avuto inizio molti anni fa. Fra non molto, spegneremo una decina di candeline! Se davvero così fosse, non sarebbero tante? Se lo chiediamo all’avv. Santaroni, risponderà che non c’è problema e che al più presto l’opera sarà terminata, certo di avere ancora credibilità. Se lo chiediamo al Sindaco d’Ischia, risponderà, sperando di farla ancora franca e scrollandosi clamorosamente da responsabilità che il ruolo gli attribuisce, che si tratta di edilizia privata e il Comune non c’entra! Se lo chiediamo agli ischitani, a tanti ospiti, a chi ha un esercizio commerciale ad Ischia Ponte, ognuno risponderà che la pazienza ha un limite e che il limite è stato abbondantemente superato; che soprattutto, non è più accettabile il muro di omertà e di mistero che protegge l’opera».  In sostanza, tante domande, tanti dubbi, ma nessuna risposta chiara, mentre quello che è certo è l’eliminazione di quello che un tempo era un polmone verde, e allo stesso tempo le falde acquifere del sottosuolo stanno subendo un danno enorme: «Certo – continua il Comitato – si tratta di un’opera densa di difficoltà, ma tali difficoltà non possono essere affrontate né superate in un cantiere che conta un numero incredibilmente esiguo di operai e che per troppo tempo resta, stranamente, chiuso!». Viene anche invocato l’intervento della magistratura:  «La verità è che sono gravi le responsabilità di chi ha avallato l’opera, di chi, alla Sovrintendenza e al Comune d’Ischia, ha firmato quelle concessioni che stanno per scadere e che dovrebbero diventare, per la Magistratura, oggetto di indagini.  Gli Ischitani hanno atteso fiduciosi una soluzione, ma ormai è stato superato ogni limite. Ora basta!». In particolare, i componenti del Comitato si rivolgono al sindaco Enzo Ferrandino in qualità di massima autorità sanitaria oltre che garante dell’interesse pubblico, ponendo anche un limite temporale al cantiere che si trascina da anni: «I sottoscritti chiedono di adottare una decisione responsabile, chiara e concreta:  la “Società Villa Miramare” concluda l’opera entro il prossimo mese di settembre o ripristini i luoghi.  Questo è il primo passo di un percorso che potrebbe essere forse lungo, ma che certamente, con la condivisione di cittadini, forze politiche e sindacali, associazioni di categoria, ambientalistiche, culturali, dovrà condurre a raggiungere una conclusione nell’interesse di tutti: per salvaguardare ciò che resta del patrimonio naturale della zona e salvare il salvabile, per difendere gli interessi economici di una zona sempre più isolata in un crescendo degrado; per impedire soprattutto, che qualcuno continui ad avallare l’operato di chi pensa solo a curare i propri affari». Parole durissime, che riflettono il nervosismo serpeggiante sul territorio. La protesta sarà affiancata da una raccolta di firme a supporto del documento diramato dal Comitato: ieri erano già state raccolte oltre trecento sottoscrizioni. Un numero enorme, di fronte al quale l’amministrazione potrebbe essere messa con le spalle al muro e decidersi a intervenire concretamente.

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