LA RIVOLUZIONE DIGITALE E’ UN BENE O UN MALE PER ISCHIA?

LA RIVOLUZIONE DIGITALE E’ UN BENE O UN MALE PER ISCHIA?

La politica è ormai governata dai social, il commercio dal commercio elettronico, il turismo per il 24% è mosso dalla componente digitale. Siamo dunque tutti pesci impigliati nella Rete? Rappresentiamo ormai solo un boccone per le fauci ingorde della società globalizzata? A sentire il giovane filosofo sovranista Diego Fusaro, novella star televisiva dell’antieuropeismo e della difesa identitaria, ci salviamo solo se riconquistiamo confini di sovranità nazionale, sottraendoci alla schiavitù, cui ci costringono le élite, e alle diavolerie della globalizzazione. O invece ci sono margini di libertà e di nuove opportunità per qualunque cittadino e per ogni singolo operatore economico? Ischia, in questo dilemma, rappresenta un laboratorio unico di osservazione, in quanto isola e in quanto meta turistica ancora, fortunatamente, di notevole livello. Che ci sia in atto, a Ischia come nel resto del mondo, una mutazione genetica che fa comunicare le persone con schema binario, in maniera tribale, nel doppio senso di linguaggio semplificato e povero, ma anche tendente alla creazione di schiere di aficianados o denigratori di un soggetto, di una tesi, di un partito politico, è chiaro e lampante. Che ci sia un rifiuto, un rigetto di qualsiasi ragionamento complesso, di qualsiasi sfumatura, è altrettanto chiaro. Tutto porta alla distinzione netta: bianco o nero, di qua o di là, con me o contro di me. E’, purtroppo, con questo schema mentale imperante che ci dobbiamo misurare. Si è costretti a scegliere con quale clan stare. Come si concilia tutto questo con la nostra organizzazione turistico economica isolana, con la società ischitana, con le sue origini agricole e di naviganti ( col doppio carattere di chiusura ed apertura, difesa dei confini e allargamento degli orizzonti economici e culturali) ed infine con un commercio ancora basato su schemi tradizionali? Per tentare una risposta sensata, dobbiamo porci tre interrogativi, a cui dare risposte logiche: quanto pesano i social, facebook in primis? Quanto incide- in positivo o in negativo – la rivoluzione digitale sul nostro turismo ? Quanto conta l’evoluzione dell’e-commerce in una realtà socio-economica conchiusa com’è quella isolana? Ai lettori attenti non sarà sfuggito un recente intervento su Repubblica – di Mark Zuckerberg, in occasione dei 15 anni dalla creazione del rivoluzionario sistema comunicativo di Facebook, scrive che il suo progetto partì dalla constatazione che su Internet era possibile trovare di tutto tranne che le persone. Da qui l’invenzione dell’incontro in rete tra le persone, le connessioni, le condivisioni, che appassiona milioni di utenti mondiali. Poi, spiega Mark che, in base ai posizionamenti dei “ like”, Facebook crea “categorie” di gradimento dei soggetti . Quindi l’utile del network non arriva dai singoli utenti, ma dalle società produttrici, alle quali fanno gola i patrimoni informativi sui “ gusti” dei potenziali consumatori.

Naturalmente, Zuckerberg tenta di lanciare messaggi rassicuranti sulla trasparenza dell’operato, sottolineando che l’utente ha la possibilità di rifiutare i messaggi promozionali non graditi. Senza questo aspetto utilitaristico, per ammissione dello stesso Zuckerberg, la funzione di “ connessione” tra persone risulterebbe, alla lunga, sterile e poco pratica. Certo, su Facebook ci sono anche 90 milioni di piccole imprese che, in assenza di queste opportunità, non avrebbero la forza economica per farsi conoscere al grande pubblico. Ed è un dato vero che le aziende piccolo-medie, una volta iscrittasi alla piattaforma, risultano migliorare i loro risultati e aumentare l’occupazione degli addetti. A Zuckergerg hanno risposto, sullo stesso quotidiano, Guido Scorza, docente di Diritto delle Nuove Tecnologie. Sostiene l’avvocato Scorza che non è del tutto esatto che gli utenti non “ paghino” nulla a Facebook; in realtà gli utenti cedono, consapevolmente o inconsapevolmente, il diritto di sfruttare quanto di più prezioso appartiene a ciascuno di noi la nostra identità personale, il nostro modo di consumare, i nostri desideri, le nostre preferenze. Ma c’è stata anche un’altra sorprendente risposta a Mark, quella di un’altra Zuckerberg, la sorella, dal nome emblematico “ Donna”. Donna vede nei social network un’insidia : la tentazione concreta di diffondere le teorie del complotto, le menzogne antiscientifiche, la disinformazione, l’appiattimento delle opinioni, ponendo sullo stesso piano l’opinione dell’uomo comune con quella dello scienziato e del competente per materia. Non è un caso che l’unica “ ribelle” in casa Zuckerberg abbia una formazione culturale e scolastica umanistica, con una tesi di laurea sulla tragedia greca. “ Donna “ denuncia come,per esempio, Facebook abbia fatto da cassa di risonanza per la misoginia e l’antifemminismo, tra l’altro sfruttando – in maniera artata e deformante – alcune tesi di libri classici, che andavano contestualizzati, cosa che non è stata fatta. Le considerazioni su Facebook sono strettamente collegabili col secondo aspetto che ci siamo proposto di esaminare: lo spaventoso incremento dell’e-commerce. E’ sotto gli occhi di tutti che con i corrieri autorizzati, anche nella nostra isola d’Ischia, arrivano centinaia di pacchi al giorno, dei generi più disparati: dall’abbigliamento ai casalinghi, ai mobili, perfino agli infissi.

C’è di tutto. Con l’aggravante che il negozio sotto casa viene sfruttato come “ vetrina” e “ cabina di prova” dei capi di abbigliamento e di altri oggetti, in modo da individuare la taglia giusta, la vestibilità, il colore visto dal vivo. Molto più che le catene di negozi, i supermercati, la grande distribuzione, più di tutti questi, il settore commerciale di Ischia viene penalizzato dall’e- commerce. Quello che è difficile stabilire è il confine esatto tra responsabilità dell’e-commerce e colpe dei punti di vendita, incapaci di schiodarsi dalle forme tradizionali di vendita. Non si può combattere l’avanzata dell’e-commerce con la forma mentis del secolo scorso. Non possiamo limitarci ad addossare la colpa per mancati incassi alla difficoltà di accesso o di sosta per le auto o altre cause che possono avere un’incidenza marginale nel processo di decadenza commerciale. La minaccia più  grave è l’e-commerce e poiché non è possibile arrestare i fenomeni della globalizzazione, è necessario trovare delle forme commerciali che offrano merci e servizi non surrogabili né appetiti dal commercio online. Non è facile, ma qui va dimostrata la capacità e la fantasia imprenditoriale ma anche la modernità di un Sindacato diverso, più al passo con i tempi. Avremo modo di affrontare prossimamente in che maniera può verificarsi l’auspicata svolta. Ci rimane, infine, da esaminare il terzo aspetto: il turismo digitale. E ce ne dà l’occasione la Bit di Fieramilanocity da oggi a martedì 12. La componente digitale del turismo procaccia 14,2 miliardi di euro all’Italia ( il 24% del totale), con un incremento nell’ultimo anno dell’8%. I turisti prenotano le vacanze online ancora in parte col tradizionale “ computer” ma con una crescita esponenziale dello smartphone del 46% ( Dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale del Turismo, curato dal Politecnico di Milano). Cala enormemente l’incidenza delle piattaforme di prenotazione, che fu la via iniziale del turismo digitale, per passare all’incontro diretto con le singole strutture ricettive, perché il cliente non gradisce più intermediazioni, né fredde descrizioni. E’ meglio entrare direttamente “ dentro” l’albergo, il ristorante, la casa vacanza, per conoscere i proprietari, l’ambiente, il personale, la capacità relazionale.

Un mix, insomma, tra la modernità e il contatto umano tradizionale. Personalmente, pur non demonizzando le insidie dell’intelligenza artificiale e della robotizzazione del lavoro, ritengo che il diffondersi, non solo nel turismo, delle chat bot ( software progettato per simulare una conversazione con un essere umano) non sia un fatto positivo per l’evoluzione del turismo. I cosiddetti “ agenti intelligenti” per dare – attraverso la combinazione di parole chiave – risposte alle FAQ dei clienti, mal si sposano con le tendenze del turismo esperienziale, Più umanità, meno artificialità! In definitiva, il turismo digitale facilita oppure ostacola il turismo ischitano? Non lo facilita ancora, perché non tutte le singole strutture sono adeguatamente attrezzate e aggiornate. Può, in prospettiva, agevolare molto il turismo ischitano in quanto ogni singola struttura può vantare e mostrare sicuramente una location apprezzabile ( Ischia – da questo punto di vista – è imbattibile) può mostrare una coniugazione inimitabile tra prodotti del territorio e consumo turistico, può riprendere una tradizionale capacità di accoglienza di una classe imprenditoriale locale a carattere familiare. Ovviamente devono crearsi alcune imprescindibili condizioni:aggiornamento professionale degli imprenditori medio-piccoli; una scelta di qualità dei prodotti da utilizzare ( soprattutto locali) senza la tagliola del prezzo migliore; la riscoperta di valori tradizionali ischitani, dal rispetto della terra alla capacità di accoglienza. Per parafrasare il filosofo Immanuel Kant e la sua Critica della Ragion Pratica, ammettiamo che esistono valori morali oggettivi, universali e necessari, che riguardano anche concetti pratici ( come il turismo). La Coscienza in sé detta agli operatori economici del turismo il seguente imperativo categorico: “ Agisci in modo da trattare l’umanità sempre come fine e mai come mezzo”. Questo vale sia per i migranti che per i turisti, che non sono né possono essere considerati un mero “ mezzo di arricchimento in termini monetari”, ma un fine, per un arricchimento reciproco dell’animo umano, attraverso lo scambio di esperienze, usi, costumi, tradizioni. Questo è Turismo, questa è ricchezza!

Franco Borgogna

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