LIB(E)RI SOTTO LE STELLE

LIB(E)RI SOTTO LE STELLE

Dopo Moro, il caso non è chiuso. La verità non detta” di Maria Antonietta Calabrò e Giuseppe Fioroni, è stata la volta di Zero Zero Uno di Nicola Graziano. Due libri, presentati nella piazza di Casamicciola per la rassegna Libri sotto le stelle (su cui ci ha ragguagliato in modo egregio Gianluca Castagna) che stanno a dimostrare come la formulazione del pensiero sia complessa e sia il risultato di lunga, faticosa elaborazione di studi, osservazione, analisi documentale o esperienza diretta visiva. Alla base del libro di Fioroni ci sono ben 4 anni di lavoro della Commissione d’inchiesta Moro 2, con l’accumulo di testimonianze, documenti desecretati dei servizi di sicurezza. Per il libro di Graziano, c’è voluta un’estrema e forte esperienza personale di 3 giorni di internamento nell’Ospedale psichiatrico di Aversa (ormai chiuso) e ben 6 mesi di riflessione prima di incominciare a mettere penna (o computer) su carta, per la stesura del libro.

E se la scrittura è complessa e frutto di fatica, la lettura, l’apprendimento, la conoscenza dei fatti, parimenti, non può essere superficiale, veloce, un assemblaggio di slogan e di spot propagandistici. Ma, al giorno d’oggi, purtroppo, non sappiamo più leggere. Da qui l’affievolimento di un pensiero, sempre più debole. Ma il Golfo, non solo ha contribuito alla buona riuscita dei due eventi culturali, ha anche pubblicato una lettera aperta sull’importanza del libro, della bravissima professoressa Anna Di Meglio Copertino. Con dovizia di citazioni, Di Meglio ha dimostrato come la lettura di libri sviluppi le reti neuronali, come l’apprendimento sia il risultato non del funzionamento dei neuroni in sé, ma delle sinapsi ( ovvero dei collegamenti) attivate tra quelli. Se veramente, come auspica la professoressa, l’anno scolastico si è aperto all’insegna del libro, allora avremo uno stupendo programma scolastico. All’importante riflessione della professoressa, vorrei aggiungere qualche ulteriore supporto. La neuroscienziata Maryanne Wolf, docente universitaria negli Stati Uniti, conferma quanto scritto da Anna Di Meglio e precisa che la lettura su carta, in un ambiente familiare, senza fretta, fa attivare un meccanismo di empatia e spinge a fare comparazioni con informazioni pregresse, in altre parole sviluppa il pensiero critico. Al contrario, la lettura su schermo, con attenzione ridotta e distrazioni,impedisce la concentrazione, spinge a saltare parole e collegamenti, non si attivano meccanismi di empatia, immaginazioni e spirito critico. Insomma, Liberi sotto le stelle diventa automaticamente anche Liberi sotto le stelle. Liberi dalla superficialità, dal conformismo, dall’omologazione (di pasoliniana memoria); solo che Pasolini si riferiva ad un’omologazione comportamentale che si riverberava nelle manifestazioni esteriori e nei tratti somatici degli individui. Tutti uguali, nell’anima e nel corpo.

Oggi, di fronte all’invasione dell’apprendimento veloce ed epidermico e della comunicazione su schermo attraverso i social, l’omologazione assume un significato più radicale e profondo, che atrofizza ogni capacità critica. Lode al libro, ma anche ai giornali (con tutti i loro limiti). Ricordiamoci dell’importanza del mito greco. Ricordiamoci che Zeus affidò a due semidei, Prometeo ed Epimeteo, il compito di donare qualcosa di fondamentale agli esseri viventi, una virtù. Epimeteo regalò agli animali una particolare abilità, come la velocità alla gazzella e la forza al leone. Prometeo, dopo aver rubato il fuoco nelle  officine di Efesto, lo donò all’uomo, dandogli così la conoscenza tecnica, la capacità di progredire e apprendere. E’ così, per la mitologia greca, che nacque il Sapere. Al di fuori del mito e nella realtà fattuale, il Sapere non ci viene regalato, ma va conquistato, leggendo e studiando, con enorme fatica.

A coronamento di queste riflessioni, ci piace citare anche quanto scritto su Repubblica da Massimo Recalcati, psicoanalista, professore alle Università di Pavia e di Verona, che si è posto il dilemma “meglio vivere che leggere? Meglio la vita che la Scuola? Aveva ragione Hobbes quando ha scritto “Primum vivere deinde philophari”? Hanno infine ragione quei politici che invocano la primazia dei fatti sulla filosofia? Poi Recalcati dà le sue risposte al dilemma: “Funzione capitale della Scuola è presidiare il nesso che lega il libro alla vita; mostrare che la lettura dei libri non chiude, ma apre la vita… E’ buona scuola solo quando è antiscolastica. Il sapere che diventa scolastico è infatti un sapere morto, privo di desiderio, chiuso all’incontro. Il compito degli insegnanti è quello di tutelare la forza formatrice del libro”. Ricordiamo ancora quanto scritto dal filosofo Immanuel Kant (Critica della Ragion Pura): “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione, il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”. Ogni studente liceale, che si appresta al conseguimento della maturità classica, sa che l’aforisma kantiano vede l’individuo da un lato partecipe del mondo sensibile (il cielo stellato sopra di me) e d’altro lato vede l’io indivisibile ed unico che l’intelletto pone, però, in connessione universale e necessaria col resto dell’umanità. I Libri sotto le stelle, parimenti, sono un fatto fisico e cartaceo, il cui contenuto, la cui anima ci pone in contatto col resto dell’universo e dell’umanità.

 

DI FRANCO BORGOGNA

 

 

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