Il monito di Luongo: «La paura è normale, ma non c’è bisogno di terrorismo mediatico»

Il monito di Luongo: «La paura è normale, ma non c’è bisogno di terrorismo mediatico»

«La paura è un fatto nomale, ma non c’è bisogno di terrorismo mediatico. Bisogna ascoltare la natura ed i suoi fenomeni ed imparare». Così Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli e a lungo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, interviene sull’ultima  scossa di terremoto registrata ieri mattina alle 10,02 a Casamicciola.

Professore, com’è possibile che dopo un anno c’è stata un’altra scossa nello stesso luogo?

«Nella parte settentrionale dell’Isola di Ischia tra l’abitato della Marina di Casamicciola ed il monte Epomeo, nella fascia che va da piazza Bagni, che è a monte della Marina, ad ovest verso piazza Maio fino a località Fango, c’è una struttura che rappresenta un punto di debolezza dell’isola. Dal 1300 in poi in questi luoghi si sono sviluppati quasi tutti i terremoti che hanno colpito l’isola. In pratica questa zona rappresenta la scia più sismica dell’isola di Ischia».

Come mai si ha una percezione ‘forte’ del terremoto malgrado la magnitudo sia spesso di assai lieve entità? Quest’ultima scossa è poco sopra il secondo grado della scala Richter…

«C’è un dibattito in corso sulla profondità. Sia la scossa dello scorso anno, così come quella di oggi (ieri per chi legge) si sono sviluppate a livello superficiale, poco in profondità. Per questo una piccola scossa può essere avvertita in modo più forte e si manifesta con una sorta di ‘boato’. Inoltre a parità di magnitudo, rispetto ad un terremoto che si sviluppa in profondità, quello superficiale si avverte maggiormente».

Tra qualche settimana il premier Giuseppe Conte sarà nelle zone colpite dal sisma lo scorso anno. Che cosa gli consiglierebbe? Bisogna ricostruire negli stessi luoghi?

«Personalmente credo che sia necessaria una riflessione sull’opportunità di ricostruire negli stessi luoghi. Non penso che il Presidente del Consiglio abbia bisogno dei miei consigli, né credo che li ascolti. Ma una riflessione è d’obbligo. Già nel 1883 all’indomani del terremoto che causò oltre 2mila morti con oltre 1.300 edifici crollati in un’area di pochi chilometri quadrati, il Ministro dei lavori pubblici di allora con i suoi tecnici spostarono la città, negli interventi di ricostruzione, verso la Marina che è la parte più sicura. È indubbio che possiamo ricostruire negli stessi luoghi colpiti dal sisma lo scorso anno, ma per avere una sicurezza ragionevole bisogna ricostruire con grande impegno, dispendio di energia e con risultati non sempre soddisfacenti. Faccio io una domanda a Conte. La ricostruzione è un messaggio che bisogna sempre dare. Ma ricostruire dove? È meglio ricostruire negli stessi luoghi che non sono sicuri o in un luogo un po’ più sicuro? Capisco che chi ha subito un danno vorrebbe la ricostruzione nello stesso luogo, ma poi che cosa lascia in eredità ai figli e ai nipoti? Una casa non sicura che rappresenta una traccia negativa sull’isola. Una casa costruita in questi luoghi così sismici sarà sempre pericolosa a meno che non ci sia un intervento tecnico ad altissima tecnologia con un grande dispendio di risorse. Sa cosa proporrei a Conte?»

Prego professore, proponga pure.

«Fate un passo in avanti nella ricerca scientifica nei terremoti come quello di Ischia. Com’è successo nel 1883 dopo il terribile terremoto di Casamicciola quando venne creato un osservatorio geofisico sperimentale. A quel tempo fu una vera risposta avanzata. In quella piccola zona tra piazza Maio e piazza Bagni, che sono pochi chilometri quadrati, dovrebbe nascere un parco scientifico. Una struttura di livello internazionale per studiare i terremoti. Questa sì che sarebbe una risposta avanzata e reale. Questa ipotesi rappresenterebbe una vera risposta ad un eventuale futuro terremoto. Ma so di parlare con dei sordi. E parlare ai sordi è una perdita di tempo. Ovviamente sarei contento di fare un ‘mea culpa’ e ricredermi».

I terremoti  non sono prevedibili, ma potrebbe esserci un nuovo fenomeno sempre nello stesso posto?

«Prevedere un terremoto è impensabile. Ma in termini di probabilità considerando che quell’area che ha quella storia sismica e quelle caratteristiche geologiche, possiamo affermare che potrebbe ripetersi un terremoto. Ma non bisogna creare allarmismi. In fondo basta studiare un po’ di storia per capire. Negli ultimi otto secoli, e parliamo solo di questo dato temporale perché di ciò che è successo in precedenza non abbiamo tracce, sappiamo di vari terremoti che hanno colpito quella zona di Casamicciola. Ed il terremoto dello scorso anno non ha fatto altro che confermare quanto già sapevamo e che la comunità scientifica aveva già acclarato: quell’area è sismica. Gli ischitani probabilmente ignorano la storia o hanno dimenticato. Forse pensano che ciò che è accaduto non può succedere più. Pensano che il terremoto sia un mito, una leggenda. Pensano che il detto ‘è successo Casamicciola’ sia un detto e che non si ripeterà più. Ma è sbagliato».   

Professore è arrabbiato?

«Sì, sono arrabbiato perché dopo un anno non c’è alcuna risposta al terremoto di Casamicciola. Nessuno decide nulla. È una zona morta. Vogliono ricostruire? Ricostruissero pure, ma devono assumersi le responsabilità. Rendere quella parte del territorio indisponibile, farlo diventare un bene della collettività e studiare i fenomeni della terra è l’unica soluzione. So che ci vuole coraggio, ma chi ha avuto una casa distrutta, non deve aver paura di spostarsi di qualche chilometro. E gli amministratori non devono aver paura di decidere. Nel contempo la comunità scientifica deve continuare a studiare».

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