ARCHIVIO 2ARCHIVIO 5

NE ABBIAMO ACCOLTI SEI MILIONI, PIU’ DUE di CLANDESTINI LA MISURA E’ COLMA!

Di GINO BARBIERI

Polemiche feroci divampano in tuta la Penisola,  innescate da una miccia  a lenta combustione che dura da circa trent’anni, arco di tempo lunghissimo nel corso dei quali si sono accasati nel Belpaese sei milioni di immigrati, più due milioni di “clandestini” che hanno voluto inseguire il sogno della conquista di un Eldorado inesistente o per lo meno molto lontano dalla realtà immaginata. In questi ultimi anni ne abbiamo visto di tutti i colori e sapori: morti in mare, scafisti arrestati, navi “umanitarie” bloccate  al largo delle coste, accordi bilaterali sfumati, leggi inapplicate, criminalità straniera diffusa in tutta la Penisola, cooperative di accoglienza che “mangiano” a quattro palmenti, vergognoso sfruttamento della manodopera straniera, radicamento incontrollato di comunità africane delittuose, sentenze e iniziative molto discutibili di certa magistratura di “manica larga”, e, dulcis in fundo, una pericolosa spaccatura –quasi cruenta- in Italia, fra buonisti che pretendono di imporre a tutti i costi un’accoglienza generalizzata in nome della carità cristiana e i pragmatici che dicono basta agli sbarchi nei nostri porti. In realtà otto milioni e passa di migranti presenti in tutte le regioni italiane sono un peso enorme per le casse dello Stato e un focolaio di squilibri sociali  in una nazione a corto di abitazioni, di scuole, di lavoro, di ospedali e di…carceri per sistemare i malavitosi!

Il “caso” da umanitario è diventato “politico”, con due schieramenti contrapposti (ma con ampie eccezioni) che si fronteggiano da molti anni facendo leva su opposte “ideologie” dirette a orientare il proprio elettorato o a seguirne gli orientamenti sui temi dell’accoglienza o dei “respingimenti”, visto che non esiste una via di mezzo che accontenti tutti e risolva una buona volta questo guaio planetario destinato a perpetuarsi sine die.

IL PROBLEMA AFRICA

E’ improprio parlare di immigrazione straniera con provenienza internazionale, quasi a rendere “normale” un fenomeno migratorio che affonda le radici fin dai primordi dell’umanità. D’altronde, solo a voler parlare di casa nostra, potremmo citare l’esempio della colonizzazione greca di Pithecusae, originata dalle migrazioni di popolazioni elleniche al solo scopo di scoprire terre nuove e stanziarvi lontane dalla madre patria. Qui si tratta de ben altro. Il fenomeno immigrazione verso l’Italia ha una datazione ben precisa –l’anno 1991- quando sbarcarono a Brindisi i primi barconi di Albanesi seguiti subito dopo da nordafricani approdati nel porto di Bari. L’inarrestabile flusso migratorio è proseguito a ritmo sempre più sostenuto, dal continente africano alle coste meridionali d’Italia quasi a senso unico, relegando pochi paesi europei sottosviluppati, qualche paese del medioriente e , soprattutto, gruppi Dominicani del centro America ad un ruolo minoritario. L’Africa con 950 milioni di abitanti e 52 stati autonomi e spesso in guerra fra loro, costituisce una spina nel fianco della vecchia Europa e in particolare della nostra nazione, perché raccoglie in sé tutte le contraddizioni di terra ricchissima di materie prime, ma “poverissima” in fatto di libertà e democrazia.

Annuncio

Feroci dittature, guerre civili, genocidi spaventosi, sfruttamento delle risorse minerarie da parte di società multinazionali senza scrupoli, tratta di uomini, donne e bambini per gli scopi più abietti, non hanno fatto altro che impoverire le popolazioni, soggiogarle in forme di semischiavitù e relegarle nell’ignoranza, nella superstizione e nel fanatismo anche religioso.

La Chiesa cattolica italiana ha avuto un grande merito, fin dagli inizi dell’Ottocento, inviando in queste terre poverissime i missionari Comboniani, precursori di innumerevoli Ordini religiosi giunti in seguito nei villaggi africani,   che si prodigarono instancabilmente per nutrire, curare e istruire (anche nella dottrina cristiana) quelle popolazioni indigene tenute fuori dal contesto socio-economico dell’Africa più avanzata.

Non bisogna dimenticare che fino ai principi del Novecento nel Sud Africa vigeva ancora la “politica” dell’apharteid nei confronti della popolazione nera e che soltanto attraverso il sacrificio di Nelson Mandela è stato possibile abbattere il muro della segregazione razziale e restituire dignità e pari diritti all’intera comunità africana.

Pur tuttavia i primi segnali di vita democratica in molti paesi dell’Africa  sono stati soffocati sul nascere con guerre tribali, persecuzione dei “Cristiani”, rapimenti e uccisioni di padri missionari e richieste di riscatto per “collaboranti” e “volontari” che operavano in Africa a favore delle popolazioni più svantaggiate.

I FALSI UMANITARI

Ritornando al problema migranti –che ha assunto in questo ultimo decennio proporzioni gigantesche, sia per numero di persone sbarcate in Italia,  che per la complessità delle operazioni di identificazione- va detto che la nostra nazione fa fatica a gestire con “dignità” una presenza preponderante di africani per i soliti mali congeniti  di un Paese privo di Programmazione e di investimenti nelle infrastrutture necessarie per una nazione di 62 milioni di abitanti. A tutto ciò si aggiunga la mancanza di occupazione –soprattutto giovanile-  per gli stessi residenti italiani e allora il quadro è completo e non bastano attestati di solidarietà, invocazioni all’accoglienza, professione di amore e di buoni sentimenti, per rendere fattibile una ulteriore “infornata” di migranti esclusivamente sul suolo nazionale!

Va ancora detto che buona parte degli “imbarcati” su gommoni e altri natanti di fortuna,  che vengono raccolti in mare dalle navi ong, non hanno lo status di “rifugiati umanitari”, perché non scappano da guerre o da persecuzioni.  Dopo aver pagato un lauto “passaggio” agli scafisti pari a 5000 euro, si scopre che si tratta di viaggiatori economici per i quali non vi è possibilità di lavoro, di alloggio, di assistenza sanitaria, di frequenza scolastica e di attestato di,,,residenza per accedere a tali servizi pubblici.

Il problema sollevato anche in molti paesi europei, è stato recepito dal governo Conte e dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Quest’ultimo ha impresso una brusca sterzata agli sbarchi indiscriminati sulle coste meridionali italiane, ordinando la chiusura dei porti e …l’apertura di trattative con gli Stati Membri per una ripartizione “degli aventi diritto d’asilo umanitario” fra tutti i Paesi europei. Nel contempo sono state avviate azioni diplomatiche con la Libia e la Tunisia per bloccare gli imbarchi, organizzare un servizio efficiente di intelligence per contrastare infiltrazioni terroristiche e approntare aiuti umanitari da devolvere agli stati africani in particolari difficoltà. Non va dimenticato che proprio in questi giorni è stata scoperta una rete dell’Isis in Italia pronta ad entrare in azione per compiere veri e propri atti di guerra ai danni della popolazione civile.

LA SITUAZIONE ISCHITANA

Nel piccolo territorio isolano sono presenti circa seimila immigrati, fra regolari e “clandestini”. Un numero notevole di stranieri che lavorano, che hanno una regolare famiglia, che si sono integrati e che rispettano le nostre leggi. Ma numerosi sono anche quelli che (regolari e clandestini) si sono segnalati per episodi di violenza, per spaccio di droga, per furto e reati vari contro il patrimonio. Ischitani privi di scrupoli, hanno fittato baracche e case malsane a 400 euro mensili a molte famiglie di immigrati in condizioni veramente pietose. Altri “imprenditori” –con l’anima nera come la pece- offrono lavori pesanti in nero e con paghe da fame. La malavita, poi, assolda i disperati (quasi tutti africani) per affiliarli al crimine che dalle nostre parti, per fortuna, viene prontamente smantellato dalle forze dell’ordine.

Nel periodo invernale i residenti stranieri “regolari” non se la passano per niente bene con il lavoro interrotto e quella miseria della indennità di disoccupazione percepita come un’elemosina.  Figuriamoci i “clandestini” alle prese con gli…usurai nostrani!

Da più parti si sentono le solite fregnacce sull’incremento degli arrivi, sulle porte aperte a tutti, sui “pessimi sentimenti” di chi dice basta a tanto scempio di umanità!

A tutto c’è un limite. Ignorare la realtà dei fatti e non correre ai ripari a tempo debito, equivale ad esporre la nostra società, i nostri figli, il nostro avvenire a pericoli impensabili, che tutti noi correremo, senza possibilità di ritorno.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close