CRONACA

Processo Pegaso, è il giorno del teste chiave

In programma stamane l’esame del professor Bocchini, liquidatore della società che gestiva la nettezza urbana a Forio

Stamane dinanzi al collegio C della settima sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduto dal giudice Di Stefano, dovrebbe finalmente iniziare l’esame dei testimoni nell’ambito del processo per il fallimento della Pegaso. Quest’ultima era la società che gestiva il servizio di gestione rifiuti a Forio fino al 2007:  il primo teste chiamato a deporre è il professor Roberto Bocchini, liquidatore della stessa. Più volte è stato procrastinato l’inizio delle deposizioni, l’ultima volta nel settembre scorso, quando il testimone arrivò poco dopo la fissazione dell’ennesimo rinvio, con gli avvocati che avevano già lasciato il Tribunale. Salvo nuovi imprevisti, dunque, oggi l’udienza dovrebbe dunque essere interamente dedicata alla deposizione del curatore fallimentare della società, il quale è anche uno dei principali accusatori degli ultimi amministratori della Pegaso, che fu dichiarata fallita nel 2011 dal Tribunale di Napoli.

Come si ricorderà il Giudice dell’Udienza Preliminare nell’autunno di tre anni e mezzo fa accolse la richiesta del Pubblico Ministero per Pietro Russo, ex presidente del consiglio di amministrazione della società tra il 2003 e il 2004, il quale fu prosciolto dall’accusa di aver indicato nei bilanci degli esercizi 2002-3003 una situazione debitoria nettamente inferiore a quella realmente esistente al punto da determinare il totale azzeramento del capitale, con conseguente necessità di procedere alla ricostituzione dello stesso, e di aver provocato dolosamente il fallimento della società. Il magistrato dispose inoltre il proscioglimento dell’intero collegio sindacale, composto da Enzo Ferrandino, Oscar Rumolo, Domenico Miragliuolo e Antonio Siciliano: per il Gup i componenti dell’organo societario non avevano commesso il fatto, che per l’accusa consisteva nell’aver omesso dolosamente la dovuta vigilanza, contabile e gestionale, oltre ad aver redatto mendaci relazioni sindacali che in definitiva avrebbero celato la reale situazione societaria provocandone fraudolentemente la bancarotta.  Gli unici rinviati a giudizio furono quindi Franco Monti e Salvatore Serpico, amministratori della società durante gli anni in cui si consumò il lento decorso finale prima del definitivo fallimento della Pegaso.

Secondo il Gup il collegio sindacale era già decaduto nel momento in cui avvenne la cessione del ramo d’azienda riguardante la raccolta rifiuti alla nuova società, la Torre Saracena. Fin quando i componenti del collegio risultavano in carica, il Comune trasferiva normalmente il denaro necessario a coprire i costi del servizio alla Pegaso (cioè alla sezione deputata alla raccolta rifiuti), permettendo così di ripianare nel tempo anche alcune eventuali perdite. In sostanza, secondo il giudice, il collegio decadde dalla carica prima della creazione della nuova società (Torre Saracena) che poi si accollò la raccolta dei rifiuti, mentre i nuovi amministratori  espressero il loro consenso al “passaggio” di tale servizio al nuovo soggetto giuridico. Una decisione che li vede ora chiamati a dimostrare la propria estraneità all’accusa di aver cagionato il fallimento della Pegaso per effetto di operazioni ritenute dolose, compresa l’omissione dei pagamenti delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali. La vicenda affonda le sue origini nei lontani anni ’90, quando la Pegaso, istituita nel 1991, gestiva nel Comune di Forio il servizio di raccolta dei rifiuti oltre al trasporto pubblico e i servizi cimiteriali. La società, inizialmente costituita con un capitale coperto al 51% dal Comune e per il restante da operatori privati, evidenziò sin da subito gravissime difficoltà economiche e finanziarie, con un’esposizione debitoria in progressiva crescita, rendendo necessaria già dopo pochi anni una ricapitalizzazione per fronteggiare le perdite, ed estendendo la quota di partecipazione pubblica al 71%. Misure che tuttavia non frenarono per nulla l’aumento dei debiti e che resero evidente, sin dal 2001, la totale inadeguatezza delle stesse. Nondimeno, l’anno successivo l’ente comunale rinnovò il contratto con la Pegaso, ma il destino dell’azienda non mutò, precipitando lungo un piano inclinato verso la voragine di  perdite e debiti. Il curatore fallimentare della Pegaso, l’avvocato Bocchini, lanciò accuse verso i presunti responsabili del naufragio societario, sottolineando l’impossibilità di fronteggiare i costi del servizio per mezzo di un canone manifestamente insufficiente e affermando che la situazione era chiarissima sin dalla fine degli anni ’90. Secondo il curatore, l’ultimo amministratore della società avrebbe la responsabilità di non aver posto tempestivamente  fine allo stillicidio dichiarando il fallimento della società, contribuendo quindi al pesante aggravamento della già enorme situazione debitoria. Il “core business” dell’azienda, cioè la raccolta rifiuti solidi urbani (insieme ai servizi cimiteriali), venne infine ceduta alla nuova società, Torre Saracena, costituita nel 2007. La Pegaso, o meglio quel che ne restava, si trascinò per un altro paio d’anni, fino a essere messa in liquidazione volontaria al termine del 2009. Nel 2011, infine, il Tribunale dichiarò il fallimento della società.

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