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Quell’antico “Libro Nero” di condanne, naufragi ed esecuzioni capitali a Ischia

Diceva il simpatico e popolare Pulcinella; “Pe’ mare nun ce stanne taverne”. Ne sapevano qualcosa i nostri lontanissimi antenati di 4 – 5 secoli fa dell’antico Borgo di Celsa e non solo che perdevano figli, mariti, zii e nonni nel mare quando questi diventava cattivo e non ti dava la possibilità di salvarti da sicura morte fra i flutti invincibili per le sole forze umane. Le antiche vedove del mare attorno all’isola d’Ischia, dimenticate ed oscurate  dal tempo che tutto cancella, ma non sopprime il ricordo storico scritto e ben custodito nell’archivio diocesano ischitano, rappresentano una vecchia, triste  pagina di storia della vita passata soprattutto del ‘antico Borgo di Celsa di Ischia Ponte.

Con l’aiuto di Don Camillo d’Ambra, impareggiabile archivista e storico del patrimonio documentaristico della nostra isola, è stato possibile conosce cosa conservava, dai secoli passati,  il vecchio archivio diocesano, sulla vita e la morte, ma più sulla morte, degli antichi pescatori ischitani periti in mare con gozzi mal fermi e poco attrezzati per vincere le avversità della natura, quando questa si dimostra decisamente inclemente. Nomi e cognomi, età e provenienza dalle varie località dell’isola, di padri, di giovani figli ed anche di nonni ancora in grado di uscire in mare e contribuire col lavoro duro e spesso pericoloso, al sostentamento della famiglia. Ma anche mortalità in terra, fra incidenti e condanne, per misfatti severamente puniti. La lista nera è lunga ed impietosa, ed elenca nomi e cognomi di uomini conosciuti all’epoca del vecchio Borgo di Celsa di Ischia Ponte, come di Forio, Lacco Ameno, Testaccio. Un pensiero personale sul nostro mare bello e cattivo che quando ci si mette non perdona, ce lo fornisce in sintesi il nostro stesso Don Camillo che si esprime così:  “Se il mare potesse parlare rivelerebbe “che tesore tene ‘nfunne” , quante sue vittime custodisce, quanta storia nasconde nel suo immenso ed inesplorato archivio. L’ischitano ama il mare, perchè è fonte di vita, ragione prima dell’esistenza di una comunità marittima, ma lo teme anche. E’  un amico, certo, perché ti procura il pane per vivere, ma è un amico infido.

Il forestiero che viene a Ischia d’estate tornandosene a casa  porta con sé il ricordo  di un mare sempre blu e liscio come l’olio, perché così l’ha visto e ritiene fortunati quelli che nell’isola sono nati e vivono. Questi, però, che hanno sperimentato tante volte la furia del “mare irato che flagella i nostri lidi” ed apporta lutti e danni ingenti, non indulgono tanto facilmente ad un amore così idilliaco con una creatura così allettante, ma anche così perfida”. Parole sante, come santo è il personaggio che ci ha affiancato in questa nostra fatica informativa.  Ecco la più antica notizia di morte in mare: il 27 febbraio 1597 muoiono affogati per l’affondamento della loro barca Geronimo De Laurienzo di Campagnano, Giovan Angelo Boffa, Giovan Vincenzo Di Scala e Leonardo De Ruggiero. Non né detto altro. Quasi certamente erano pescatori che s’erano spinti troppo al largo e furono fagocitati dalla tempesta. Il 10 dicembre 1797 morì a Ponza, ove era andato per la pesca Giovan Battista  Storino, vedovo di Arcangela Petrellese. In agosto 1802 presso l’isola del Giglio in Toscana, per naufragio morì Giuseppe Raffaele Cinque di Domenico e di Marianna  Di Meglio nato a Ischia il 14 maggio 1788. Il 27 febbraio 1794 morì nel mare di Sardegna Antonio Agostino d’Ambra di Francesco Antonio e Luisa di Paola di 22 anni, insieme ancora morirono un fratello di Antonio, Giuseppe Cristoforo Nicolaniello Pinto di Gioacchino e Rosa Serra, marito di Francesca Califano di 40 anni. Il 27 febbraio 1794 morì per naufragio Antonio Agostino di Franscescantonio  e di Lucia De Paula, nato a Ischia l’11 agosto 1772. Il 28 agosto 1797 morì a Tunisi ove era andato con il suo bastimento  Nicola Colonna  di Antonio e di Angela Schiano, marito di Lucia Di Bernardo.

Fu mandata a Ischia la notizia di questo decesso da un sacerdote di Tunisi. La firma di lui fu riconosciuta, come votiva, da due ischitani  che avevano conosciuto quel sacerdote per essere stati essi a Tunisi come schiavi per diversi anni, cioè Nicola Colonna  fu Francesco e Giacomo Lallo. Nicola Colonna di Francesco e di Restituta Califano, nato a Ischia l’8 giugno  1738 fu fatto schiavo  a Tunisi  ed ivi morì  il 29 agosto 1797. Quando arrivò a Ischia  la notizia  della morte per mezzo di un certificato fatto da un sacerdote di là, la firma di questi fu riconosciuta  da due ischitani che erano stati anch’essi  schiavi a Tunisi, ma erano riusciti  a tornare  a Ischia più Giacomo Lallo e un marinaio  Nicola Colonna. Il 30 dicembre 1807 morì naufrago nel mare di Civitavecchia il pescatore Francesco Del Pirno di 38 anni, marito di Maddalena Cane. Nel libro dei morti  della Parrocchia di Santa Barbara di Ischia, è registrato  dal Rettore della detta Parrocchia Don Sulpizio Fernando, Protonotario Apostolico  e Primicerio del Capitolo il proditorio attentato e la susseguente morte  di suo nipote trentenne, Claudio. Come è impressionante il numero delle vittime del mare, così forse anche di più, è quello delle vittime della violenza. Trascriviamo dal libro dei morti dell’archivio diocesano  nomi di persone   paesane  assassinate e il giorno dell’avvenuto omicidio: Lanfreschi Costanza vedova di Colella Canetti  il 23 ottobre 1658; Guarnieri Santo di Prospero il 15 dicembre 1658; Mormile Medea detta “la cecata” il 30 novembre  1660 uccisa per caso da un suo garzone; Onorato Giuseppe  di Risillo o Risullo l’8 dicembre 1660; Cervera Melchiorre  il 17 settembre 1661; Pignatelli Fabrizio  il 26 gennaio 1662; Cervera Giacomoantonio  il 6 febbraio 1662; Rossi Sallustio il 21 maggio 1663; Bassi Francesco il 16 ottobre  1661;  Mellusi Aurelia vedova di Sigismondo Amalfitano 16 novembre 1661; Pesce Francesco il 30 settembre 1663; Amalfitano Zenobia di Sigismondo  il 14 aprile 1658; Buono Antonio di Micco  il 2 ottobre 1658; Mellusi Pancrazio il 25 marzo 1666; Bruno Giulio (nativo di S.Sosio di Calabria)  il 3 marzo1667; Castagna Teresa  moglie di Alfonso  de Bottis il 24 dicembre 1668; Sacerdote Francesco De Luca l’8 gennaio 1678; Iacono Antonio marito di Lucrezia Pennillo  il 6 gennaio 1679; Nicolella Francesco, soldato l’8 gennaio 1678; Bassi Carlo, chierico il 10 gennaio 1680; Coppa Giovan Battista da Forio, ucciso a Villa dei Bagni, l’attuale Porto d’Ischia, il 14 aprile 1686; Mancusi Giovanna detta Cuanna (uxoricidio) uccisa dal marito Francesco Amodio il 6 febbraio  1682; Spera Martino Nicola  il 16 aprile 1686; Sacerdote Francesco Sasso di Carlo il 29 dicembre 1693; Giovan Antonio Sasso  il 29 dicembre 1693; Cugimolo  Giovanni, forestiero,  il 13 aprile 1695; Luogo Antimo Pietro di S.Antimo d’Aversa  l’8 maggio 1697;  Schiano Giovan Battista, marito di Monica Santoro l’11 febbraio 1698; Farese Francesco  di Felice e di Mattera Castagna  il 20 maggio 1699; D’Attorre Francesco di Mares e di Angela Petrellese, ragazzo di 9 anni, fu trovato morto a mare sotto il Castello (omicidio o disgrazia?); Esposito Farese  Giovanni  di Zagarinio  e Zarrafinio  e di Agata  Tremaglia  ragazzo di 17 anni, forse su una barca, fu ucciso presso Ventotene; Migliaccio Nicola di Cesare, anni 22, ucciso  a Fontana il 5 agosto 1719;Lauro Santo Antonio Pasquale di Francesco  e di Emiliana Scotti, di anni 25 di Villa dei Bagni; Malvasi Pietro, calabrese  soldato al servizio del Governatore di Ischia il 18 aprile 1720; Iacono Crescenzo,  di Barano ucciso a Campagnano  il 20 maggio  1747; Amalfitano Nicola Francesco Saverio, bambino di anni 5 mesi 7 e giorni 11 il 6 maggio 1754 fu buttato  in una cisterna  a Campagnano da Brigida Mazzella di Sabbato, alis Borghietta. Il bambino fu sepolto nella chiesa di Campagnano (libro dei morti Parr. Di San Domenico vol.11 pag.35 a tergo). Questo esecrando delitto fu punito  con un processo in direttissima  e l’assassina  fu condannata  alla forca. Infatti nello stesso libro dei morti a pag. 36 si legge:” E’ morta condannata  dalla giustizia  al supplizio della forca  Brigida Mazzella, sepolta in San Domenico  il 28 luglio  1754. L’elenco continua. De Angelis Stefano, marito di Antonia  Conte  ucciso il 19 aprile 1706; Sasso Francesco  Antonio, di anni 16 ucciso il 2 aprile  1755; Villani  Dionisio  di anni 27  ucciso  Terrazappata  il 10 agosto  1730; Mattera  Gaetano di Carluccio e di Lucia Iacono, anni 31 ucciso a Fontana  il 10 gennaio 1705; Migliaccio Nicola  di Cesare di anni 22 ucciso a Fontana il 5 agosto 1719.

                                                                                                        antoniolubrano1941@gmail.com

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