Sale scommesse, il Tar conferma: «Vanno chiuse se troppo vicine alle scuole»

Sale scommesse, il Tar conferma: «Vanno chiuse se troppo vicine alle scuole»

ISCHIA – Sale scommesse vicino alle scuole e chiese, vade retro. Il Tar Campania ribadisce il divieto di aprire a breve distanza da istituti scolastici o luoghi di preghiera sale scommesse che possano essere di cattivo esempio per bambini o ragazzi che frequentano le lezioni. La decisione del Tar è arrivata dopo che un esercente di Avellino aveva fatto ricorso, ma nonostante le proteste il questore non gli ha concesso la licenza per proporre e raccogliere scommesse sportive. Il motivo? La sala scommesse, che adesso non potrà più raccogliere i pronostici degli appassionati che tentano la fortuna, si trova a meno di 500 metri da un liceo e quindi non rispetta la distanza minima contenuta nel regolamento comunale sul gioco d’azzardo.

Non solo più le slot machine, anche le sale scommesse, dove è possibile effettuare pronostici e provare a vincere laute somme di denaro indovinando le combinazioni vincenti associate ai risultati degli sport più disparati, sono potenzialmente dannose per la salute degli studenti, aumentando potenzialmente i casi di ludopatia che anno dopo anno rappresentano sempre più una nefasta e il più delle volte silenziosa piaga che corrode la serenità delle famiglie e la loro stabilità economica. La ludopatia è una terribile realtà che ha strappato negli anni anche qualche vita di persone che, disperate, hanno scelto di togliersi la vita dopo che la passione per il gioco ha mandato in fumi anni di risparmi in pochi attimi.

«La Questura deve verificare la sussistenza di tutti i requisiti, non solo di quelli richiesti dalla legislazione di pubblica sicurezza, ma anche di quelli sul rispetto delle normative, regionali o comunali, in materia di distanze minime delle attività commerciali dai luoghi ‘sensibili’», hanno specificato i giudici della sentenza che puntualizzano: «la localizzazione dei punti di raccolta del gioco è una materia che attiene alla tutela della salute e dell’ordine pubblico e che entrambe le tutele sono espressamente richiamate nell’ottica della prevenzione dal rischio di accesso al gioco da parte dei soggetti più vulnerabili, quali i minori di età». Anche il Consiglio di Stato ha stabilito che «una autorità amministrativa non può effettuare valutazioni discrezionali per il rilascio di un titolo abilitativo, quando vi è una ragione oggettivamente ostativa all’effettuazione della relativa attività» e quindi «il Questore è tenuto, per il rilascio dell’autorizzazione, a verificare la sussistenza di tutti i requisiti, non soltanto di quelli stabiliti dalla legislazione di polizia, ma anche di quelli previsti dalle ulteriori fonti normative».

Antonello De Rosa

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