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Scarichi in mare, i Comuni in pressing sulla Regione: «Subito il tavolo tecnico»

Gli enti locali chiedono un incontro con le varie istituzioni per una soluzione sostenibile in attesa della realizzazione dei depuratori

Un tavolo tecnico per discutere a largo raggio sulle problematiche relativo allo scarico dei reflui. È quello che chiedono i sei Comuni dell’isola d’Ischia alla Regione Campania e al Commissario unico della depurazione. L’oggetto della nota riguarda specificamente gli scarichi dei reflui urbani “per mezzo delle condotte sottomarine nel bacino ricettore (corpo idrico superficiale – mare)”. Si tratta di problematiche tecniche, ma anche amministrative e ambientali, connesse all’esercizio di tali condotte che rivestono il ruolo di “emissari” finali dei reflui provenienti dalle abitazioni isolane, che finiscono in mare.

Col varo dei nuovi regolamenti l’Evi si troverebbe nella condizione di non poter esprimere parere positivo per le nuove domande di scarico nella pubblica fognatura, visto che al momento i collettori finali non sono muniti della prevista autorizzazione allo scarico

Esse finora non sono state oggetto di uno specifico confronto tra gli enti, volto alla definizione delle modalità di esercizio, in attesa che vengano realizzati gli impianti di depurazione al servizio di tutti i Comuni isolani. Dunque in deroga ai parametri fissati dall’allegato 5, tabella 3 del Decreto Legislativo 152/2006 (il cosiddetto Testo unico sull’ambiente), che al momento non sono rispettati. Nella missiva inviata alla Regione al Commissario della depurazione si legge  che l’Evi Spa, gestore del servizio idrico integrato sul territorio dell’isola d’Ischia, con nota trasmessa lo scorso febbraio, “ha sollecitato gli scriventi sindaci, nella qualità di proprietari degli impianti di smaltimento dei reflui urbani a mezzo di condotte sottomarine nel corpo ricettore finale e di massima Autorità sanitaria nei territori di rispettiva competenza, di richiedere alla Regione, attraverso le sue Direzioni competenti, di farsi promotrice della convocazione di un tavolo tecnico”.

I sindaci dell’isola premono per un tavolo tecnico e la successiva attivazione di una conferenza dei servizi per mettere in atto interventi di riduzione dell’inquinamento

In sostanza, un incontro in cui tutti i soggetti coinvolti forniscano il proprio contributo. I rischi di un’ulteriore inerzia sono infatti facilmente prevedibili: “il perdurare di tale quadro di incertezza amministrativa e gestionale potrebbe condurre, come estrema conseguenza, al fermo degli impianti di allontanamento dei reflui a mezzo delle condotte sottomarine”, ma anche “al fermo degli impianti di pretrattamento a monte delle stesse, con conseguenti irreparabili danni ambientali, sanitari ed economici” per un’isola ad alta vocazione turistica come la nostra. Fra l’altro, la convocazione di un tavolo tecnico con successiva attivazione di una conferenza di servizi era già stata positivamente valutata nel corso della riunione convocata dal commissario straordinario, professor Rolle, presso la sede della Regione Campania lo scorso 30 gennaio.

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Scendendo nei dettagli tecnico-giuridici, va ricordato che lo scorso 9 gennaio l’Evi approvò il “Regolamento per la disciplina degli scarichi di acque reflue in pubblica fognatura”. Tale regolamento prevede all’articolo 4 che per la valutazione delle istruttorie degli scarichi in pubblica fognatura l’Eic si avvalga, dove necessario e secondo le modalità e le procedure previste nel regolamento, degli attuali gestori dei servizi di fognatura e di depurazione affidatari del servizio idrico integrato (S.i.i.), in via transitoria e fino alla data in cui subentrerà il gestore unico di distretto del S.i.i., così come previsto dall’articolo 21 comma 4 della legge regionale n. 15/2015. L’Evi si troverebbe nella condizione di non poter esprimere parere positivo per le nuove domande di scarico nella pubblica fognatura, visto che al momento i collettori finali non sono muniti della prevista autorizzazione allo scarico. In altre parole, i Comuni scaricano in mare, ma a rigore non potrebbero smaltire i reflui in questo modo.

Di qui la necessità di mettere attorno a un tavolo non soltanto i sindaci e il commissario straordinario, ma anche la Direzione generale regionale del Ciclo integrato delle acque e dei rifiuti, la Direzione generale di Tutela delle acque, l’Ente idrico campano, la Guardia Costiera di Napoli, e l’Arpac.  Va quindi trovato un modo per consentire ai Comuni di andare avanti fino a quando i depuratori non saranno ultimati, adottando tutte le misure possibili per ridurre in maniera significativa l’inquinamento del mare. Interventi che naturalmente dovranno essere “sostenibili”, sia in termini temporali sia in termini economici, considerando che i vari iter per la realizzazione dei depuratori sono già stati avviati.

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