CRONACAPRIMO PIANO

Svolta storica, i sindaci pronti a firmare l’ordinanza che bandisce la plastica

La decisione è stata adottata nella mattinata di ieri nel corso dell’assemblea del Cisi Evi che si è svolta presso gli uffici di via Leonardo Mazzella a Ischia: ora bisognerà fare in modo che il provvedimento non resti solo sulla carta

Senza voler enfatizzare nulla in maniera eccessiva, ma sembra proprio che stavolta ci siamo. E che anche Ischia, finalmente, possa mettersi al passo con altre realtà italiane, europee e mondiali. Con una speranza, anzi due: la prima è che magari stavolta l’impatto mediatico favorevole al territorio possa essere di diversa e maggiore risonanza, la seconda che poi dalla teoria si riesca a passare anche alla pratica. Non proprio la più agevole delle imprese, da queste parti, ma stavolta si possono  – anzi si devono – creare le condizioni per arrivare alla quadratura del cerchio.

La tanto attesa svolta è arrivata a Ischia nella mattinata di ieri, nel corso dell’assemblea del Cisi-Evi, che come da prassi consolidata si è svolta presso gli uffici dell’azienda in via Leonardo Mazzella. Nel corso della seduta i sindaci dei Comuni che fanno parte del consorzio hanno deciso che apporranno il loro fatidico autografo sull’ordinanza che vieta l’utilizzo della plastica sull’isola d’Ischia. E che di fatto farà del nostro scoglietto la seconda realtà insulare ad adottare questo provvedimento dopo le Tremiti, che certamente in termini di immagine hanno giovato non poco dell’iniziativa adottata.

SOLUZIONI E IDEE PER GARANTIRE IL RISPETTO DEL DISPOSITIVO

Secondo alcune indiscrezioni nella giornata di oggi dovrebbe essere ultimata sia la delibera dell’assemblea del Cisi che la bozza dell’ordinanza, una cui prima stesura era già stata abbozzata qualche tempo fa e venne pubblicata in anteprima ed esclusiva dal nostro giornale. L’obiettivo, stando a quanto si dice, è quello di presentare il testo e la novità domani mattina presso l’auditorium Carriero di Lacco Ameno, dove è in programma il convegno su mare, fondali marini e dintorni promosso dall’Area Marina Protetta Regno di Nettuno e che vedrà oltre alla presenza di autorevoli relatori anche diversi esponenti del mondo politico isolano.

Adesso però bisognerà passare al cosiddetto step successivo, quello nel quale bisognerà profondere ogni sforzo per fare in modo che quest’ordinanza non si riveli tale soltanto sulla carta, come purtroppo accaduto in un passato nemmeno tanto remoto per quella analoga sul divieto di vendita di saponi non biodegradabili. I sindaci hanno sempre spiegato che liberare l’isola dalla plastica era un qualcosa di difficilmente realizzabile stante l’assenza di vigili urbani e/o personale idoneo ed adatto a effettuare i controlli del caso e il concetto è stato ribadito da alcuni primi cittadini nelle scorse settimane proprio a Il Golfo. E’ chiaro che un’inversione di tendenza tale lascia intuire che qualcosa deve essere cambiato e che si sia accesa qualche “lampadina” per ovviare ad una carenza fin qui in grado di frenare decisamente l’iniziativa ambiziosa. Una soluzione, considerato anche che spesso alcuni  Comuni incrementano in questa maniera i loro organici nel periodo almeno estivo, potrebbe essere quella di destinare una quota parte dei vigili stagionali al controllo del rispetto di quest’ordinanza, che interessa indistintamente l’intera isola. Così come non sarebbe da escludere, da parte dei sindaci, anche il coinvolgimento di alcune associazioni ambientaliste, con il conferimento alle stesse di una serie di poteri di controllo sul territorio così come accadeva in passato – ad esempio – per prevenire e reprimere il fenomeno del conferimento fuori orario dei rifiuti. Sono ipotesi, ma in ogni caso praticabili. Poi, se qualche genio dovesse “partorire” idee migliori, mai come nella circostanza sarebbero bene accette.

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IL TESTO DELLA BOZZA REDATTA AD OTTOBRE 2018

Per quanto riguarda il testo dell’ordinanza, sempre stando ai pochi rumors che trapelano dagli amministratori isolani, dovrebbe almeno in parte essere differente dal testo che Il Golfo pubblicò con ampia evidenza nell’ottobre dello scorso anno e che aveva come oggetto “Contenitori monouso, piatti, bicchieri e posate di plastica – divieto della commercializzazione e dell’uso, salvaguardia degli equilibri naturali dell’isola d’Ischia”. Nel testo si leggeva:  “Considerata la vocazione turistica dell’Isola d’Ischia, e la conseguente ineludibile necessità di proteggere con ogni sforzo possibile l’equilibrio e le bellezze naturali da sempre riconosciute a livello nazionale ed internazionale, al fine quindi di promuovere e di soddisfare i necessari criteri del riciclaggio e far· sì che lo smaltimento costituisca la fase residuale delle gestione dei rifiuti senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e sulla base dei criteri di riduzione della produzione dei rifiuti, delle emissioni inquinanti e dei rischi ambientali, è vietato in tutto il territorio comunale, compreso le spiagge e tutta la fascia costiera, la commercializzazione e l’uso di contenitori monouso, bicchieri, piatti e posate di plastica, il cui costo di conferimento ricade tutto sul bilancio contabile dei Comuni e sul bilancio ecologico di tutto il territorio con aumento di emissione di gas serra e aggravamento del processo industriale di smaltimento; la violazione della presente ordinanza comporterà  sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art.7 bis del D.Lgs. n°267/2000 nonché il sequestro del materiale plastico monouso rinvenuto”. Restrizioni e divieti chiari ed inequivocabili, per il resto sempre nell’ordinanza si disponeva anche che “Il Comando Polizia Municipale, l’ufficio tecnico comunale e il Servizio Demanio e Patrimonio sono incaricati di eseguire e far osservare la presente ordinanza”. Il testo redatto all’epoca sottolineava altresì: “Con l’art. 9-bis d.l. 91/2017, come convertito in legge dall’art. L. 123/2017 è stato prescritto il divieto definitivo di commercializzazione di contenitori non biodegradabili non rispondenti alla normativa comunitaria ed alle norme tecniche approvate a livello comunitario; che tale divieto è previsto nel piano per l’adozione di misure volte all’integrazione delle esigenze di sostenibilità dell’ambiente sulla base anche del criterio di ridurre la produzione di rifiuti, di emissioni inquinanti e dei rischi ambientali; che gli obiettivi di sostenibilità ambientale da raggiungere trovano applicazione anche nelle categorie della ristorazione e della somministrazione degli alimenti e per il materiale per l’igiene”. Non solo la bozza di ordinanza ricordava anche che “con l’art. 11 del d.l. 195/2009 convertito in legge dall’art. 1 legge 26/2010 i costi dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti debbono trovare integrale copertura economica nell’imposizione dei relativi oneri a carico dell’utenza” e che “la normativa europea ed italiana prevede l’obbligo del riciclaggio solo per i prodotti in plastica rappresentanti imballaggi con esclusione di piatti, bicchieri e posate di plastica, il cui costo di conferimento ricade tutto sul bilancio contabile dei Comuni e sul bilancio ecologico di tutto il territorio con aumento di emissione dei gas serra e aggravamento del processo industriale di smaltimento”. Il testo rimarcava anche che “al fine di promuovere e soddisfare i necessari criteri del riciclaggio e far sì che lo smaltimento costituisca la base residuale della gestione dei rifiuti, le amministrazioni debbono provvedere con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

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