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Tre giorni con i nuovi “Men in black”, al via le riprese tra Ischia Ponte e Sant’Angelo

Gianluca Castagna | Ischia – Ritornano, scatenati come sempre, con la sola missione di divertire. Sono loro, i “men in black”, agenti speciali cui è stato assegnato il compito di mantenere i rapporti con gli alieni del nostro pianeta. Casomai l’aveste scordato (o rimosso), è dal 1963 che gli extraterrestri sono tra noi: sbarcano clandestinamente, assumono sembianze umane e i meno bellicosi si integrano pacificamente come se niente fosse. O quasi. Anche sulla nostra isola? Sì, anche qui.
Alieni mimetizzati, armi ipertecnologiche, piattole viscide generatrici di scarafaggi e neuralizzatori capaci di cancellare parzialmente la memoria. E due segugi, che indossano Ray Ban e Armani, pronti a fermare i più malintenzionati.
E’ questo l’universo di “Men in black”, celebre saga cinematografica in tre capitoli (1997, 2002, 2012) che da domani piomberà sull’Isola verde con un set hollywoodiano che, dopo le recentissime esperienze di Gabriele Muccino con “A casa tutti bene” e la serie tv “L’amica geniale”, rinnova l’appeal del nostro territorio nelle fantasie, più o meno visionarie, di scrittori e filmaker.
Una spettacolare sequenza aerea nello specchio d’acqua davanti al Castello Aragonese (che in post-produzione pare assumerà le sembianze di una tartaruga gigante) e una rocambolesca scena d’azione al borgo di Sant’Angelo, dove, tra turisti e avventori di cafè, i superagenti a caccia di extraterrestri avranno il loro bel da fare per riconoscere (e acciuffare) le forze malvagie provenienti dallo spazio.

Non solo avventura (“I pirati dell’isola verde”), esistenzialismo noir (“In pieno sole”, “Il talento di Mr. Ripley”), esotismo storico (“Cleopatra”) o cinecocomeri cineturistici (da “Vacanze a Ischia” a “Il paradiso all’improvviso”): l’Isola d’Ischia entra stavolta negli ingranaggi di un cinema-giocattolo esaltato dal ritmo travolgente dell’azione, nel quale, oltre alla vittoria del glamour e al trionfo del design, non contano nemmeno più i meccanismi del fantastico e della fantascienza fumettistica, ma soltanto la sembianza. Un immaginario a briglie sciolte che unisce Ischia Ponte e Sant’Angelo senza soluzione di continuità (prepariamoci al solito piagnisteo dei puristi) ma di cui vedremo i risultati soltanto a maggio 2019, quando il film uscirà nei cinema di tutto il mondo.
Inutile dunque arrovellarsi troppo sulla narrazione. Che importa se il Castello Aragonese sarà la dimora di qualche villain o la base da cui partono “gli uomini in nero” all’inseguimento di qualche extraterrestre impertinente. Il set è già pronto e, dal piccolo molo realizzato in pochi giorni dalla Società Cooperativa Ischia Barche di Giulio Lauro sta per partire un motoscafo Riva fatto arrivare appositamente da Capri. Gioiello di mogano lanciato a pelo d’acqua nella strepitosa baia di Cartaromana per un divertente e ingegnoso tallonamento del nemico.
La vera novità è che sì, ci saranno ancora minacce aliene da affrontare, ma a farlo sarà un cast (quasi) del tutto inedito. L’agenzia segreta dei men in black avrà un volto tutto nuovo. Sony Pictures ha rotto gli indugi decidendo di non realizzare un prevedibile quanto quasi naturale “Men in Black 4” (titolo – lo ricordiamo – ancora provvisorio) ma piuttosto ripartire da zero. Non ritroveremo Will Smith e Tommy Lee Jones (forse nemmeno in un breve cameo come ci si attendeva inizialmente), ma attori diversi dagli interpreti originali.

Chris Hemsworth, l’ex Thor dei film Marvel che ha già dimostrato di essere perfettamente a suo agio in ruoli d’azione umoristici, interpreterà l’agente H, mentre Tessa Thompson (amatissima Valchiria in “Thor: Ragnarok”) sarà l’agente M. Il premio Oscar Emma Thompson, già presente nei precedenti film, tornerà nei panni dell’agente 0, facendo un po’ da raccordo tra la prima trilogia e questo nuovo corso diretto da F. Gary Grey. Il nuovo “Men in black” ha ottenuto poi un’iniezione di star power con attori come Liam Neeson, Rebecca Ferguson, Kumail Nanjiani e Rafe Spall. Non tutti saranno presenti a Ischia (ma Hemsworth, Thompson e la Ferguson sono dati per certi): dopo il set londinese e quello marocchino, tra Ponte e Sant’Angelo si gireranno le ultime scene di questo blockbuster di culto che frulla fantahorror anni ‘50, demenzialità alla “Mars Attack”, gli ectoplasmi di “Ghostbusters”, thriller d’inseguimento stile “L’alieno”, le comunità multietniche di “Guerre Stellari”, la buffoneria (e la divisa) dei Blues Brothers.

Speculazioni a parte, si parte da un’idea accattivante (gli alieni sono tra noi), presa dai fumetti (più cupi) di Lowell Cunningham, per contaminare e citare tutto l’immaginario fantascientifico del cinema con un sarcasmo e un’inventiva fuori dal comune. Cunningham in realtà era partito una leggenda nata durante gli avvistamenti UFO degli anni ’50. Pare che strani personaggi vestiti di nero interrogassero i testimoni subito dopo i loro incontri più o meno ravvicinati (o più o meno inventati) e che non appartenessero a nessuno degli organismi investigativi governativi (CIA, FBI, IFSB). Nella saga, però, i complotti diventano grotteschi e sulle tracce degli “invasori” intergalattici vengono sguinzagliati agenti anonimi identificati da una semplice lettera dell’alfabeto. All’inizio degli storyboard sono due bianchi, poi un bianco e un nero (accoppiata subito prescelta per la trasposizione cinematografica, come insegna la saga di “Arma letale” e il politically correct), salvo poi alla fine, grazie a un nuovo gioco di coppia, approdare al mix sempre più correct uomo/donna. Il risultato è stato (almeno nei primi capitoli) un divertente melting pot di generi e di razze che, dietro un ritmo indiavolato e una ironia pungente, è riuscito a mettere in scena tutte le difficoltà di un grande paese come l’America nell’accettare una reale dimensione multietnica e multiculturale scatenata, nella finzione, da una sorta di emigrazione o nomadismo intergalattico.
L’alieno, al cinema più che in letteratura, metaforizza alla perfezione la paranoia del complotto esterno, che una volta era il comunismo e ora la minaccia terroristica che gli americani (ma non solo) paiono temere più dell’Anticristo. “Men in black” suggerisce invece una via che sembra portare alla coabitazione e alla tolleranza tra razze e culture differenti, dove Elvis Presley, Spielberg (uno dei produttori del film), Stallone e forse perfino Donald Trump non sono altro che nostri cari fratelli alieni.
Insomma, “Men in black” ha il merito di non prendersi troppo sul serio, puntando sul divertimento (di minori e adulti) e sull’azione, come indicherebbe la presenza atletica di Hemsworth e lo script firmato Matt Holloway e Art Marcum (“Ironman”; “Transformers: The Last Knight”).

Da oggi ciak si gira. Lunedì e mercoledì a Ischia Ponte, martedì a Sant’Angelo (con tutte le comparse ischitane già scelte). Girare un film è comunque una lotta contro il tempo: il sole, il vento, la luce, la ricerca dell’angolazione giusta. La passione degli ultimi mohicani della cinematografia di Hollywood per l’isola d’Ischia produrrà indotto, promozione, economia. Ma anche la consapevolezza che questo territorio, malgrado tutto, sa ancora offrire su un piatto d’argento panorami, atmosfere e suggestioni per la più creativa (e spregiudicata) delle visioni.

 

 

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