Tre maschere famose stanno dominando il nostro carnevale: Arlecchino, Pulcinella e Colombina IL PUNTO di Michele Lubrano

<span class="entry-title-primary">Tre maschere famose stanno dominando il nostro carnevale: Arlecchino, Pulcinella e Colombina</span> <span class="entry-subtitle">IL PUNTO di Michele Lubrano</span>

Non tutti sanno che il  Carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione Cattolica . Ischia è uno di questi. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi.  In particolare, l’elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l’uso del mascheramento. La parola carnevale deriva dal latino carnem levare (“eliminare la carne”) poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima. I festeggiamenti maggiori avvengono il Giovedì grasso e il Martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima. In particolare il Martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che Quaresima inizia con il Mercoledì delle ceneri.  Le tre maschere simbolo del Carnevale nazionale sono quelle di Arlecchino, Pulcinella e Colombina. Il carnevale in genere parte da loro riconoscedone una capacita trainante senza eguali. Arlecchino è su tutti e stimola la fantasia dei piccoli e dei grandi. Ischia ha sempre avuto una gran simpatia per questa antica maschera, ispirandosi a lei nelle occasioni più svariate.

L’ischitano Giovanni Morelli, meglio conosciuto come Giovanni ‘e Rose, nei primi anni ‘50 creò nella sua proprietà di via Antonio Sogliuzzo un lolcale bar dencing, denominandolo “Arlecchino” e inaugurandolo proprio nel giorno di Carnevale. L’ “Arlecchino” sorse nello stesso stabile dove oggi c’è il Caffè Morelli realizzato dagli eredi del compianto Giovanni, noto anche per essere stato a Ischia il primo ed unico tassista con macchina d’epoca a manovella.  Carnevale non è solo maschere e suoni, allegria e divertimento,ma è anche goduria a tavola di fronte ad un buon piatto di lasagne, ad un numero imprecisato di gustose polpette intinte nella salsa con pinoli ed uva passa ed ad una guantiera di chiacchiere croccanti ed imbiancate. E’ il classico pranzo di Carnevale, il quale secondo la leggenda, esagerando nel mangiare tutto, senza risparmio, alla fine scoppiò, nel vero senso della parola.

MASCHERA DI ARLECCHINO. Arlecchino è forse la maschera più famosa e amata della Commedia dell’Arte prestata al  Carnevale. Secondo la tradizione nasce in un quartiere povero di Bergamo, indossa un bellissimo costume colorato: giacca e pantaloni aderenti, con triangoli rossi, verdi, gialli, azzurri disposti a losanghe, completato da una mascherina nera, ai piedi delle scarpe con un grande fiocco e in testa un cappello di feltro decorato con un codino di coniglio. È una maschera brillante e simpatica, si esprime con una voce stridula e canticchia invece di parlare. Ne combina di tutti i colori, proprio come il suo costume! Un tempo il costume di Arlecchino era completamente bianco, come quello di Pulcinella. Poi a furia di rattoppi – Arlecchino è così povero da non avere stoffe di ugual colore – si trasforma nel variopinto costume che tutti oggi noi conosciamo, dai colori vivaci e brillanti.

MASCHERA DI PULCINELLA. È la maschera di Napoli, una delle più popolari e antiche. Già conosciuta ai tempi dei Romani e sparita con l’arrivo del Cristianesimo, la maschera di Pulcinella è risorta nel ‘500 con la Commedia dell’Arte e da allora è una delle maschere più amate del Carnevale insieme ad Arlecchino.Pulcinella è pigro, ironico, opportunista, sfrontato e chiaccheron e. Ha un’insaziabile voracità ed è sempre alla ricerca di cibo. Per un piatto di maccheroni è disposto a tutto: rubare, mentire, imbrogliare e prendere bastonare. Il colore del suo costume – pantaloni e ampia camica – è bianco, con una maschera nera con naso lungo e adunco e un cappello bianco di stoffa bianca.

MASCHERA DI COLOMBINA. È fra le poche figure femminili di rilievo della Commedia dell’Arte e ha origini veneziane (anche se viene citata già nel 1530 nei testi degli Accademici Intronati di Siena). Incarna il carattere della servetta furba, graziosa e vivace, sempre al centro degli intrighi amorosi della sua padrona, Rosaura, che serve con ogni tipo di stratagemma. Indossa una gonna a balze, un corpetto e un grembiule, in testa la crestina, tipica delle cameriere.

0saves
If you enjoyed this post, please consider leaving a comment or subscribing to the RSS feed to have future articles delivered to your feed reader.

Share This Post

Post Comment