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Tumori sull’isola, a parlarne è il dottor Mabilia

di Isabella Puca|
Ischia – Sono stati dieci giorni funesti gli ultimi appena trascorsi. Tre donne, giovani madri ischitane, sono state strappate alla loro famiglia, alla loro vita, a causa di un male incurabile che vive dentro e che, alle volte, non lascia scampo. Ci siamo allora interrogati per cercare di capire se ci trovavamo davanti a un aumento di presenze tumorali qui, sulla nostra isola, e lo abbiamo fatto intervistando il dott. Mabilia, responsabile del reparto di oncologia medica dell’Ospedale Rizzoli. Qui a Ischia non esiste un registro tumori che possa rendere chiaro il quadro da noi ricercato, tuttavia per quel che concerne la sua esperienza di medico, il dottore avverte che non ci troviamo affatto dinanzi a un aumento dei numeri relativi al fenomeno. L’isola d’Ischia rientra nel registro tumori redatto dalla Asl Napoli 2 Nord, uno studio a livello regionale, basato su un questionario. «Non tutti i pazienti oncologici ischitani – ha dichiarato il dott. Mabilia – si fanno seguire qui sull’isola ma possiamo dire che i numeri non sono in aumento. Avvertiamo, e questo è un dato nazionale, che si ha una riduzione dell’età nel tumore alla mammella. A essere colpite sono sempre più donne giovani sia perché fanno più esami e quindi se ne scoprono di più sia per lo stile di vita. Molte di loro hanno figli in tarda età o non ne hanno proprio e questo è un fattore di rischio abbastanza importanza; tra loro ci sono anche molte fumatrici e anche questo influisce non poco». Se è stato ravvisato questo dato per le donne, anche per gli uomini, parlando sempre a livello nazionale, pare ci sia il ritorno di alcuni tumori come quello al pancreas o quello allo stomaco. «In passato, – ha aggiunto a riguardo il medico – si riteneva che probabilmente tutti gli eccipienti che venivano inseriti in cibi in scatola, aggiunti al fatto che si è ridotta l’abitudine di mangiare insaccati conservati in casa, tipo quelli che venivano affumicati, che tutto questo avesse un effetto positivo sul tumore allo stomaco. Anche questo però, si sta rilevando non proprio vero». Ultimamente, si legge che un eccessivo consumo di carne rossa possa incidere sull’arrivo di un tumore, diceria o fattore reale? «É evidente – ha detto ancora il dott. Mabilia – che l’assunzione di carni con grassi possa aumentare la possibilità di tumori. Non parliamo di carne rossa in particolare, ma di alimentazione scorretta in generale. Io non demonizzerei la carne rossa a meno che non se ne faccia un uso sbagliato. Ridurre le quantità fa bene a prescindere, ma non toglierla totalmente, non ci sono presupposti scientifici. Oggi, mangiamo carne in quantità elevata rispetto a 40 anni fa, quando venivano mangiate solo in alcune occasione. Se pensate alla dieta mediterranea, ci sono ortaggi, legumi, farine e non c’è la carne. Quindi, non va demonizzata né usata troppo spesso». Il dottore ha poi continuato sottolineando come il discorso sulla corretta alimentazione debba partire sin dall’infanzia, «un bambino in carne non è un bambino in salute. Le mamme, le nonne devono capire che un bambino obeso potrà avere danni in futuro». Se per il tumore al seno esiste un’importante campagna di prevenzione, per quello al colon, non ravvisabile attraverso le analisi del sangue, è ancora più importante osservare il proprio corpo. «Per tutti quelli che hanno superato i 50 anni – avverte il medico – è importante fare uno screening. La ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame. Se ci sono casi precedenti in famiglia, è importante effettuare, dopo i 40 anni, una colonscopia. Se è negativa, va ripetuta dopo tre anni, dopo uno se invece vengono riscontrati dei problemi».

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