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Uscire dal labirinto

Di Michele Romano*

 

Il nostro rapporto con il mondo prima ancora di essere un rapporto con le cose è l’incontro con gli altri. È un elemento fondamentale e prioritario perché soltanto armonizzando l’alterità e la diversità con se stessi si costruisce un senso profondo alla nostra esistenza. La società contemporanea offre, al contrario, forti testimonianze di procedere in altre direzioni verso un “cielo capovolto” in cui il valore delle cose sta diventando, ampiamente, superiore a quello della persona, sia come singolo che collettività. E la realtà italiana, purtroppo, si trova in prima fila nell’esprimere tale atteggiamento, con spirito di indifferenza e assuefazione alle tragedie umane. Esemplare è l’approccio verso l’atroce sofferenza degli ultimi, i migranti, tendente alla disumanità, frutto di una “cattiveria” sempre più dilagante. Tale comune sentire lo percepiamo e sperimentiamo, quotidianamente, anche dove abitiamo, nella cara “polis micaelica”: Procida. Infatti, accanto a meravigliose energie solidali, l’isola, come l’Italia, è attraversata da un notevole vento sferzante di dileggio, di derisione, di scherno verso l’altro, di spregio, di intolleranza, di spezzante rifiuto verso chi viene da lontano a chiedere aiuto, conforto, comprensione.

Utilizzando un passo di Platone nella “Repubblica”, si percepisce che l’animo umano è chiuso dentro “un oscuro labirinto” colmo di grande schiavitù e bassezza nelle sue parti più nobili e grandi mentre una parte piccola, la più malvagia e folle la fa da padrone con perfidia. Ecco tale subdola crudeltà e malvagità nei rapporti umani si intravvede nei volti e negli occhi da “iena ridens” di tanti governanti, comunicatori televisivi, web, social, carta stampata e di ogni altro sito in “itinere” come rappresentazione di una moltitudine che tende a chiudersi nel “Labirinto” dove, se non si trova il filo di Arianna per uscirne, si rischia di perdere l’anima, cioè l’essenza vitale dentro di noi che ci conduce all’ascesa verso il “Bene Comune”. E il filo di Arianna da trovare non è niente altro che mettere in atto un immenso processo educativo che orienti verso la serenità del pensare accompagnato da un cuore aperto alla tenerezza, alla solidarietà, alla misericordia. Significa riprendere l’enorme travaglio della navigazione per superare le colonne d’Ercole.

Un sussulto di speranza ci è offerto dal sindaco di Palermo, seguito da altri sindaci, che, nel bel mezzo di una vergognosa scena di disumanità, quella dei 49 migranti in balìa delle onde, ha gettato una fragorosa pietra nello stagno ignominioso dell’egoismo, del razzismo, del fariseismo, della violenta demagogia populista-sovranista che domina il panorama socio-politico europeo e in primis quello nostrano, tanto da scuotere la “cadaverica sinistra”, tuttaconcentrata su un evento congressuale, povero di valori, idee, contenuti, in cui forse, l’unico obiettivo certo è quello di come porre la “pietra sepolcrale” sull’irruente fiorentino, mentre è urgente abbandonare la caverna della miserabilità in cui siamo rannicchiati per il semplice motivo che è in gioco la “Democrazia” e il concetto di Umanità.

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Postilla finale: nello squallore e nella bassezza culturale ed etica in cui sguazza il quadro socio-politico italiano è avvenuto un atto molto importante: un patto a difesa della scienza proposto da due emeriti scienziati, Burioni e Silvestri, firmato, insieme ad altri, da Beppe Grillo e Matteo Renzi. L’essenza si trova nella citazione, fatta dai due illustri ricercatori, delle parole di Einstein: la scienza al confronto con la realtà è primitiva ma è la cosa più preziosa che abbiamo, per cui, aggiungiamo, è necessario, pur nella diversità di opinioni e tesi, eliminando oscurantismo e superstizione, cercare sempre un agire comune per il bene della precarietà umana.

 

*Filosofo

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