Quando va tutto male e ne sei la causa Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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di Graziano Petrucci

Premessa 1. Terremoto atto 2. «Riteniamo che non sia tempo di polemiche ma di fattiva solidarietà, capace di far sentire la vicinanza della popolazione d’Ischia e del suo territorio nei confronti di chi ha perso tutto a causa del sisma. L’apertura di un conto corrente vincolato alla raccolta fondi per gli sfollati può rappresentare una delle direttrici su cui muovere gli aiuti per la parte di popolazione colpita dal terremoto. È quanto mai necessario stare vicino ai nostri concittadini che in questi giorni stanno affrontando una dura prova». Roberto Iacono – il virgolettato è suo -, avvocato e consigliere di minoranza a Serrara Fontana, ha aderito all’iniziativa del neo costituito Comitato “Risorgeremo Nuovamente”, con sede a Casamicciola. L’organizzazione raccoglie fondi in modo vincolato da destinare agli sfollati e alle loro esigenze. Iacono ha fatto ciò che le amministrazioni non hanno fatto per mancanza di tempismo. Significa, guardando il fatto da altra prospettiva, che mettersi assieme, unirsi, per resistere e fare fronte all’emergenza terremoto, doveva diventare il passo fondamentale di un cammino capace di stabilire come e in che modo opporsi a problemi comuni. Sempre Iacono, il giorno dopo il sisma, inviò una mail certificata al Sindaco Caruso in cui chiedeva l’attivazione di un conto corrente dedicato agli sfollati in stretta collaborazione con i sindaci dell’isola. Una raccolta di denaro, insomma, da avviare con cappello istituzionale. Al momento non si hanno notizie nemmeno di adesioni pubbliche (tranne forse qualcosa che si è maturata lentamente nel tempo), se non il silenzio certificato del primo cittadino di Serrara Fontana nei confronti del consigliere di minoranza. C’è una certezza che si palesa in chi fa finta di non capire e si auto alimenta di fronte al sentimento di solitudine che provano le persone colpite dal terremoto. Uomini e donne hanno perso tutto, beni e speranza, e di fronte ciò ognuna delle amministrazioni isolane sta procedendo da sola contribuendo ad alimentare il sentimento d’incertezza. Non ci servono lettere, come non servono individualismi e prime donne o «first lady» che si muovono se gli conviene farlo perché ci sono interessi economici in ballo. Ciò di cui abbiamo bisogno, adesso più che mai, è unione. Quella che i nostri sindaci hanno dimenticato – pur vivendo in un territorio che è “unicum” nel suo genere- e che troppe volte fanno finta di non considerare quale necessaria piattaforma per aggredire le emergenze comuni. Sorgono però una serie di dubbi. Uno si forma sul perché nessuno abbia pensato, tranne Roberto Iacono, di realizzare un conto corrente di solidarietà collettiva tenuto dalle sei municipalità. Altro ragionamento, e perciò sede di vari argomenti, è il perché ancora nessuno abbia riflettuto sull’indispensabile creazione di un tavolo tecnico (una task force operativa con poteri delegati e particolari, cui affidare tra i suoi settori pure una specifica competenza sulla comunicazione, sarebbe meglio), composto di professionisti, in rappresentanza dei comuni. Questione che sta trovando l’appoggio tanto del presidente della Proloco di Lacco Ameno, Vincenzo Morgera, quanto di alcune associazioni. Non solo per preoccuparsi delle conseguenze del sisma e coordinarsi con una sola cabina ma per iniziare a gettare le basi di quel piano regolatore che dovrà avere il compito di individuare – sull’isola – le zone idonee o quelle su cui è meglio eliminare ogni ipotesi di ricostruzione. Un piano che non ha senso se lo fa un comune e quello vicino se ne dimentica, nella migliore delle ipotesi. L’isola, oggi, è spaccata in due. Pare un circo di saltimbanchi, giullari e pagliacci. Di gente caratteristica – anche in vista, eh – che afferma, “non è successo niente” o che “nel proprio comune si sta bene perché il terremoto ha colpito una piccola zona dell’isola” invitando a turisti ad andare nel comune “sano”. Le stesse persone (?) rendono evidente la presenza di un istinto di sopravvivenza animale che s’identifica nella voglia di prendere le distanze dai fatti tragici del 21 agosto. Tutto ciò è lontanissimo dal concetto di comunità e varrebbe la pena chiedersi, a questo punto, cosa siamo diventati o cosa, forse, non siamo mai stati. Le zone interessate dal sisma non potranno più ospitare case e il ritorno forzato della memoria storica che avevamo cancellato ci ricorda che possiamo perdere le nostre certezze in meno di cinque secondi. Tutto ciò esiste, e dobbiamo farci i conti, mentre ci trastulliamo con l’illusione, di essere immuni da certe esperienze. Al netto di chi dà il proprio supporto a chi si è trovato catapultato in condizioni incerte, meglio dirci che siamo una collettività inadeguata. Incapace di ascoltare o fare un passo indietro (quando c’è da farlo), si presenta un mondo confuso e inadeguato rispetto a un’esigenza di risoluzione delle criticità. Oltre le questioni squisitamente tecniche parliamo di relazioni umane che mancano. Premessa 2. E’ quest’assenza che rende un luogo invivibile aumentando le fratture tra persone che fanno venire a galla la peggiore disumanità. Quella che non avremmo mai pensato esistesse e con la quale non avremmo mai voluto avere a che fare e che ci rende neppure troppo distanti da ciò che resta dell’Italia, oggi.

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