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Villa Mercede, a Serrara Fontana il giorno della rabbia e della protesta

Ieri lo sciopero contro i ritardi nei pagamenti degli stipendi ma soprattutto contro il ventilato taglio del Centro diurno dal prossimo primo aprile: a rischio dodici posti di lavoro

Ieri mattina è scattato l’annunciato sciopero dei lavoratori della Residenza sanitaria assistenziale Villa Mercede a Serrara Fontana. Non c’è pace per gli oltre quaranta dipendenti alle prese con l’estenuante e logorante triangolazione tra l’Asl Napoli 2 Nord, il Consorzio Nestore e la cooperativa Civitas (che fa capo allo stesso consorzio). Dopo la parziale schiarita di inizio febbraio, quando l’Asl aveva annunciato il versamento di gran parte delle somme arretrate dovute ai lavoratori (in sostanza gli stipendi arretrati fino al mese di dicembre), ecco nuovamente l’arrivo di nubi scurissime sul futuro prossimo di una struttura che è giustamente additata come il fiore all’occhiello della sanità isolana.

Lavoratori ancora nella bufera: oltre a tre mensilità non pagate, si profila lo spettro del licenziamento per una dozzina di dipendenti

Ormai sono già tre le mensilità non pagate ai dipendenti ma, se possibile, c’è di peggio: intanto l’Asl chiede la restituzione di una cifra che secondo alcuni si aggirerebbe sui 700mila euro. Fu la stessa Asl, pochi giorni dopo il tavolo tecnico che aveva sbloccato la situazione, a comunicare che avrebbe proceduto a effettuare un “taglio” delle prestazioni economiche rese dalla cooperativa, già fatturate e ancora non pagate, invitando il consorzio a ridurre gli importi da fatturare, utilizzando il parametro dell’effettiva occupazione dei posti letto. Cosa che a sua volta avrebbe costretto il Consorzio a dover fare a meno di alcune professionalità.

Si attende la fissazione di un tavolo di confronto tra le istituzioni coinvolte per cercare in tempi rapidi una soluzione: la chiusura del Centro diurno potrebbe avvenire già dalla prossima settimana

Ma la cosa peggiore, dal punto di vista dei dipendenti, cioè di coloro che in concreto subiscono le decisioni prese al livello più alto, è l’annunciata chiusura del Centro diurno, che addirittura dovrebbe concretizzarsi dal prossimo primo aprile. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: una chiusura comporterebbe anche il relativo taglio di personale. Si parla di dodici possibili licenziamenti. E contro questo nerissimo scenario ieri si è scagliata la protesta, con lo sciopero appoggiato dal sindacato Uiltucs e il presidio davanti alla residenza: i lavoratori finora hanno sempre prestato la loro opera senza mai venir meno alla missione sociale cui sono chiamati, ma si sentono abbandonati in mezzo al gioco incrociato delle istituzioni che sembrano latitare senza mai trovare il modo e il tempo di articolare e realizzare una seria proposta in grado di mettere fine a questo stillicidio, che incide profondamente sulla dignità e sul morale di persone che da questo lavoro traggono l’unico sostentamento per andare avanti. Un’impasse le cui conseguenze negative ovviamente si ripercuotono su tutte le famiglie dei dipendenti, alcune delle quali monoreddito. Dipendenti che anche ieri nonostante lo sciopero hanno comunque garantito tutti i servizi minimi per gli ospiti della struttura, anziani non autosufficienti ed affetti anche da patologie gravi, dando prova di una professionalità che ha pochi eguali.

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Com’è noto, i sindaci dell’isola venerdì scorso hanno inviato una richiesta al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, esprimendo la loro preoccupazione e chiedendo di convocare urgentemente un tavolo di confronto che oltre ai primi cittadini comprenda anche l’Asl, la Prefettura, l’amministrazione della residenza e i rappresentanti dei lavoratori. Si attende una risposta, ma soprattutto si attende una soluzione definitiva.

Da parte sua, il sindacato si è mostrato pronto ad andare oltre lo sciopero: «Per la UILTuCS quella di ieri rappresenta solo la prima delle iniziative intraprese a sostegno della vertenza, altre ne seguiranno di natura sindacale e tecnico/legale. In questo momento difficile è necessario che tutta l’isola si mobiliti a tutela di una struttura come Villa Mercede che continua ad assicurare un eccellente  livello di assistenza a persone che necessitano di accudimento e cura, servizio fornito con grande impegno e dedizione da parte degli operatori coinvolti loro malgrado in questa vertenza che sa di “storia infinita”. È assolutamente necessario che  la Regione Campania e il Presidente De Luca si attivino per cercare di risolvere!».  La cooperativa Civitas ha intanto fatto sapere di essersi rivolta alla magistratura visto l’atteggiamento di apparente indifferenza dell’Asl alle istanze rivoltegli a tutela dei lavoratori.

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