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ZARO, TROPPA GRAZIA (E DISGRAZIA)

DI FRANCO BORGOGNA

 

Qualche giorno fa ho assistito, in prima visione, all’ottimo film del regista Gianni Zanasi “Troppa grazia”, con un eccellente Alba Rohrwacher e un bravo Elio Germano. Il film parla di una singolarissima serie di apparizioni di una Madonna ad una giovane geometra, incaricata dal Sindaco del paese di fare i rilievi catastali per un esproprio pubblico di un terreno e di un bosco, dove si intende attuare una speculazione edilizia. E’ una Madonna fuori dell’usuale, burbera e anche un po’ manesca quella che appare e che pretende, dalla giovane geometra, che dissuada la ditta e il Comune dal portare a termine il progetto speculativo chiamato “L’onda” e per costruire invece una Chiesa (parliamo di stupendi paesaggi della Tuscia, intorno a Tarquinia). Il film, pur non ironizzando sul fenomeno delle apparizioni, ha in realtà un taglio eminentemente laico. La Madonna e l’apparizione, che portano la protagonista vicino alla pazzia, rappresentano in realtà la coscienza critica di Lucia, tentata per un attimo dall’assecondare il progetto scellerato di speculazione (per necessità e bisogno), omettendo di evidenziare che, dai rilievi altimetrici, risulta una grave e inspiegabile anomalia. Quale anomalia? L’acqua – dice la Madonna – e difatti ai primi scavi, va in tilt il sistema fognario del paese, intasato dalla pressione dell’acqua che trasuda da tombini, fontane e tubazioni. Alla fine la Madonna comanda alla protagonista di “minare” il cantiere. Ma, in effetti, il boicottaggio esplosivo viene attuato dal compagno e da un collega di Lucia. E si svela quale effettivamente fosse la Chiesa che la Madonna pretendeva che fosse costruita: la conservazione della bellezza dei luoghi (nel finale si intravede una stupenda grotta naturale che si era creata), la terra, la natura. E il papà della protagonista aveva prefigurato che solo animi nobili, artistici, sensibili possono avere “visioni”; solo loro sanno – con una particolare capacità immaginativa – andare oltre la realtà.

A volte la realtà impone mediazioni, compromessi, adeguamenti; le persone come Lucia invece rompono gli schemi, non accettano “adeguamenti”, vedono “oltre”. Dice il regista Gianni Zanasi (Repubblica del 24 novembre): “Quando ero bambino, nelle sere d’estate a Vignola la nonna mi portava in un giardino dove c’era una Madonnina illuminata. Di quei momenti mi è rimasta non tanto una fascinazione religiosa quanto il sentimento del fantastico che si apriva nel quotidiano…Nel mio film poteva esserci anche Batman al posto della Madonna”. E dopo questo film mi riprometto di vederne anche un altro simile che è in programmazione in questi giorni: “L’apparizione” del regista Xavier Giannoli che parla di un giornalista francese che viene ingaggiato dal Vaticano per far parte di una commissione d’indagine sulla veridicità di un’apparizione in un piccolo villaggio francese. Lasciamo sospeso il finale, raccomandando di vedere il film così come vale la pena vedere “Troppa grazia”. Cito un terzo film, che ho visto di recente, e che invito a vedere: “Euforia” di Valeria Golino, con Valerio Mastandrea, Riccardo Scamarcio e Isabella Ferrari. Matteo (Scamarcio) ed Ettore (Mastandrea) sono fratelli. Il primo è un ricco manager di marketing nel settore dell’arte, omosessuale; il secondo è un professore che scopre di essere ammalato di cancro. I due fratelli fanno il viaggio della speranza a Medjugorie, senza che avvenga alcun miracolo, anzi Matteo non rinuncia a un rapporto omosessuale nell’albergo in cui si trovano, facendo attendere il fratello ammalato, all’addiaccio sul balcone esterno. Di che si tratta, di una presa in giro delle apparizioni mariane? No, è il finale che ci svela la chiave del film: Matteo va disperatamente alla ricerca del fratello che si era allontanato senza avvertire nessuno. Un suicidio? La disperazione? No, Ettore (e poi anche Matteo) si mette semplicemente ad ammirare, estasiato, la bellezza di un volo di uccelli in cielo che disegnano movenze incantevoli. La bellezza dell’Universo e della vita, finché si vive.

Come non accostare questi tre film alla situazione del Bosco di Zaro? Come non paragonare la suggestione della bellezza dei luoghi, l’incantamento della natura che spinge la fantasia a superare le limitate soglie della quotidianità e della dura realtà, per portarla in un’atmosfera sovrarazionale? C’è chi assegna a questa “suggestione” la valenza miracolistica, chi invece gli dà il significato ampio di “religioso”, Il filosofo Umberto Galimberti ha scritto: “Che Dio esista o non esista può essere oggetto di disputa, ma che l’esperienza, il vissuto religioso esistano è un fatto fuori discussione”. Questo, però, non esime la Chiesa dall’ufficializzare quali fenomeni religiosi sono da rubricare come eventi soprannaturali e derubricare quelli che non lo sono. Più tempo passa, senza che la Chiesa si pronunci sull’attendibilità miracolistica dell’evento, più s’insinuano soggetti ed elementi di esasperazione e divaricazione di giudizio. Fanatismi di una parte possono provocare fanatismi opposti. Se fosse vero che riti satanici (che non sono purtroppo nuovi ad Ischia) siano responsabili del danneggiamento della statua del Cristo, sarebbe di una gravità enorme. Soprattutto perché andrebbe ad offendere il simbolo più indiscusso della religione cattolica, il Cristo, emblema di amore, solidarietà, fratellanza, giustizia sociale. A patto,però, che il crocifisso sia oggetto di culto liberamente scelto e non imposto, come purtroppo stanno facendo gli amministratori leghisti del nord Italia, che lo rendono obbligatorio nelle scuole e in tutti gli uffici pubblici. Proprio per l’importanza del Salvatore, riteniamo che la risposta giusta all’eventuale atto oltraggioso, non sono le Messe organizzate dai fedeli di Zaro, ma lo sdegno e la condanna di tutta la cittadinanza, credente e non credente. Mi piacerebbe che intorno al magnifico Bosco di Zaro, al centro di mille polemiche, dallo smistamento di immondizie alla presenza , a volte pretenziosa, di esponenti del mondo dello spettacolo e del jet set, nascessero attenzioni diverse dal “miracolismo”. Quel bosco che è il risultato di una eruzione avvenuta probabilmente nella prima metà del IV secolo a.C. “Una colata trachitica molto accidentata che raggiunge localmente anche lo spessore di 100 metri, formando uno dei paesaggi più selvaggi dell’isola (Alfred Rittmann – vulcanologo). Quel bosco di migliaia di metri quadri di macchia mediterranea, con scorci di panorama bellissimi come la vista che si gode dal belvedere Josemaria Escrivà de Belaguer (fondatore Opus Dei). Mi piacerebbe che Zaro (o Zale o Zele, in dialetto foriano) diventasse posto di bellezza, intorno ad eccellenze come I Giardini La Mortella, Mezzatorre e La Colombaia di Luchino Visconti che, dopo peripezie varie, è stata messa all’asta, dal Comune di Forio, per un comodato, senza alcun vincolo di destinazione e senza legame obbligato con Visconti.

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Non posso, a questo punto, esimermi dal richiamarmi ad un articolo scritto su Repubblica e Roma da Franco Iacono, il 25 ottobre scorso: “Ischia dimentica Visconti”. Giustamente Franco fa un appello accorato contro la svalutazione che l’Amministrazione fa de La Colombaia, Darla in comodato per generici “fini culturali e sociali”, senza alcun rispetto per il significato e la storia della Villa, appartenuta al grande regista, significa commettere un grave errore culturale, ma anche turistico ed economico. Nel 1989, su suggerimento di Maurizio Scaparro, il Comune di Forio aveva deliberato di istituire una Scuola di Teatro nella Villa. E’ vero che un tentativo successivo voleva adibire la Villa addirittura a “Casinò”, ma il vincolo imposto con decreto di Andreotti servì a bloccare una destinazione così scellerata. Ha scritto Giorgio Balestriere in “A Ischia cercando Luchino Visconti” – ed. Imagaenaria-2009: “Visconti era rimasto stregato dalla misteriosa bellezza del solitario promontorio di Zaro, appartato, egaré, senza vicini, ma vicino al mare, il cui panorama senza confini è fatto di acqua, luce e cielo; un lembo di terra misterioso, arcano, in cui l’azione erosiva dei marosi ha creato romantiche calette, piccole insenature, scogli e punte rocciose chimeriche modellate dall’acqua e dal vento, grotte subacquee e piscine naturali dai colori indimenticabili“. Del resto, a testimoniare la disattenzione, l’incuria del bello,dell’arte e della natura dei luoghi, c’è il fatto che gli amministratori tollerano che, sempre più, le frecce stradali che indicavano la Colombaia vengano soppiantate dalle indicazioni per raggiungere la “Madonna di Zaro”. Scegliamo la “Religione dei miracoli” (tutti da dimostrare) e tralasciamo la “Religione della Bellezza”? Mentre aspettiamo la “grazia”, non stiamo rischiando la “disgrazia” di perdere identità, storia e cultura?

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