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CRONACA

15 anni fa la tragedia di Monte Vezzi, dove il tempo si è fermato

Quattro vittime fece registrare l’alluvione del 30 aprile 2006, una ferita mai sanata che ancora oggi è bene impressa nella mente della comunità isolana

Venerdì scorso ricorreva il quindicesimo anniversario della tragedia di Monte Vezzi. Erano le prime ore dell’alba del 30 aprile 2006 quando una frana staccatasi dalla collina ischitana, seppellì case e vite umane. Ben quattro furono le vittime. Luigi Buono e le sue adorate figlie. Anna, Maria e Giulia. Una tragedia che dopo le passerelle politiche di quei giorni funesti, è letteralmente finita nel dimenticatoio, come se quella maledetta mattina di quindici anni fa non fosse successo nulla. Tanto è vero che, ormai le istituzioni non ne parlano neppure in occasione della ricorrenza.

Serbatoio di eternit spaccato in via Arenella non viene rimosso da anni
Serbatoio di eternit spaccato in via Arenella non viene rimosso da anni

E bene fanno, probabilmente, visto che amministratori locali, regionali e nazionali hanno la responsabilità di aver fatto fermare il tempo a quel lontano 30 aprile 2006. Infatti da allora non sono stati mai realizzati i tanto promessi alloggi e le famiglie sfollate continuano a vivere in una sorta di campo Rom allestito a pochi passi dalla centralissima piazza degli Eroi. E, ovviamente, non si è concretizzata neppure la tanto propagandata messa in sicurezza di Monte Vezzi ed in via Arenella il tempo sembra si sia fermato, proprio come se sedici anni fa fosse esplosa una bomba. Una bomba di fango e acqua piovana per cui nessuno si è preoccupato di mettere in sicurezza l’area nel rispetto di chi vive in zona pilastri e di chi lavora nel compattatore della nettezza urbana. La sporcizia che regna lungo questa strada la rende un vero e proprio porcile e tra i rifiuti presenti ce ne sono anche di pericolosissimi come una bombola del gas e un serbatoio di eternit spaccato e dunque cancerogeno per l’uomo. Per non parlare del pauroso dissesto stradale che caratterizza tutto il suo percorso e che rappresenta un grosso pericolo per gli operai di Ischia Ambiente che con grossi camion raggiungono il compattatore.

Come dicevamo questa tragedia è stata volutamente dimenticata dalle passate e dall’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Enzo Ferrandino, dalla regione Campania e dai vari governi nazionali che in questi quindici anni si sono succeduti alla guida del Paese. A Ischia c’è solo una lapide che ricorda quel giorno di morte e di lutto. Si trova nella centralissima piazzetta San Girolamo e non è stata collocata dall’amministrazione comunale, bensì fatta realizzare e pagata da un comitato di semplici cittadini rappresentati da Ennio Anastasio. Pensiamo ci sia davvero poco da  aggiungere…

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