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«169 euro per una settimana a Ischia: ma nessuno dice niente?»

ISCHIA – Il mondo social è così. Basta una frase, magari anche telegrafica, accompagnata magari da un interrogativo, che vuole quasi essere un’esortazione per gli internauti a dire la loro. Se beccate il quesito giusto e magari anche la fascia oraria in cui davanti al pc ci sono i soggetti che servono per accendere la miccia, ecco scatenarsi un dibattito capace di proseguire anche per quarantotto ore di fila. L’intuizione giusta, soltanto l’ultima in ordine di tempo, l’ha avuta uno degli imprenditori alberghieri più “attivi” sul web. Parliamo di Sandro Florenzo, titolare dell’Hotel Oriente, che entra a gamba tesa e denuncia interrogandosi: “Ci sono almeno due alberghi tre stelle a Ischia Porto che a Gennaio pubblicizzano sette notti in pensione completa a 169 euro (24 euro al giorno). Ma l’associazione albergatori e il Comune di Ischia non dicono niente?”. Una considerazione che arriva subito dopo la nostra prima pagina di ieri, quella per intenderci dove segnalavamo la domanda presentata da due strutture ricettive – una ubicata a Casamicciola e l’altra a Panza – che avevano deciso di partecipare al bando della Prefettura di Napoli e mettere a disposizione i loro immobili per l’accoglienza ai migranti. Avrebbero beccato (usiamo il condizionale perché le domande non sono state accolte, ed a giudicare dalle reazioni sul web nessuno c’è rimasto male, ma questa è un’altra storia) 35 euro al giorno, per un totale di 245 a settimana. Facendo un po’ di conti, il cinquanta per cento in più di quanto assicurato con l’offerta di cui parla Florenzo. L’equazione vien da sola: meglio i migranti che non il low cost.

Il problema è che poi il dibattito diventa infinito ma colui che l’ha promosso non ha nemmeno timore di fare autocritica. Incalzato dal nostro Giovan Giuseppe Mazzella (Mizar, con il nome d’arte è più facile capire di chi parliamo), che gli chiede cosa abbiano fatto gli albergatori negli ultimi cinque anni, Sandro Florenzo con straordinaria onestà intellettuale – o magari con un pizzico di ironia, o forse con questa e quella – non ci pensa su due volte e si abbandona ad una filippica di stampo autocritico che merita di essere letta tutta d’un fiato: “Allora – scrive l’albergatore ischitano –  abbiamo portato i prezzi così bassi che non riusciamo ad avere utili, non siamo riusciti a pagare completamente Imu, tari e contributi previdenziali, qualcuno neanche l’IVA, abbiamo pubblicizzato nei media nazionali sputtanandola l’isola a prezzi bassissimi, dando così l’impressione di essere una località scadente, abbiamo economizzati sui servizi facendo scadere il prodotto che vendiamo, abbiamo assistito indifferenti alla mancata depurazione delle acque reflue e all’aumento di automobili, non abbiamo fatto niente per sollecitare una politica turistica allettante e produttiva, abbiamo cercato di sfruttare il più possibile il nostro personale, abbiamo lasciato che un presidente inadatto al ruolo non facesse niente di davvero utile per la nostra categoria, non abbiamo rinnovato i nostri esercizi perchè senza risorse… che dite, devo continuare ?”.

Ha preso fiato, il buon Sandro, e poi ha proseguito per davvero, col secondo tempo del suo sfogo, altrettanto inequivocabile: «Abbiamo permesso ad un Sindaco dinamico, giovane e con grandi qualità ma, purtroppo, con una visione del futuro e del turismo molto limitata, di sventrare il paese per dieci anni in lavori che non hanno portato neanche l’uno per cento di incremento al fatturato turistico e per molti, ma non tutti, questi lavori hanno snaturato il territorio rendendolo sempre più simile ad una città di periferia. Non abbiamo dato un solo consiglio costruttivo a questo Sindaco, non siamo stati capaci di fare un piano pluriennale turistico, non analizziamo né conosciamo le tendenze turistiche internazionali, abbiamo permesso che una famiglia con delle patologie gravi (ambizione sfrenata, egoismo, nessuna considerazione per i colleghi, e forse anche manie distruttive della concorrenza) di monopolizzare il mercato turistico al ribasso. Non abbiamo un consorzio per gli acquisti, un centro di monitoraggio per le manifestazioni, non abbiamo favorito ne proposto un coordinamento tra comuni per la programmazione e la commercializzazione del nostro prodotto, non abbiamo voce in capitolo ma il nostro presidente di tanto in tanto lascia una intervista che nessuno legge. Il fatto più grave è che producendo il 90 % del fatturato dell’isola avremmo l’opportunità di dettare le linee guida ai Comuni e alle amministrazioni e ancora più grave che viviamo in un isola baciata dalla natura con un potenziale ancora inespresso e per questo la nostra stupidità è ancora più grave”.

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