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Il degrado delle pinete ed il baratto amministrativo

Di Franco Borgogna

Aumentano di giorno in giorno le lamentele per la scarsa manutenzione del patrimonio pubblico ( esempio più clamoroso lo stato di abbandono in cui versano le pinete pubbliche del Comune d’Ischia) eppure nessuno ( minoranze consiliari comprese) prospetta delle soluzioni concrete. A parte il fatto che c’è stata totale disattenzione per un avviso del Comune d’Ischia per la manifestazione di interesse pubblico teso alla gestione e valorizzazione delle pinete ( finita nel dimenticatoio ), sorprende che mentre ormai centinaia di Comuni italiani ( tra cui clamoroso il caso ultimo del Comune di Milano, grande metropoli) adottano il “ baratto amministrativo” i Comuni isolani non abbiano ancora nemmeno preso in considerazione un’eventualità del genere. Ma vediamo di che cosa si tratta e come si potrebbe attuare. Lo Sblocca Italia, all’art.24, individua il “ baratto amministrativo” come strumento che dà la possibilità a singoli cittadini o, meglio, a cittadini associati in forme giuridicamente riconoscibili, di offrire un progetto di lavori compensativi parziali o totali, ma comunque limitati nel tempo, di eventuali tasse comunali che si ha difficoltà a pagare. Tali interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade, arredo urbano, il recupero e il riuso di aree e immobili inutilizzati. Per intraprendere tale percorso, il Comune deve ovviamente deliberare una modifica del Regolamento comunale sulle tasse e definire modalità e limiti dei lavori a compensazione. Non si tratta solo di venire incontro a cittadini in obiettive difficoltà economiche, ma di introdurre e incoraggiare un nuovo concetto di rapporti tra Amministrazione pubblica e cittadini. Questo nuovo concetto può definirsi, per riprendere un termine della rete, rapporto “peer to peer”, cioè non più rapporto verticale potere-cittadino, ma orizzontale: il cittadino è, nello stesso tempo, subordinato e coadiutore dell’Ente locale. In economia, tale concetto è definito “ Sharing economy” ( economia delle condivisione). Quando da questa rubrica, non a caso chiamata “ ‘a cunciature”, ovvero “ rammendo” della rete da pesca, sostengo che nella società ischitana esistono molti “ strappi” da ricucire; tra questi, annovero – sicuramente – il rapporto di totale sfiducia dei cittadini verso il potere politico-amministrativo, anche se paradossalmente si coniuga, al momento del voto, ad una completa sottomissione del leader di turno. Questo strappo va in qualche modo ricucito trovando sbocchi civici e democratici più adeguati. In passato mi era capitato, su questo stesso giornale, di proporre un’altra forma nuova di “ pagamento virtuale”: la Banca del Tempo.

Si tratta di uno strumento gestito dal Comune o da un ente terzo, che regola lo scambio di prestazione tra cittadini. Un idraulico offre, ad esempio, alla Banca 10 ore di lavoro, ricevendone in cambio prestazione paritaria da un sarto, un elettricista o qualunque altra attività, disponibile in Banca, che gli occorra. Ma il baratto amministrativo è qualcosa di più concreto, che vede il Comune in un ruolo attivo di giustizia sociale, sollevando i cittadini, almeno per quel che riguarda le tasse comunali, che non è poco, stante la tendenza a traslare sempre più la fiscalità dal governo centrale alle amministrazioni locali. C’ è un solo rischio obiettivo nell’adozione di uno strumento come il baratto amministrativo e cioè che venga ancora una volta considerato come strumento di clientelismo politico che favorisca una platea di soggetti che non avrebbero bisogno effettivo dell’agevolazione. E’ per questo che la delibera comunale dovrebbe avere contorni e limiti precisi e, di più, deve prevedere un organo di controllo, una commissione ristretta ( a titolo ovviamente gratuito e ovviamente rappresentativa anche delle minoranze) che abbia il compito di valutare la bontà del lavoro eseguito a compensazione. La bontà del lavoro dovrebbe riguardare l’impegno, la cura applicata e il tempo impiegato, più che la precisione della tecnica di esecuzione. Per finire, non si fa altro che dire che i Comuni non possono agire per le scarse risorse a disposizione, quando invece, in molti casi, si possono adottare provvedimenti che costano poco. Il baratto amministrativo, apparentemente, implica un costo, presupponendo minori entrate. In realtà è un risparmio di spese sulla manutenzione e semplifica una serie di contenziosi che si andrebbero ad instaurare, data la difficoltà economica in cui versano i soggetti e che apporterebbero scarse entrate all’Amministrazione. Dunque, signori Sindaci, amministratori e consiglieri, perché non intraprendere questa strada?

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