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2500 famiglie alla fame, l’allarme della Caritas

La responsabile isolana Luisa Pilato in un’intervista a Il Golfo denuncia un ulteriore incremento dei nuclei familiari che necessitano di assistenza alimentare. Poi spiega: «Nel dossier annuale si parlerà del dramma povertà di Ischia Venezia, Riva del Garda e Assisi». E poi spunta un possibile “caso” a Serrara Fontana

Sull’isola è allarme povertà, pare che la richiesta di cibo e alimenti negli ultimi anni si sia addirittura quadruplicata. È un dato che può confermarci?

«Nella fase cruciale, ovvero prima della ripartenza economica ovvero prima della riapertura degli alberghi, abbiamo agganciato attraverso i due centri diocesani quindi il centro Papa Francesco ed il centro San Sebastiano a Forio e le parrocchie, circa 2500 famiglie. Si tratta di famiglie a cui abbiamo dato il nostro supporto sia nella distribuzione di derrate alimentari sia lì dove erano presenti altre difficoltà economiche fino al supporto per la campagna voucher. Prima della pandemia i dati erano ben diversi. Sempre attraverso la nostra rete raggiungevamo circa 500 famiglie. Un numero che si è quintuplicato con la pandemia. Ciò che ha creato maggiore sconcerto nelle famiglie è stato il ritardo legato all’erogazione dei bonus o l’esclusione dagli stessi».

Fino a che punto ha inciso il Covid nell’ulteriore impoverimento della società isolana? O la pandemia ha soltanto accelerato un processo già in atto?

«L’emergenza economica è un effetto di quella sanitaria. Non dimentichiamoci che sull’isola ci sono tante famiglie, ovvero circa 11mila, il cui reddito deriva da lavori stagionali. Con il Covid ed i ritardi legati all’erogazione dei bonus tante famiglie sono andate in difficoltà».

Quanto c’è da essere preoccupati in proiezione futura e come secondo lei il numero di famiglie indigenti può essere almeno arrestato?

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«Nel dossier annuale della Caritas, che sarà reso pubblico il prossimo ottobre, si parlerà del dramma povertà dell’isola di Ischia che assieme a Venezia, Riva del Garda e Assisi, sono le principali località che stanno ‘soffrendo’ per la pandemia. Ciò che spaventa è il prossimo autunno. Stiamo cercando di programmare le nostre attività e come rispondere alle richieste di aiuto di tutti. Dobbiamo però tener presente che anche chi oggi sta lavorando da dicembre si ritroverà senza lavoro e senza sussidi. Dobbiamo approfittare di questi mesi per programmare e sensibilizzare le Istituzioni per non farci trovare impreparati».

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Sull’isola chi ha disponibilità è generoso verso chi non se la passa bene, sotto questo aspetto che giudizio possiamo dare degli ischitani?

«Un giudizio sicuramente positivo. In questo grande momento di difficoltà ha retto la famiglia e l’auto del terzo settore. Come Caritas non siamo stati soli. In tanti abbiamo aiutato chi ne aveva bisogno. C’è stata una bella cordata in modo da poter rispondere a tutte le richieste di aiuto. Nelle emergenze l’isola e gli isolani rispondono bene. Passato il momento emergenziale, però, non sempre si riesce a mantenere questo entusiasmo e questa attenzione. In questo periodo abbiamo registrato una generosità meno abbondante nell’immediato ma prolungata nel tempo rispetto al terremoto del 2017».  

Normalmente cosa contiene un pacco che viene consegnato ai nuclei familiari in difficoltà?

«Fondamentalmente teniamo conto dei componenti del nucleo familiare. Se ci sono bambini cerchiamo di incrementare il pacco con pannolini, omogenizzati, latte e comunque beni che siano necessari per i più piccoli. Un pacco comunque assicura almeno il primo piatto. Al momento non riusciamo a gestire il circuito del freddo ed il pacco normalmente non contiene secondi. Ogni mese il Banco Alimentare consegna circa 36 bancali di beni alimentari a ciò, ovviamente, aggiungiamo ciò che ci viene donato e ciò che acquistiamo. Ed alcune volte tutto ciò sembra non bastare».

A proposito, da Serrara Fontana arrivano notizie di anomalie nella consegna dei pacchi, in alcuni casi con alimenti più “preziosi” consegnati a questo piuttosto che a quello e anche al fatto che i viveri non sempre finiscono a chi ne ha realmente bisogno? Può dirci qualcosa a riguardo?

«Anche a me è arrivata qualche segnalazione ed intendo andare fino in fondo a questa situazione. È necessaria una premessa: da parte nostra c’è un costante monitoraggio rispetto a tutte le Caritas parrocchiali. Nella fattispecie presto mi confronterò con don Pasquale, che reputo una persona onesta e perbene, per capire se le segnalazioni sono reali o se, come in passato è successo anche in qualche altro Comune, si tratta solo di veleno elettorale da parte di qualcuno che vorrebbe solo sporcare l’operato della Caritas. So che questa è una campagna elettorale infuocata ed avvelenata e mando un messaggio chiaro a tutti: giù le mani dalla Caritas. Siamo pronti a confrontarci con tutti, a dare suggerimenti ed ascoltare. Dobbiamo fare fronte comune nella lotta alla povertà, ma giù le mani dal nostro operato. E ribadisco: devo comunque verificare queste segnalazioni».

Qual è l’appello che si sente di rivolgere a chi oggi può dare anche un piccolo contributo per rendere meno pesante la quotidianità di chi non se la passa bene?

«Abbiamo avanti a noi un autunno non semplice e ci serve l’aiuto di tutti. il primo aiuto, comunque, è quello di prossimità. Bisogna ascoltare e vedere le necessità che ci sono più vicine a partire dalla famiglia, dai vicini di casa. In questo periodo di pandemia spesso siamo intervenuti anche in contesti dove non c’era bisogno di un aiuto economico ma di ascolto, presenza e vicinanza. Spesso siamo intervenuti in contesti disagiati dove il disagio è legato alla solitudine che, in periodo di pandemia, ha portato ad una sorta di abbandono. Chi vuole mettersi in gioco come volontario può farlo indipendentemente dal proprio credo religioso. Aiutare gli altri significa migliorarsi anche nella gestione della propria vita personale».

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