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CRONACA

30 anni fa, la prima “storica” ordinanza locale di rinvio della caccia

Il provvedimento fu adottato, il 15 settembre 1992 dal compianto ex commissario prefettizio di Lacco Ameno, Giovanni Orefice

Le tensioni, in ambito locale, tra cacciatori ed ecologisti, serbano radici antiche. Diverse delle più rinomate sigle naturalistiche italiane o internazionali (WWF, LIPU, CAI, Kronos 1991, LAC, LAV, Amici della Terra, A.V.C., CABS, Pan Assoverdi) hanno evidenziato la difficile “convivenza” (tema tuttoggi attualissimo) in una località di villeggiatura estiva, di questo rumoroso “sport” – di forte impatto ambientale – con la tutela dei biotopi, della fauna, dell’immagine turistica della mirabile Pithekoussai. L’eco delle polemiche sul bracconaggio – caustiche, fin dagli anni settanta – è giunto addirittura davanti al Difensore Civico Reg., al TAR, in interrogazioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo di Strasburgo. Per non parlare della stampa estera e delle denunce reciproche (pro-caccia, anti-caccia) in sede penale, alla Procura della Repubblica di Napoli.

Di strettissima attualità, pure la diatriba – sul calendario venatorio 2022-23 tra l’assessore regionale all’agricoltura, Nicola Caputo e le associazioni venatorie, molto radicate sul territorio. FIDC, Italcaccia, Enalc., Arci, Libera Caccia, ANUU, nel luglio scorso, sono arrivate al punto di chiedere “a nome dei circa 40.000 iscritti” le dimissioni del politico casertano. Fino all’anno scorso, le organizzazioni ambientaliste furono costrette ad adire il Tribunale Amministrativo, per ridimensionare le “pretese” dei seguaci di Diana supportate dalle amministrazioni comunali isolane. A tutto il 2020, per alcune specie ornitiche, l’avvio in Campania della stagione cinegetica – persino a Positano, Amalfi, Agropoli, Palinuro, Ischia, Capri, Procida (quest’ultima già designata capitale italiana della cultura) – veniva anticipato, malgrado l’emergenza covid, al primo settembre, in piena filiera turistica. Violando – secondo la “P.A.S. PRONATURA” – praticamente tutte le disposizioni protezionistiche, vigenti in materia.

Il 28 agosto 2013, dovette intervenire – su ricorso dell’avv. Balletta – il presidente del Tar Campania, Napoli, Sez. III, Saverio Romano, con un apposito decreto cautelare, per ribadire i divieti di appostamenti fissi, le limitazioni nelle aree SIC “Natura 2000” (siti di rilievo comunitario: es. Epomeo) e bloccare la “strage faunistica anticipata”, pure sulle isole del golfo napoletano “ove gli uccelli migratori transahariani sono obbligati a sostare per rifornimento trofico e riposo, dopo l’attraversamento del Mediterraneo”. Nel “piano di contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici”, varato – nel marzo 2017 – dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni, l’isola d’Ischia risulta individuata come “black spot”: ossia una delle zone ove si registra una recrudescenza della mattanza di volatili, in periodi vietati. Dal dicembre 1996, il “comitato aree naturali protette”, presso l’ex Min. Ambiente (oggi Transizione Ecologica) prevedeva l’istituzione, sull’ovidiana Inarime, di un’ampia riserva statale, osteggiata dall’ex sen. Salvatore Lauro. Nella proposta di “piano faunistico provinciale di Napoli 2020” vengono individuate 26 oasi di protezione integrale, tra cui “Rupi Costiere di Ischia” (685 ha).

Le recenti ingerenze delle lobbies venatorie hanno comunque sortito un primo effetto, se è vero com’è vero che l’Esecutivo di Santa Lucia ha parzialmente modificato il protocollo 2022-23, consentendo il prelievo di beccaccino, folaga, marzaiola dal 18 settembre, della quaglia dal 21 settembre. Risale a trenta anni orsono, il primo esempio di lungimiranza (secondo in Campania, in ordine cronologico, dopo Sorrento) nell’ambito della tutela dei flussi turistici. Sfruttando una norma, contenuta nella vecchia L.R. 75/1980 – in vigore fino al 1996 – l’ex Commissario Prefettizio di Lacco Ameno, Giovanni Orefice (successivamente emulato dalla Municipalità di Casamicciola) rinviò – di propria sponte – l’avvio dell’annata venatoria, al primo novembre (Ord. n. 7817/92). Prevalse, infatti, nella logica decisionale, il principio secondo il quale, nella cittadina cara all’imprenditore milanese Angelo Rizzoli senior (nota stazione idro-elio-minerale) le presenze di curandi termali ed ospiti stranieri fossero ancora cospicue, nei mesi di settembre-ottobre.

L’anzidetta statuizione (art. 27, ultimo comma, L.R. 3-12-1980 n. 74) benché non più espressamente contemplata nella corrente disciplina sulla difesa della fauna omeoterma (L.R. 26/12) può essere attualmente desunta – secondo l’Ufficio Legale della “Pan Assoverdi S.” ONLUS/E.T.S. – nel quadro delle “ordinanze sindacali contingibili ed urgenti”, al fine di prevenire gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica, l’ambiente, il territorio (art. 50, comma 5, D.L.vo 267/2000 e succ. mod.) “visto che, ad Ischia, la caccia si esercita, in modo massiccio, finanche nelle vicinanze di alberghi, terreni adibiti a pratiche sportive, plaghe colpite da incendi, fabbricati rurali, stabbi, strade di campagna percorse dagli escursionisti”.

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All’epoca, unico componente isolano del C.T.F.V.R. (massimo organo tecnico consultivo regionale, in materia faunistica) era l’ex fondatore della Sezione WWF Ischia (1983-1990) Rino Romano.

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