CULTURA & SOCIETA'

30 anni fa nasceva la nuova Russia: l’ischitano Almerico Di Meglio, inviato speciale a mosca, racconta particolari e aneddoti del crollo dell’impero sovietico

“Vedrai butteranno giù tutte le statue dei Bos sovietici…” – la socialdemocratizzazione di Gorbaciov - interviste ai grandi protagonisti di allora, testimonianze e incontri messi nero su bianco in un suo libro “Tra le rovine dell'impero sovietico” presentato a Napoli e a Ischia in un incontro della FIDAPA presieduta dalla presidente di turno Tuta Irace (ex sindaco di Lacco Ameno)

Meglio parlare di ciò che è stato dopo Almerico Di Meglio, giornalista ischitano prestigioso per la sua attività professionale fuori dalla sua isola, nel mondo, con particolare interesse per la Russia. “ un paese, secondo l’analisi socio-politica del Di Meglio, apparentemente strano , che quasi sfoggia le proprie contraddizioni”. Nella Russia di oggi c’è un Putin che è nostalgico dell’impero sovietico e vorrebbe ripristinare il passato morto e sepolto con lui solo da Zar con la zeta maiuscola al comando. Intanto da pericoloso dittatore di questo tempo,sta usando la forza militare per allargare i confini della grande Russia, lasciandosi dietro per il tentativo di riannettere alla madre Russia l’Ucraina, migliaia di morti e feriti.

BIBLIOTECA ANONIANA – CONFERENZA DEL ROTARY CLUB,CELESTINO VUOSO CON ALMERICO DI MEGLIO

Mentre accade tutto questo Il Rotary club di Ischia con la presidenza di Celestino Vuoso, ha pensato bene di invitare proprio Almerico DI Meglio a tenere una conferenza sul tema che negli anni di sua militanza giornalistica come inviato speciale de Il Mattimno in Russia lo aveva particolarmente appassionato. Titolo della conferenza che si è tenuta nell’aula Magna della Biblioteca Comunale Antoniana venerdì scorso 6 maggio 2022,”30 anni fa nasceva la nuova Russia”. Almerico Di Meglio conoscitore in presenza degli accadimenti russi racconta così la sua esperienza da inviato speciale in terra russa: “ Era la sera del 23 agosto di trent’anni fa. Quando vidi la statua di Dzerzhinskij, il “Fedliks” di ferro, tirata con funi da centinaia di giovani, trattenni il respiro. Solo un pensiero mi venne in mente: il comunismo sovietico è finito: moro non per guerra persa, ma per fallimento, dopo aver ingoiato centinaia e centinaia di milioni di vittime. Guardai le tante bandiere col tricolore della Russia e il giallo e l’azzurro, cioè il grano e il cielo dell’Ucraina. quella sera fu l’ultima volta che migliaia di uomini e donne, giovani sopratutto, inalberavano assieme bandiere russe e ucraine dietro a un enorme striscione su cui era stampata una frase che sintetizzava la rivoluzione bolscevica sovietica: settanta anni di marcia verso ilo nulla”. Un viaggio quello di Almerico Di Meglio lungo due mesi nell’Urss che stava per sparire dalle carte geografiche. Tra il 7 e l’8 dicembre 1991 la storia metteva un punto esclamativo sull’Unione Sovietica. E Almerico Di Meglio, nato a Ischia nel 1948, storico corrispondente de Il Mattino, il principale quotidiano di Napoli, era a Mosca, appena sceso da un aereo da Tashkent.

IL GIORNALISTA ED INVIATO SPECIALE ALMERICO DI MEGLIO

Era l’ultima tappa di un tour partito dalla Moldavia attraverso le repubbliche sovietiche, escluse quelle baltiche, da tempo lontane dall’Unione, raccontato in un libro dal titolo “Tra le rovine dell’impero sovietico” (Università Popolare di Torino Editore). Il libro fu presentato a Ischia, nel 2015 in un incontro con la Fidapa sezione Isola di Ischia, allora presidente l’ex sindaco di Lacco Ameno Prof.ssa Tuta Irace. Il libro fu presentato anche a Napoli al Vomero presso la libreria Mooks Mondadori di piazza Vanvitelli. Un reportage, un pezzo di mondo in disfacimento, a un incrocio strategico con la storia. Tra schede, cartine per mostrare ai lettori quei Paesi che si allontanavano l’un dall’altro. E dettagli su incontri, conversazioni, testimonianze, riflessioni sui leader protagonisti dell’ultimo drammatico frammento di storia sovietica, da Mikhail Gorbaciov, la perestrojka, fino a Boris Eltsin. Per rendere il lettore testimone, 24 anni dopo, di un momento storico per l’Europa, per il Mondo, tracciando anche il profilo di realtà, le repubbliche sovietiche, sigillate per sette deceni. La scheda di Almerico Di Meglio è abbastanza corposa. Giornalista professionista dal 1981, già inviato speciale all’estero e notista di politica italiana. Vive tra Napoli, l’isola d’Ischia e Parigi. Ha fatto parte dal 1979 al 2009 della redazione de Il Mattino di Napoli. Caposervizio e inviato della Redazione Esteri ha scritto da molti Paesi:  dall’Europa dell’Est e dell’Ovest divise dalla Cortina di Ferro agli Stati Uniti e al Canada, dall’America Latina all’Africa Australe e del Nord, dall’Asia centrale e segnatamente dall’ex Unione Sovietica. Successivamente ha lavorato alla Redazione Politica.

LA COPERTINA DEL LIBRO DI ALMERICO DI MEGLIO TRA LE ,ROVINE DELL’IMPERO SOVIETICO

È esperto di relazioni Est-Ovest, di questioni geopolitiche e geostrategiche. Centinaia le interviste: capi di stato e di governo, ministri, personalità della politica, della cultura, dal segretario del Pcus Mikhail Gorbaciov a dirigenti e personalità delle repubbliche ex sovietiche, dai ministri della Difesa Usa Weinberger e Carlucci ai leader del Sud Africa nel decennio che ha preceduto l’abolizione dell’apartheid. E’ stato testimone di eventi storici come il primo trattato di disarmo nucleare al vertice Reagan-Gorbaciov di Washington; il crollo del Muro di Berlino; la fine di Ceaucescu; il confronto politico e armato in Africa australe fino all’abolizione dell’apartheid e alla liberazione di Mandela in Sud Africa; lo sgretolarsi dell’impero sovietico (il cui capitolo finale fu il reportage dalle ex repubbliche dell’Urss che si svolse dal fallito putch di agosto allo scioglimento dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991); l’attacco del terrorismo islamico agli Stati Uniti; il semestre di presidenza italiana dell’Ue all’indomani della moneta unica e con l’allargamento dell’Unione all’Est. Una profonda amicizia lo ha legato a François Fejtő. Ha partecipato a numerosi convegni promossi da organizzazioni culturali e politiche, sedi diplomatiche, università. E’ anche autore di una raccolta di poesie (77 poesie).La notte fra il 7 e l’8 dicembre 1991 in Bielorussia veniva sciolta l’Unione Sovietica e nasceva una nuova entità slava. Negli stessi momenti a Tashkent preparavo, dopo tanto girovagare tra le rovine dell’impero, i bagagli per rientrare finalmente a Mosca con l’unico reportage “complessivo” dalle repubbliche che un giornalista avesse potuto compiere nel caos di un Paese che si sfaldava. Mi aveva accompagnato Giuseppe D’Amato, che avevo incontrato il 20 agosto, tra le barricate della “Casa Bianca” in cui s’era asserragliato Boris Eltsin per resistere al putsch dei vetero-comunisti, tutti collaboratori “infedeli” del presidente sovietico Michail Gorbaciov. Quella mattina dell’8 dicembre 1991 arrivammo a Mosca alle 10, cioè esattamente alla stessa ora in cui eravamo partiti dall’Uzbekistan. Miscia, il tassista che ci accompagnava in città, aveva appreso dalla radio che l’esperienza sovietica era finita. Il destino aveva voluto che giungessimo alla nostra ultima tappa in contemporanea con il collasso definitivo della superpotenza comunista. La crisi ucraina scoppiata nel 2013 ha dimostrato che le tematiche ex sovietiche rimangono di grande attualità.

Speciale Reportage Fotografico DI GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO Fotoreporter

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