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Quisisana: 250 milioni per l’impero caprese della famiglia Morgano. E Ischia resta a guardare

Di Francesco di Meglio

 

Supera di poco i 250 milioni di euro l’offerta per l’acquisire l’”impero” della famiglia caprese Morgano proprietari degli hotels Quisisana, La Scalinatella, Flora e Casa Morgano, e dei due più piccoli Florida e Semiramis più i locali commerciali di via Camerelle e due ville a Tragara. A offrire l’importante cifra è un fondo inglese assistito dall’advisor ‘Solido Holding’, gruppo che fa capo all’immobiliarista partenopeo Achille D’Avanzo. Il nome che si cela dietro il superconsulente napoletano potrebbe essere quello di ‘Patron Capital’, che in Italia è rappresentato da un altro napoletano, Luigi Capuano. La famiglia Morgano sarebbe intenzionata a non accettare l’offerta in blocco, preferendo attendere in vista di un rialzo oppure cedere solo in parte l’ampio patrimonio immobiliare

Un patrimonio costruito e consolidato da quattro generazioni dalla famiglia che faceva capo a Mario Morgano, scomparso quattro anni fa. Oggi alla guida del gruppo alberghiero ci sono due dei quattro figli: Nicolino, direttore del Grande Albergo Quisisana e la sorella Lucia.

Gianfranco si è distaccato dal gruppo nel 2015, quando il suo nome è spuntato nell’inchiesta sui conti offshore Panama Papers tramite la società  Jonston Investment Ltd con sede alle Isole Vergini Britanniche. Ad intermediare Diane Nobile, un altro personaggio “made in Naples”. Morgano all’epoca dei fatti replicò che la società «sarebbe dovuta servire per un’operazione che non è andata a buon fine». Il motivo dell’uscita di Gianfranco si sarebbe resa necessaria per mantenere il buon nome della famiglia e degli alberghi, conosciuti in tutto il mondo.

Il quarto fratello, Enrico, è deceduto anni fa e le sue figlie seguono l’albergo Aldrovandi Villa Borghesea Roma. Gianfranco e le figlie di Enrico sembra siano stati liquidati da pochi mesi tramite un mutuo di circa 120mila euro contratto da Nicolino e Lucia.

E se Capri si internazionalizza sempre più con grandi catene e gruppi alberghieri (oltre agli hotel di Morgano a Capri sono stati venduti tra gli altri anche il Tiberio Palace e il Capri Palace) Ischia resta a guardare. La grave crisi finanziaria che ha colpito l’economia mondiale dopo il 2008 e che ha investito in pieno l’isola verde dopo il 2010 non ha fatto che accentuare l’esigenza di internazionalizzare le imprese isolane. In effetti, le aziende che hanno affrontato meglio le pesanti conseguenze della recessione sono generalmente quelle più capaci di operare sui mercati esteri e di ricevere clientela straniera. Ischia che vive di un turismo prettamente “made in italy” ha risentito in maniera importante la crisi. Da che cosa dipendono queste difficoltà? E come si possono superare? L’opinione di Giancarlo Carriero per Il Golfo è di quelle che sicuramente “pesano” ma analizzata dall’esterno l’impressione resta quella che gruppi imprenditoriali, di settore o meno, siano poco invogliati dal prodotto Ischia e dunque nient’affatto intenzionati ad investire cifre stratosferiche da queste parti. Con risultati che sono evidentemente davanti agli occhi di tutti. in questo quadro che potremmo definire (per usare un eufemismo) tutt’altro che incoraggiante, l’unica nota potenzialmente lieta arriva dal Pio Monte della Misericordia.  Il nostro giornale aveva riferito in escluiva, qualche mese fa, dell’interesse di una cordata tedesca. Ebbene, non si trattava di una bufala, al punto che pare che la trattativa prosegua e non si sia affatto arenata tutt’altro. Che dire, se non rose fioriranno e se lo augurano un pò tutti: non solo per eliminare uno scempio dal cuore di Casamicciola, ma anche per sperare in un mai così tanto agognato effetto domino. La speranza, in fondo, non è sempre l’ultima a morire?

 

 

 

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