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4 anni al vigile accusato di peculato, ora l’appello

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Il giudice Morra non ha accolto le richieste avanzate dalla difesa del sottufficiale della polizia municipale di Ischia, Michele Costagliola Di Fiore, condannandolo a quattro anni di reclusione (in ciò accogliendo quasi interamente la pena ipotizzata dal pubblico ministero, che aveva chiesto 4 anni e sei mesi), oltre all’interdizione perpetua dei pubblici uffici. Il vigile ischitano è stato quindi riconosciuto colpevole per aver sottratto quasi 90mila euro alle casse comunali, denaro frutto delle sanzioni inflitte per infrazioni al Codice della Strada, e per questo accusato di peculato continuato e aggravato. Il giudice ha disposto anche la confisca dei soldi indebitamente appropriati: una decisione alquanto singolare, attese le condizioni estremamente critiche in cui versa l’imputato. La difesa, sostenuta dall’avv. Imma Capuano, aveva invocato l’assoluzione per incapacità d’intendere e di volere dell’imputato, da tempo sofferente di “ludopatia”, la patologica dipendenza dal gioco d’azzardo, chiedendo al giudice di tener conto della condotta estremamente disponibile e collaborativa oltre che dello stato d’incensuratezza dell’imputato. La vicenda assume connotazioni molto delicate, viste le difficoltà, economiche e personali, in cui è precipitato il maresciallo, che attualmente non riesce più far fronte nemmeno alle normali necessità di vita, e che tra poco sarà invitato a lasciare l’appartamento dove vive da solo, a causa dell’impossibilità di pagare l’affitto. Una situazione fortemente rivelatrice sulla reale natura della ludopatia: non solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia. Un disturbo comportamentale che porta a una dipendenza dal gioco paragonabile per diversi aspetti alla tossicodipendenza. Il giocatore d’azzardo patologico, infatti, aumenta progressivamente la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell’apparente tentativo di recuperare le perdite, finendo così con l’investire più delle proprie possibilità economiche (usando anche denaro non suo o facendo debiti), in un vortice sempre più distruttivo: proprio quello che è accaduto al sottufficiale Costagliola Di Fiore. Non è solo quindi la storia di un dipendente pubblico, per di più un pubblico ufficiale, che sottrae risorse pubbliche per fini privati, ma siamo dinanzi ad un altro “malato” del gioco, una “vittima” di questo fenomeno. La somma sottratta dall’imputato all’erario cominciò a venire alla luce l’estate scorsa, quando una serie di accertamenti amministrativi e di successive indagini permisero di rilevare che la cifra totale (pari a oltre 87mila euro) era il risultato di progressivi prelievi avvenuti ai danni delle casse comunali nell’arco del quinquennio tra il  gennaio del 2011 e il luglio del 2015, denaro che il vigile sperperava quasi interamente insieme al proprio stipendio nel gioco d’azzardo, cadendo nel tunnel che ha portato l’esponente della polizia municipale a tentare di curarsi presso un centro specializzato nella “disintossicazione” delle ludopatie, a Grumo Nevano. La difesa ha già dichiarato che, dopo aver preso visione delle motivazioni della sentenza nel corso della prossima settimana, inoltrerà appello.

 

 

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