CULTURA & SOCIETA'

50 Best Bar, anche l’ischitano Gabriele Calise tra i premiati

Il barman ischitano si è classificato al 44esimo posto nella classifica mondiale del prestigioso riconoscimento, la premiazione si è svolta a Londra

Il bar perfetto è come un cocktail, una miscela di sapori e gradazioni, ingredienti che devono soddisfare la vista, l’accoglienza, l’attenzione di coccolare i clienti e creare qualcosa di unico per loro. Tutto miscelato con armonia, la parola chiave che non stona mai. Gabriele Calise, ischitano doc ha lavorato come barman fino a qualche mese fa nel prestigioso club “1930’, classificatosi al 44 esimo posto nella classifica mondiale del prestigioso The Word’s 50 Best Bar.

La premiazione si è tenuta a Londra e Gabriele Calise barman figlio di Ischia è volato per l’evento insieme ai proprietari, Marco Russo, Flavio Angiolillo e al bar manager Benjamin Cavagna, per l’ambito riconoscimento. Non esiste un bar uguale all’altro, l’unicità, la cura del particolare, la scelta accurata delle materie prime da miscelare, sono solo riferimenti di massima nella creazione di un tempio del buon bere. Sono linee guida che, secondo i The Word’s 50 Best Bar, parlano italiano e orgogliosamente anche di Ischia con Gabriele Calise. Uscito dal nostro Istituto Alberghiero, il Telese che rappresenta un’eccellenza in Italia, dopo un’esperienza all’Alchemie Cocktail Bar dei fratelli De Georgio, nella vicina piazzetta su corso Vittoria Colonna, per poi passare al Bar Epomeo contribuendo a rivoluzionare completamente la concezione del locale di Francesco Fiore.

Ma i sogni nel cassetto sono tanti e bisogna farli uscire, avere la consapevolezza di metterli in una valigia insieme all’esperienza accumulata fino adesso e soprattutto la voglia di aprire al nuovo che avanza e partire. Gabriele sceglie Londra anche per perfezionare il suo inglese e va in giro per seguire la distillazione del whisky. Ancora una valigia pronta, questa volta per l’Italia, dove riesce a far parte del selezionato staff del prestigioso club “1930”, il bar più segreto di tutta Milano.

Il bar è veramente un segreto, uno dei meglio custoditi della città, a differenza di quei locali fatti per compiacere una vuota élite pagante, il 1930 è davvero esclusivo. Non ci sono sotterfugi che tengono, banconote da far scivolare, conoscenze speciali, o siete invitati o non lo siete, siete dentro o siete fuori. Semplice! Probabilmente il nome lo conoscete, è una leggenda, misteriosa è la sua location.

Dietro l’apparenza di un piccolo bar orientale si celano meraviglie, precluse a chi non è eletto. Bisogna diventare “degni di essere invitati”, a quel punto una porta verrà aperta e un cameriere inamidato apparirà difronte a voi e, non ci sono parole adatte a prepararvi a ciò che potreste trovare dentro. Vi troverete in una nuova dimensione, un paese delle meraviglie, dove troverete dei cocktail che fino ad ora non avete osato nemmeno sognare. Spiegarveli o elencarveli è semplicemente inutile, bisogna essere lì, sprofondati nelle poltrone di velluto e con l’orecchio teso ad ascoltare il pianoforte che suona dal vivo, il menù non a caso non si limita ad avere una lista di drink e cibo da ordinare, ma contiene una storia, un feuilleton urbano ambientato proprio nel bar e che i clienti più affezionati collezionano.

Ed è questo esclusivo e misterioso bar, insieme al The Jerry Thomas di Roma ad essere entrati nella classifica dei migliori 50 bar al mondo e non è poco anche se in parte il merito è di chi ci lavora come Gabriele Calise. Un ischitano con l’occhio lungo e la determinazione di saper scegliere il meglio, per la sua professione, che va sempre affinata e arricchita di esperienze, infatti è da qualche mese che ha lasciato il 1930, per un’altra avventura lavorativa sempre al top grazie al suo brillante curriculum che gli ha consentito di accedere al Mandarin Oriental Milan a due passi dal Teatro Scala, ospitato in quattro edifici del XVIII secolo.

E di sogni nel cassetto per Gabriele Calise ce ne sono ancora, ma si sogna con i piedi per terra, vorrebbe aprire una sua attività a Milano e proseguire con lo studio del gusto del buon bere, come conoscenza e vorrebbe magari invecchiare come fa un buon whisky proprio ad Ischia con un suo bar con le giuste caratteristiche, sperando che cambi anche qui la mentalità dello stare, insieme con il piacere di gustare ed apprezzare la storia e il lavoro che c’è dietro quel cocktail o quel drink versato, come lo studio, gli anni lontani dalla famiglia, i sacrifici e la continua evoluzione, la competizione è sempre esistita anzi sprona a migliorare.

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