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60 anni fa l’acquedotto a Ischia Ponte: era domenica 9 novembre 1958. Urge restyling per l’evento scolpito nell’epigrafe del grande Vescovo Antonio Cece

Il 9 novembre 1958 sul Ponte aragonese di Ischia, punto d’arrivo visibile della condotta sottomarina, il getto d’acqua si levò improvviso per circa quaranta metri alle ore 12. Noi novelli seminaristi eravamo presenti. Adesso si va verso il sessantesimo anniversario del colossale e storico evento, ma la lapide con testo latino dettato dal grande Vescovo d’Ischia mons. Antonio Cece è spezzata su un angolo inferiore ed i caratteri incisi sono sbiaditi e non più leggibili (foto dello scrivente). Urge un restyling e, pertanto, ci permettiamo di rivolgere alla disponibile sensibilità del Sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino e dell’Amministrazione comunale di voler intervenire per restituire la bellissima memoria dell’evento al ricordo della popolazione che ne ottenne, grazie alla Cassa per il Mezzogiorno e al governo dell’epoca, enormi vantaggi tuttora sempre più evidenti. Fu il primo intervento del genere in Europa! Questo il testo redatto da mons. Cece: – “Immensa sub aequora ponti/ nunc primum/ navitatis rei publicae documentum/ magnaeque parentis frugum/ numquam interiturae virtutis/ romuleae stirpis ingenium/ longinquis e montibus editae/ aquae viam aperuit/ purissima ut scateret et laeta/ Dei conditoris gloriae/ undique huc petentibus/ ex toto terrarum orbe/ viridem perpetuo apricantem Aenariam/ saluti/ A.D. 1958 “-. Nostra traduzione letterale, ma il senso è chiaro: – “Con ponte sotto le immense distese del mare/ ora per la prima volta/ testimonianza dell’impegno dello Stato/ e grande inventore di benefici/ sempre dell’imperitura capacità/ ingegno della stirpe romulea/ all’acqua originata dai monti lontani/ aprì la strada/ per sgorgare purissima e ricca/ a gloria di Dio creatore/ qui per i richiedenti d’ogni parte/ da tutto il mondo/ continuamente la verde soleggiata Enaria/ per salute/ Nell’anno del Signore 1958 “-. La lapide di marmo è posta da allora sulla cabina di distribuzione a forma tronco piramidale del nuovo acquedotto succeduto a quello completato nel 1673 dal Vescovo d’Ischia mons. Gerolamo Rocca ed avviato dagli Aragonesi per convogliare l’acqua della sorgente di Buceto da Fiaiano, attraverso le suggestive arcate dei cosiddetti “Pilastri”, a Ischia Ponte che mancava di acqua, come ricorda l’epigrafe affissa sulla parete del Palazzo dell’Orologio e di cui i miei ex allievi si occuparono nelle ricerche storico-culturali sul territorio. Il nostro grande Vescovo mons. Pietro Lagnese, che ha rinnovato la Consacrazione della diocesi al Cuore Immacolato di Maria (come già mons. Cece e mons. Strofaldi) il 13 ottobre dell’anno scorso, raccoglierà il testimone con la significativa Enciclica di Papa Francesco “Laudato sii”. Maria è stata solennemente proclamata “Regina di Ischia”!

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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