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A un anno dal battesimo, i primi passi di “Artemisia, una voce per l’anoressia”

di Isabella Puca

Ischia – «Quest’anno ci è servito per sondare il terreno, per capire come muoverci come associazione. È stato un anno di studio che ci ha fatto capire che, forse, sotto alcuni aspetti, le nostre idee sono un po’ futuristiche. Abbiamo capito che sul territorio nazionale ogni associazione fa il suo percorso e ciò di cui c’è bisogno, invece, è fare rete». Parla così Paolo Massa nel tirare le somme del primo anno dell’Associazione “Artemisia una voce per l’anoressia” che, a febbraio dello scorso anno, si presentò all’isola raccontando la sua storia, quella di un padre che ha perso una figlia a causa dell’anoressia, una malattia considerata oggi una vera epidemia sociale.  «Lo scorso 14 ottobre durante un congresso a Roma ho capito che bisogna entrare nelle case delle persone che non hanno il problema perché, se c’è una cosa fondamentale, quella è la prevenzione. Per la prima volta a Roma mi diedero l’ok per usare il termine epidemia e così come si fa per le altre emergenze simili, anche per l’anoressia è fondamentale la prevenzione. Bisogna lavorare sulle persone». In un anno il cammino di Artemisia ha visto diverse e importanti tappe che sono servite per portare a galla il problema dei disturbi del comportamento alimentare; tutti sapevano, in parecchi ne erano coinvolti, ma nessuno aveva avuto il coraggio di parlare. Con la nascita di questa associazione, invece, è sembrato quasi che l’isola si destasse da un lungo sonno dove l’incubo era in agguato. «C’è bisogno di cambiare rotta, occorre parlare con i ragazzi, organizzare degli eventi; solo così si potrà debellare l’epidemia. Purtroppo questo discorso cozza con quello che è uno dei focolai della malattia: i mass media, è in loro una delle cause principali del disturbo del comportamento alimentare». Il primo anno dell’Associazione è servito all’isola per capire che il problema c’è ed è reale; in breve tempo Paolo è diventato il punto di riferimento di quanti si accorgono che un familiare o un amico soffre di questo tipo di disturbi. «Spesso vengo contattato, ma quasi mai dai parenti più stretti di chi ne soffre. Chi vive questo dramma tende a nasconderlo, in primis i genitori; è difficile che ammettano la malattia dei loro figli, ma la problematica è molto presente». Durante quest’anno l’isola ha visto anche la nascita di una seconda realtà legata a questo tipo di problematica; parliamo dell’Associazione Accoglienza il Girasole con la quale Artemisia collabora.  «Spesso chi ne soffre tende a prendere tempo, ma è importante agire subito, nei casi più complessi anche con un ricovero in un centro residenziale che Ischia non ha». Con il lavoro di un anno sono in circa 1500 i soci, sparsi in tutta Italia, che hanno dato il loro contributo per sostenere l’associazione, «tra poco sarà attivata una newsletter, cercheremo di rendere più operativo il tutto coinvolgendo chi ci ha dato il proprio appoggio così da fare rete. Il nostro obiettivo continua a essere quello di far conoscere il problema e far capire alla gente che dall’anoressia si può guarire». Domani, al teatro Polifunzionale, i ragazzi del liceo saranno coinvolti in una conferenza, la prima per gli studenti dell’isola, sul tema dei disturbi del comportamento alimentare. Prima della fine dell’anno, inoltre, sarà avviato un corso di formazione rivolto ai i docenti relativo all’inclusione dei  DSA, BES e DCA. «Vogliamo fare più informazione possibile e prossimamente sarò a Portogruaro, nel Veneto, per studiare come funziona il centro residenziale dell’Asl diretto dal dott. Salvo. Il presidente De Luca  vuol far diventare la sanità Campana una delle migliori di Italia e allora voglio studiare e proporre una soluzione». Il prossimo evento rivolto all’isola sarà quello del 15 marzo con la giornata del fiocchetto lilla. «Progetti a lungo termine? Spero che tra 5 anni non ci sia più bisogno dell’associazione, che i disturbi del comportamento alimentare non mietano più vittime. Vogliamo dare un contributo anche alle istituzioni, e realizzare qui a Ischia un centro semiresidenziale; siamo svantaggiati, il più vicino sorgerà a Marano. C’è bisogno di organizzare progetti d’inclusione, chi ha questa malattia tende a isolarsi. Per ora abbiamo messo un po’ da parte la questione relativa alla legge; adesso dobbiamo riuscire a far conoscere a tutti il problema e debellare quest’epidemia».

 

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