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A volte ritornano, Sorrentino: Giosi? Lo vedremo a Bruxelles

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Giovanni Sorrentino, il ritorno. È ormai imminente il rientro nel civico consesso dell’ex sindaco di Ischia. Eletto per la prima volta in Consiglio Comunale nel 1975, ha via via ricoperto ogni sorta di ruolo, da consigliere d’opposizione all’ingresso in maggioranza negli anni di Enzo Mazzella, dai vari assessorati (tra cui ben 26 anni di delega all’edilizia privata)  sino a divenire, alla fine degli anni ’80, vicesindaco di Gianni Balestrieri, per poi essere eletto a capo dell’amministrazione, carica mantenuta dal primo luglio del 1990 sino al novembre del 1993. Nel suo curriculum anche il ruolo di Presidente del Consiglio comunale. In pratica, quarant’anni di politica attiva, con rarissime interruzioni: due anni di assenza dalla massima assemblea cittadina al tempo della sindacatura di Gianni Buono, e poi l’ultimo triennio, seguìto alla mancata elezione del 2012. Ma, come ci spiega lui stesso, in realtà Giovanni Sorrentino non se n’era mai andato.

Sembra vicino il suo ritorno in consiglio comunale. È felice?  Quanto hanno pesato questi tre anni di assenza?

«Io non sono mai stato assente, e non mi sono mai sentito escluso dalla vita politica. Sono stato sempre fra la gente di Ischia: è una delle mie caratteristiche, come testimoniato da quarant’anni di impegno, oltre a presenziare costantemente nella Casa comunale durante i momenti decisivi dell’azione amministrativa e della politica ischitana di questi ultimi anni. Mi sono sempre sentito come uno degli eletti dai cittadini. Nel 2012 ho raccolto più voti di chi è stato poi nominato assessore sin dall’inizio, e lo dico senza alcun spirito polemico, ma per puro amore della verità e con piena sincerità».

La mancata elezione dell’ultima volta fu causata soprattutto dalla contemporanea candidatura di suo nipote (Antonello Sorrentino, ndr). A distanza di tempo, può spiegare cosa avvenne all’epoca in ambito familiare?

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«Innanzitutto ricordo che la mia campagna elettorale all’epoca non raggiunse la massima efficacia perché in quel periodo io soffrii di alcuni problemi di salute, che mi impedirono di tenere il mio abituale contatto con l’elettorato, e nonostante questo svantaggio, non fui eletto soltanto per una decina di voti. Le assicuro che, senza quei contrattempi dovuti alla salute, non ci sarebbe stato alcun problema per la contemporanea candidatura di Antonello, e sarei stato eletto senza alcun affanno. In effetti vi fu questa sovrapposizione “familiare”, che portò a una certa reciproca perdita di voti utili. In sintesi, diciamo che mio nipote pensò di poter fare a meno dell’esperienza dello zio, e ciò contribuì all’esito che abbiamo ricordato».

 

L’amministrazione comunale di Ischia sembra attraversare un periodo di grossa difficoltà: ci esprime la sua opinione?

 

«Potremmo dire che stiamo attraversando un momento di stasi, ma le assicuro che ci riprenderemo. Abbiamo vari progetti in cantiere. Non voglio entrare nei particolari, ma siamo convinti che l’amministrazione uscirà rapidamente da quest’apparente impasse e tornerà a essere incisiva come lo è stata sino a qualche tempo fa».

 

Cioè fino a quando deflagrò l’inchiesta sulla metanizzazione a Ischia. Secondo Lei, il sindaco Giosi Ferrandino avrebbe dovuto definitivamente dimettersi dopo l’inizio della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto?

 

«Guardi, io sono pienamente garantista. Non esiste alcuna sentenza al momento che possa dichiarare un effettivo coinvolgimento del sindaco nelle vicende di cui è accusato, quindi secondo me egli ha fatto bene a non dimettersi. Esiste la presunzione d’innocenza nell’ordinamento italiano? Bene, allora attendiamo l’esito del processo. Ma nel frattempo Giosi Ferrandino sarà ancora il sindaco di Ischia. Anzi, le dico chiaramente che secondo me Giosi è una persona perbene, e sono personalmente convinto che sia assolutamente estraneo a quella storia di presunte tangenti. Sono certo che riuscirà a dimostrare la sua completa innocenza».

 

Paolo Ferrandino e Pasquale Migliaccio sono gli uomini giusti per la giunta e perchè?

 

«Entrambi sapranno interpretare al meglio il loro ruolo, hanno una lunga esperienza amministrativa, grazie alla quale la loro opera inciderà in modo determinante e positivo nell’azione della amministrazione. Ora che ci penso, entrambi entrarono nell’agone politico nel 1975, proprio come me: a livello politico siamo quindi compagni d’avventura da ben quattro decenni. Sono convinto che il loro apporto sarà decisivo».

 

Una volta in maggioranza, sarà “allineato” a Giosi ed ai suoi oppure, come qualche altro, deciderà di volta in volta come votare nelle singole decisioni?

 

«Io appartengo al gruppo “Noi per Ischia”, a sua volta appartenente al gruppo del Sindaco Ferrandino e al suo vice Enzo Ferrandino, quindi noi saremo fedeli alla loro linea. Come dichiarerò in Consiglio, io credo fermamente che quando si è parte di una maggioranza, bisogna rispettare i deliberati del Gruppo. Quando il Gruppo decide, bisogna andare compatti in Consiglio, è una questione di moralità. Chi fa il contrario, non è un buon politico, è soltanto uno che vive alla giornata, a cui manca una visione “lineare” dell’azione politica».

 

Lei proviene da una “vecchia” generazione di politici: auspica la presenza delle donne in politica, oppure non ha una precisa opinione in merito?

 

«Io guardo alla qualità, all’intelligenza e alla capacità delle persone. Una legge come quella che prevede le cosiddette “quote rosa” in politica, secondo me è una pura aberrazione. È una forzatura assurda. Nessuna legge della Repubblica ha mai vietato alle donne di fare politica. Esse possono sempre farsi spazio, con la loro intelligenza, come fece a suo tempo Nilde Jotti, che aveva grandi capacità e ha quindi ricoperto alti ruoli istituzionali, come la Presidenza della Camera dei Deputati. Ecco, per me ogni donna, se ha le giuste qualità, può ascendere ai vertici della politica, ma ribadisco che è un’assurdità stabilire “per legge” la quantità di donne che “devono” essere elette. È una sconfitta per le donne stesse. Trovo che sia un provvedimento ipocrita e antidemocratico».

 

Secondo Lei, quali sono le differenze sostanziali tra Prima e Seconda Repubblica? E’ l’elettorato a essere cambiato, oppure il modo stesso di fare politica?

 

«Per me, nella cosiddetta Prima Repubblica, esisteva molta più correttezza: parlo in senso strettamente politico, perché anche all’epoca esistevano moltissimi amministratori disonesti. Va infatti riconosciuto che con Tangentopoli sono comunque emerse notevoli irregolarità, che in parte si potrebbero spiegare, ma non giustificare, col fatto che la politica ha sempre avuto un costo molto alto. Gli amministratori non percepivano emolumenti significativi. Ricordo che come sindaco io percepivo mensilmente un milione e duecentomila lire (circa 650 euro al cambio attuale, senza considerare l’adeguamento d’inflazione, ndr), il vicesindaco ottocentomila lire, mentre agli assessori e ai consiglieri comunali non spettava nulla. Tuttavia, se guardiamo alla situazione attuale, dove ogni giorno esplodono scandali legati a malversazioni amministrative, beh, la cosa si commenta da sé. Ma è tutto l’agire politico che è diverso, prendiamo le primarie: esse sono una totale falsità, perché si permette di votare anche agli elettori di altri movimenti e di altre tradizioni politiche, un’aberrazione che porta a stravolgere e a falsare il risultato elettorale».

 

Se dovesse stilare una classifica dei migliori amministratori della storia di Ischia, chi inserirebbe?

 

«Se permette, preferisco compilare una graduatoria che comprenda i migliori tra i vari amministratori dell’intera isola d’Ischia. Al primo posto inserirei Enzo Mazzella, il migliore di tutti. Poi, procedendo per i vari comuni isolani, senza esitazione inserisco il professore Vincenzo Mennella per Lacco Ameno. Per il comune di Casamicciola, indubbiamente Antonio Castagna, mentre per Serrara Fontana indico Carlino Mattera. Nel comune di Barano ne indico due: Giosi Gaudioso e Giovanni Di Meglio. Per Forio, inserisco Colella. Se invece vogliamo rimanere nel panorama attuale degli amministratori isolani, faccio una particolare menzione per  il Sindaco Del Deo, che secondo me si sta ben comportando in questo primo scorcio del suo mandato».

 

Qual è stato il momento più significativo della sua carriera politica e quale quello più deludente?

 

«Senza esitare le dico che il momento più significativo fu nel 1993 quando, da sindaco di Ischia, mi recai a Napoli dal prof. Abbamonte, esperto amministrativista, a illustrare la pesante situazione debitoria del Comune, per capire se era giusto dichiarare il dissesto. Egli mi rispose: “Sindaco, incasserete diverse critiche, ma dichiarare il dissesto è la cosa giusta da fare, a patto che i vostri successori si limitino all’ordinaria amministrazione. In tal modo, si risanerà l’economia del Comune”. Io dichiarai il dissesto, dopo di me subentrò il commissario, che lasciò un avanzo di amministrazione pari a undici miliardi di lire. Poi fu eletto sindaco Giovanni Buono, ma da quel momento in poi le successive amministrazioni disattesero completamente il consiglio del prof. Abbamonte, con una serie di atti di gestione che non fecero certo bene alle finanze comunali. Resto tuttavia convinto che la dichiarazione di dissesto sia l’atto più significativo della mia amministrazione, insieme alle millequattrocento pratiche di condono edilizio che ho approvato e firmato ai sensi della Legge 47/1985: fui il primo sindaco d’Italia a firmarli. Invece, il momento di maggiore amarezza fu quello in cui fui condannato, in prima istanza, insieme all’assessore Gabriele Trani per quell’assurda accusa riguardante la realizzazione delle scogliere presso la spiaggia della Mandra, eravamo nella seconda metà degli anni ‘80. La giudice Fiengo ci condannò in base a un assurdo teorema, secondo cui noi “non potevamo non sapere”, mentre io e l’assessore eravamo assolutamente estranei alla vicenda. Fu un momento di grande amarezza, ma in appello la nostra totale estraneità venne pienamente riconosciuta dal giudice di seconda istanza, smontando completamente quell’aberrazione giuridica, anzi, direi quell’autentica sciocchezza delineata dalla dottoressa Fiengo».

 

Cosa manca a Ischia in questo momento per tornare ai fasti di un tempo?

 

«Guardi, Ischia in realtà non ha bisogno di enormi stravolgimenti per tornare grande. Già in passato sarebbe stato sufficiente preservare i grandi risultati conseguiti da Enzo Mazzella, bisognava soltanto agire in modo conservativo. Anche oggi, sarebbe sufficiente programmare e poi attuare compiutamente quelli che sembrano atti semplici, scontati, ma che spesso non vengono mai portati a termine in modo completo, come la pulizia e la manutenzione costante dei beni pubblici. Che fine hanno fatto i pinetini deputati alla manutenzione delle Pinete ischitane? Queste ultime costituiscono un patrimonio che andrebbe assolutamente preservato. Inoltre abbiamo una piscina comunale, due stadi calcistici. Come si vede, è davvero rilevante l’eredità dell’azione amministrativa di Mazzella. L’attuale amministrazione dovrà prima o poi prendere in considerazione l’idea di chiudere completamente le strade centrali al traffico automobilistico, sfruttando i progetti per i parcheggi, alcuni già esistenti e altri che sono in via di realizzazione. Un esempio delle mie idee è costituito dal Centro Polifunzionale, in cui tantissimo spazio è inutilizzato: ecco, è necessario un migliore e più razionale sfruttamento dell’esistente, senza lanciarsi in progetti ipertrofici che al giorno d’oggi è  difficile e complicato realizzare. Ischia non ne ha bisogno».

 

Nella nuova generazione di politici isolani, quali sono i nomi a suo avviso più interessanti?

 

«Per correttezza, non voglio esprimermi sugli esponenti delle altre parti politiche e mi limito a considerare, nel comune di Ischia, soltanto le personalità emerse nel gruppo di maggioranza. Dico che, dopo Giosi, apprezzo molto la figura di Enzo Ferrandino. Credo che abbia le qualità per succedere al sindaco. Per il momento, però, oltre a ribadire la mia convinzione che Giosi Ferrandino sarà riconosciuto innocente, vi dico che  presto lo vedremo a Bruxelles».

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