CRONACAPRIMO PIANO

Abbattimento alla Scarrupata, sgomberato il Nido del Falco

Il noto ristorante è stato colpito dall’ordine di demolizione da parte della Procura: le Forze dell’Ordine presidiano la zona, raggiungibile soltanto via mare, in attesa del via alle operazioni. Ore decisive per il ricorso in Cassazione col quale i titolari sperano di ottenere la sospensione provvedimento

Non si fermano le demolizioni sulla nostra isola, dopo i recenti episodi di abbattimenti di abitazioni inseriti nell’elenco delle famigerate Resa, il registro esecuzioni delle sanzioni amministrative. Stavolta, tuttavia, la vicenda assume contorni alquanto inconsueti perché si tratta di una costruzione praticamente inaccessibile via terra, ma raggiungibile soltanto via mare. Si tratta infatti del ristorante il Nido del falco a Barano, nella stupenda baia della Scarrupata. Ieri le operazioni sono iniziate dopo l’ordine di abbattimento diramato dalla Procura generale. Si è creato un coordinamento interforze tra le varie forze dell’ordine isolane. Il vicequestore Alberto Mannelli, a capo del Commissariato di Ischia, ha coordinato le operazioni insieme ai Carabinieri, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza.

Nella mattinata il ristorante è stato raggiunto dai natanti che hanno sbarcato sul posto le pattuglie delle forze dell’ordine. Il secondo “step” è stato l’arrivo di un apposito pontone proveniente da Napoli, necessario per procedere all’esecuzione dell’ordine di demolizione. Di sicuro quest’ultima si assicurerà un posto nella poco allegra storia degli abbattimenti, in quanto la zona impervia impone l’esecuzione praticamente “a mano”, con attrezzature come picconi, scalpelli e martelli pneumatici anziché col mezzo “iconico” del settore, la classica e temuta ruspa. Il ristorante in questione, il “Nido del Falco”,  è noto per il suo indubbio fascino: sorgendo tra le pareti rocciose della Scarrupata, è quasi nascosto alla vista dalla presenza della folta macchia mediterranea, dove l’accoglienza della struttura si coniuga alla natura selvaggia che la circonda.   Un paio d’anni fa diverse strutture della baia furono oggetto di provvedimenti di sequestro preventivo, i cui processi di merito sono in via di definizione.

In ogni caso, nella giornata di ieri non si era ancora proceduto a intaccare la struttura edilizia oggetto dell’ordine della Procura. Le forze dell’ordine hanno infatti dovuto procedere prima allo sgombero dell’area mentre la ditta incaricata per l’abbattimento aveva cominciato il montaggio del ponteggio, necessario per i lavori successivi. Parallelamente per l’intera giornata si è andati avanti con lo sgombero delle attrezzature e delle suppellettili che si trovavano all’interno dei locali del ristorante. Fino a quando tali operazioni non saranno terminate, l’area verrà costantemente sorvegliata, ventiquattr’ore su ventiquattro, tramite turni di sorveglianza. Durante le ore diurne toccherà a Carabinieri e Polizia, mentre di notte la sorveglianza sarà eseguita dalla Guardia di Finanza, i cui mezzi contemplano la dotazione di riflettori a lungo raggio.  A quanto si è appreso, la difesa dei titolari del ristorante, sostenuta dagli avvocati Lorenzo Bruno Molinaro e Gianni Vignola,  ha comunque inoltrato ricorso per Cassazione contro l’ultimo provvedimento. Si attende quindi che la Corte di Appello, visto il ricorso alla Suprema Corte nomofilattica, decida sulla richiesta di sospensione. Sono ore decisive, perché pare che il verdetto potrebbe arrivare tra oggi e domani. Secondo la difesa si tratta di una gravissima ingiustizia, in quanto nel caso in questione non c’è condanna relativamente alle strutture principali del complesso colpito dall’ordine di demolizione, e quindi si tratterebbe anche in questo caso di un triste e assurdo primato in materia.

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