CRONACAPRIMO PIANO

Ha vinto il buon senso

Non ci sarà l’accorpamento tra gli istituti comprensivi “Mennella” di Lacco Ameno e “Ibsen” di Casamicciola, esclusa dal nuovo dimensionamento scolastico varato con una apposita delibera di giunta regionale. Accolte così le istanze che erano pervenute da più fronti, tra cui quello istituzionale e sindacale.

Mettiamola così, alla fine ha prevalso il buon senso. E in fondo, se vogliamo, anche le levate di scudi che erano partite dal mondo istituzionale isolano e dalle organizzazioni sindacali. E’ stato sventato l’accorpamento scolastico tra l’Istituto Mennella di Lacco Ameno e l’Ibsen di Casamicciola Terme, che rientrava nel nuovo piano regionale. Un accorpamento che era stato addirittura oggetto di una delibera di giunta del Comune del Fungo, nel quale si esprimeva l’assoluta contrarietà, e anche di una nota della Uil Scuola che era stata spedita lo scorso 27 dicembre ai responsabili dell’ente di Palazzo Santa Lucia. Nell’allegato A della delibera di giunta regionale che per l’appunto riguarda i provvedimenti di rete scolastica per l’anno didattico 2026-2027 non risulta più l’unione tra le due scuole di casa nostra. Nell’atto varato dall’esecutivo guidato dal governatore Roberto Fico, tra l’altro, si precisa “di procedere alla definizione degli atti amministrativi finalizzati al dimensionamento della rete scolastica e programmazione dell’offerta formativa, per l’anno scolastico 2026/2027, per la Provincia di Avellino, di Benevento, di Caserta, di Salerno e per l’area provinciale di Napoli; di approvare, ad aggiornamento e integrazione dell’organizzazione della rete scolastica, per l’anno scolastico 2026/2027, le soluzioni prospettate dall’Ufficio scolastico regionale per la Campania, coerenti con gli indirizzi regionali di cui ai seguenti allegati: allegato A – Provvedimenti rete scolastica, per la provincia di Avellino, la provincia di Benevento, la provincia di Caserta, l’area metropolitana di Napoli, la provincia di Salerno. Gli stessi costituiscono parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, subordinandone l’attivazione alle necessarie integrazioni e/o modifiche di organico; di approvare, ad aggiornamento e integrazione del piano dell’offerta formativa per l’a.s. 2026/2027 l’attivazione dei nuovi indirizzi di studio, opzioni ed articolazioni degli stessi, negli Istituti Secondari di II grado, di cui ai seguenti allegati: allegato B – Provvedimenti per l’offerta formativa, per la provincia di Avellino, la provincia di Benevento, la provincia di Caserta, l’area metropolitana di Napoli, la provincia di Salerno”. 

La notizia dell’accorpamento sventato, ovviamente, ha suscitato reazioni di soddisfazione da parte di chi vi si era opposto sin dal primo momento. Contattata dal cronista, così si è espressa la segretaria generale della UIL Scuola Campania, Roberta Vannini: «L’esclusione degli istituti comprensivi dell’isola d’Ischia dal piano di dimensionamento scolastico è una scelta giusta e necessaria. Finalmente si è tenuto conto delle specificità di un territorio insulare che presenta criticità evidenti e che non può essere penalizzato da tagli e accorpamenti automatici. Difendere le autonomie scolastiche significa tutelare il diritto allo studio, la qualità dell’offerta formativa e il lavoro di chi ogni giorno garantisce scuola e servizi in condizioni complesse. Come UIL Scuola Campania continueremo a contrastare logiche esclusivamente numeriche e a rivendicare politiche scolastiche fondate sull’equità e sul rispetto dei territori». Sulla vicenda, attraverso le colonne del nostro giornale, era intervenuta qualche tempo fa anche la dirigente scolastica Assunta Barbieri, che nelle vesti di presidente regionale del sindacato Area Scuola così si era espressa: «La nostra posizione è estremamente chiara e netta: siamo assolutamente contrari al proseguimento delle operazioni di dimensionamento scolastico nei territori fragili. Mi riferisco in particolare alle aree interne, alle zone periferiche, ai territori montani e alle piccole isole. Queste realtà, per loro natura, presentano già difficoltà strutturali e logistiche evidenti. Pensiamo, ad esempio, al Cilento, all’Alta Irpinia, al Beneventano, ma anche a isole come Ischia, Capri e Procida. Sono territori che godono di tutele particolari e, in molti casi, anche di leggi speciali proprio in ragione delle loro specificità. In questi contesti non è sempre necessario applicare rigidamente i parametri numerici stabiliti dal PNRR, anche perché si tratta di valori medi e non di soglie che tutte le scuole devono obbligatoriamente raggiungere. Parliamo di territori che già affrontano numerose criticità e disagi quotidiani. Andare a ridurre ulteriormente la presenza delle istituzioni scolastiche significa infliggere un ulteriore colpo a comunità che faticano già a mantenere servizi essenziali. Negli anni scorsi alcuni dimensionamenti sono stati effettuati, ed è stato inevitabile, ma va ricordato che la Regione Campania si è sempre opposta con forza a queste misure. Noi crediamo profondamente nella scuola pubblica, così come ci credeva l’assessore e come ci ha sempre creduto anche il Presidente della Regione. La scuola pubblica va sostenuta e rafforzata, non indebolita».

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