CULTURA & SOCIETA'GALLERIA

Adalisa Ferrandino, da infermiera a orafa: «L’artigianato va sostenuto»

«Mi piacerebbe riuscire a creare qualcosa per i giovani della mia isola che vogliono avvicinarsi all’arte orafa, che qui a Ischia è poco praticata e quasi per niente conosciuta»

Da infermiera ad artigiana, è un passo. Ce lo insegna Adalisa Ferrandino che, in un mondo che sembra bistrattare i lavori manuali, ha scelto invece di andare contro corrente. Da sempre il dono dei fiori è un gesto gentile e pieno d’amore e Adalisa, classe89 , ha deciso di annodarli sulle dita di una mano, di intrecciarli intorno ai lobi delle orecchie, lavorando l’ottone.«Ho sempre avuto la passione per l’arte e per l’artigianato, ma la vita spesso ti spinge in altre direzioni, perché è importante coprirsi le spalle. Ho avuto la possibilità di fare l’università, grazie ai miei genitori, ma contemporaneamente non ho smesso di pensare a quello che avrei voluto davvero fare». Una laurea in infermieristica nel 2014e poi in continuo del percorso votato all’arte, «mi ha dato tanto, mi ha resa più forte e più fragile allo stesso tempo. Persino diventare infermiera mi ha reso parte di un percorso d’arte. Il primo giorno di università, la prima cosa che hanno letto in aula, prima di iniziare la lezione è stata la citazione di una importante infermiera britannica, Florence Nightingale, che diceva così: ”L’assistenza è un arte; e se deve essere realizzata come arte,richiede una devozione totale e una preparazione, comequalunque opera di pittore o scultore, con la differenza che nonsi ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpoumano, il tempio dello Spirito di Dio. E’ una delle belle arti, anzi la più bella delle arti”. Ed è vero. Ed io sono fiera del percorso che ho fatto».Durante la stesura della sua tesi di Laurea, contemporaneamente, ha partecipato a un test d’ingresso che consisteva nel fare un ritratto dal vivo, per entrare a far parte di una scuola d’arte sacra, a Firenze. «Qualche giorno dopo essermi laureata, – racconta ancora Adalisa – me lo ricordo bene, stavo facendo il trasloco per tornare a Ischia, mi chiamò il segretario di questa scuola per dirmi che ero stata ammessa e che avevo vinto una borsa di studio che mi avrebbe permesso di frequentare i corsi per un anno. Onestamente non avevo proprio considerato il fatto che sarei entrata, credevo che sarebbe stato solo un altro tentativo lanciato nel vento. E invece no. Avevo ascoltato le parole di mio marito che non ha mai smesso di credere in me: “Se almeno ci provi, le possibilità di farcela aumentano!” e, per questo, ci tengo molto a ringraziarlo.Sono partita con l’idea che volevo migliorare come pittrice, amo dipingere, la ritengo quasi una necessità». In questa scuola però c’erano diversi corsi da frequentare come ebanisteria, pittura, scultura, oreficeria. «Alla fine dell’annoti chiedevano di scegliere una di queste materie per poter accedere ad uno stage gratuito della durata di un mese, in una bottega fiorentina. Io scelsi quella che conoscevo di meno e di cui per questo ero più curiosa: l’oreficeria. E’ così che è nato il mio amore per l’arte orafa». Per adesso i suoi lavori è possibile ammirarli online o sul corso di Forio, dove, qualche giorno fa ha esposto i suoi piccoli capolavori. «Sono contenta della scelta che ho fatto, è stata un’esperienza che mi ha insegnato molto. Quello che mi ha colpito di Firenze è stato il fatto che l’arte e l’artigianato vengono visti come una priorità, da custodire e valorizzare. Ho avuto molto da imparare a Firenze e per questo sono grata a questa città, ma nonostante la sua maestosa bellezza, credo che non abbiamo nulla da invidiarle, perché sono sicura che Ischia non valga di meno, anzi, solo che a volte sembra quasi che le persone se ne dimentichino. Ischia non è solo l’isola per le vacanze. Ischia è piena di ragazzi che hanno talento, oltre ad essere un’isola ricca di possibilità. Sono dell’idea che partire per imparare fa bene, ma tornare per insegnare può fare ancora più bene».Dopo lo stage, Adalisa ha preso il Diploma per poi tornare a Ischia. «Ho iniziato piano piano, a comprare gli attrezzi per poter praticare l’oreficeria di base e ho iniziato a sperimentare dalle piccole cose. Ho comprato libri da cui poter imparare di più. E adesso continuo a studiare da autodidatta. Quando posso e riesco, cerco e frequento corsi in giro per l’italia. Anche per essere un artigiano bisogna studiare, bisogna sapere usare “l’olio di gomito” , bisogna saper avere cura per i dettagli e bisogna saper avere tanta pazienza. E questa è una cosa che ho imparato bene dai miei genitori, soprattutto navigando il mare. Ci tengo a ringraziarli , per tutto il bene che sono riusciti a donarmi». Una visione della vita romantica quella di Adalisa che, figlia del capitano Ferrandino de La Rondine, ci raccontò la bellissima storia di Enrico e Brittany che si sono scambiati dolci promesse in mezzo al mare. Brittanydal Sud Africa, Enrico di Ischia Ponte e il mare che, anziché separarli, li ha uniti e l’incredibile rito si è svolto su una delle imbarcazioni più antiche di Ischia. «L’isola è piena di bravi artigiani, solo che non se ne parla abbastanza, perché qui credere nell’arte e nell’artigianato sembra sempre un Po’ più difficile. Non ho scelto l’artigianato in un mondo che va in senso contrario. Il mondo non va in senso contrario, l’artigianato è un mondo a sè, che andrebbe sostenuto un po’ di più. Tanti altri mondi esistono grazie all’artigianato e tanti altri mondi esistono grazie all’arte. Un po’ come quando va in scena uno spettacolo: non si parla quasi mai di chi è dietro le quinte, eppure è proprio grazie a loro che lo spettacolo prende forma».E tra le mani di Adalisa, il gioiello prende forma, con pazienza e meraviglia, «cosa provo a lavoro ultimato? Soddisfazione. Se il lavoro viene proprio come lo avevo in mente mi sento proprio contenta. E se a qualcuno piace il mio lavoro tanto da volerlo assolutamente per sè, mi sento ancora più contenta».“Fiori forti, fiori d’ottone” è il primo progetto a cui si è dedicata. E’ una collezione di fiori in ottone che nasce dall’idea di unire la fragilità alla forza.«Non ho delle creazioni preferite, ma mi piace dare un senso a quello che creo. Mi piace l’idea che anche un materiale duro e freddo come il metallo possa dare calore trasmettendo un’emozione. Non faccio solo fiori ovviamente, se qualcuno mi chiede di realizzare qualcosa che ha in mente, sempre nei limiti delle mie possibilità, mi piace provarci ma soprattutto riuscirci». Tra i suoi progetti futuri c’è senz’altro la voglia di continuare ad imparare, sempre di più, «cose nuove e belle – aggiunge – non solo in quest’ambito. E quando ne sarò all’altezza, spero in un futuro non troppo lontano, mi piacerebbe riuscire a creare qualcosa per i giovani della mia isola che vogliono avvicinarsi all’arte orafa, che sull’isola è poco praticata e quasi per niente conosciuta. Non mi ritengo e non mi sono mai ritenuta né un’artista né un’artigiana.Mi ritengo solo una persona che ama l’arte e l’artigianato che prova a condividere le cose belle che durante il suo percorso di vita ha imparato»

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close